21:44 18 Ottobre 2018
Fontana di Trevi

Luca Nannipieri: “suicida la politica che non parla di cultura”

CC BY 2.0 / Fabrizio Russo / Fontana di Trevi (IMG_4022)
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Tatiana Santi
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L’arte e la bellezza sono il biglietto da visita dell’Italia, un patrimonio inestimabile che rappresenta una straordinaria risorsa economica. La cultura, che potrebbe essere il motore e il “petrolio” del Paese, viene largamente sottovalutata dai politici e dimenticata totalmente in campagna elettorale.

Tasse, immigrazione, sicurezza, Europa… fra i temi presentati dai partiti politici non c'è riferimento alla cultura, punto forte del Belpaese e allo stesso tempo un settore in cui non si investe. Attorno all'Italia gravitano milioni di turisti dal mondo intero innamorati della patria di Michelangelo e Leonardo Da Vinci, un patrimonio artistico e culturale spesso ignorato dalla classe politica.

È bene ricordare inoltre l'enorme potenzialità economica della cultura, così utile in un periodo di crisi. "È suicida la politica che non parla di cultura", è il parere espresso in un'intervista a Sputnik Italia dallo storico dell'arte Luca Nannipieri.

Luca Nannipieri, storico dell’arte
© Foto : fornita da Luca Nannipieri
Luca Nannipieri, storico dell’arte

— Siamo in piena campagna elettorale, i politici non hanno mai parlato di cultura e di investimenti in questo settore? Luca Nannipieri, perché la cultura viene dimenticata in queste occasioni?

— Più che campagna elettorale la chiamerei "deserto elettorale". Non sento parlare di ciò che rende viva e immortale la nostra Italia, cioè della sua bellezza e della sua arte. Sento soltanto delle proposte da parte di Vittorio Sgarbi, l'unica persona che con la sua celebrità e i suoi ruoli politici riesce a far convivere una riflessione sul governo con il Rinascimento, Michelangelo, Leopardi e Leonardo da Vinci. Per il resto trovo molto silenzio, è un silenzio incomprensibile che dura da decenni. Parliamo di un silenzio del tutto miope. Un'Italia che non parla di arte è come se le Dolomiti non parlassero di neve o come se le Maldive non parlassero del mare.

Ciascun territorio del mondo ha una sua peculiarità, se attorno all'Italia ogni anno gravitano milioni di turisti, non considerare quest'enorme energia finora inespressa secondo me è suicida. È suicida la politica che non parla di cultura.

— Potremmo dire che la cultura è il petrolio italiano. La cultura è anche il futuro dell'economia, non occuparsene è sbagliato da tutti i punti di vista, no?

— Sì, è una totale miopia. Forse la parola cultura è troppo elitaria, quando si parla di arte e di bellezza lo capiscono tutti. La cultura sembra sia una cosa per gli addetti ai lavori, per i laureati e per i professori universitari. L'arte e la bellezza la vediamo appena usciamo di casa, vediamo le nostre piazze, le chiese, i palazzi, i castelli e le abbazie. Possibile non riconoscere in questo un potenziale economico straordinario?

Maledetti siano i partiti che non danno centralità a questa vita evidente dell'Italia. Continuano a parlare di legge elettorale, di candidature, di tasse, e fanno benissimo a pensare come alleggerirle, ma è come avere Maradona e tenerlo in panchina e mandare uno scarpino in campo. Se tu hai Maradona lo mandi in campo, se hai Pelé lo fai giocare. Siamo un'Italia che ha Pelé e Maradona, ma li tiene in panchina.

— L'Italia negli anni non solo non ha investito, ma ha addirittura tagliato fondi alla cultura. Qual è il rischio maggiore che si corre secondo lei in questo modo?

Damien McFly
© Foto : fornita da Damien McFly

— Il problema non sono solo i tagli, il problema è anche il non incentivare. Si tratta di creare gli incentivi economici, fiscali, bancari, urbani affinché le attività legate ai centri storici, le attività alberghiere e quelle agricole vivano delle potenzialità della piazza dei Miracoli, della Piazza del Campo, del Duomo di Milano, del Duomo di Orvieto, del Castello di Assisi. Il problema principale non è che per Pompei prima erano disponibili 10 milioni e poi 8. La politica la quale farà risorgere l'Italia deve essere quella che incentiva gli albergatori ad attrarre turisti, i ristoranti ad aprire lungo i centri storici e il sindaco ad illuminare il proprio comune.

Il problema è quindi come incentivi, solleciti e innalzi le attività economiche, mercantili, commerciali, librarie, editoriali attorno all'arte e alla bellezza.

— Lei è fiducioso o pessimista per quanto riguarda il futuro? Si rilancerà la cultura?

— Spero che Vittorio Sgarbi diventi il prossimo Ministro dei Beni Culturali così avrà la forza di dettare un'agenda al governo. Sono ottimista perché se non ci riuscirà Vittorio Sgarbi, ci riuscirò io. Quanto più si spegne l'Italia perché non punta sull'arte e sulla bellezza tanto più saranno l'arte e la bellezza ad imporsi come l'unico volano, perché verranno meno tutti gli altri.

Quando l'Italia sarà morta tutti si accorgeranno su cosa puntare, vi sarà la risurrezione. Noi vorremmo evitare che morisse, perché questo significa socialmente persone che non hanno lavoro, disgrazie familiari e dolore. Sappiamo bene cosa vuol dire la crisi. Io confido nella volontà dell'Italia di non suicidarsi del tutto.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

Tags:
cultura, Intervista, Elezioni politiche 2018 in Italia, Italia
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