13:34 18 Novembre 2018
Il Pentagono, il quartier generale del Dipartimento della difesa statunitense.

Nuovo programma di riarmo nucleare americano. Sfida aperta alla Russia

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Eliseo Bertolasi
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Il 2 febbraio il Pentagono ha presentato la sua nuova “Nuclear Posture Review” (NPR). Nel rapporto vengono illustrate le linee della sua nuova strategia per gli armamenti nucleari.

Come sostiene il Washington Post, il nuovo programma di riarmo, che prevede l'introduzione di due nuovi tipi di armi, di fatto, pone fine agli sforzi dell'era Obama per ridurre le dimensioni e la portata dell'arsenale statunitense e per minimizzare il ruolo delle armi nucleari nella pianificazione della difesa.

Il segretario alla Difesa Jim Mattis, in una nota introduttiva, definisce la nuova politica come il primo aggiornamento della strategia nucleare militare dal 2010; scrive che tali cambiamenti riflettono la necessità di "Guardare la realtà negli occhi" e di "Vedere il mondo così com'è, non come vogliamo che esso sia".

I Funzionari dell'amministrazione Trump e dell'esercito americano sostengono che l'approccio di Obama sulla questione nucleare, si è rivelato eccessivamente idealistico, in particolare, quando le relazioni con Mosca si sono inasprite. Asseriscono inoltre che La Russia, la Cina e la Corea del Nord, invece di seguire l'esempio statunitense, hanno fatto progressi sulle loro capacità in armamenti nucleari.

"Negli ultimi dieci anni, mentre gli Stati Uniti hanno guidato il mondo in queste riduzioni, ognuno dei nostri potenziali avversari nucleari ha perseguito una strategia esattamente opposta", ha dichiarato il vice segretario all'Energia Dan Brouillette in una conferenza stampa al Pentagono, spiegando il motivo per cui ora gli Stati Uniti stanno cambiando rotta: "Queste potenze stanno aumentando il numero e il tipo di armi nucleari nel loro arsenale".

La nuova politica sulle armi nucleari è in linea con le promesse pre-elettorali di Donald Trump di espandere e rafforzare le capacità nucleari degli Stati Uniti. Promessa ribadita dallo stesso Trump anche durante il suo discorso sullo Stato dell'Unione: "Costruire un arsenale nucleare così forte e potente da scoraggiare qualsiasi atto di aggressione".

La nuova strategia prevede l'introduzione delle "low-yield nukes" (bombe nucleari a basso potenziale) sui missili balistici lanciati dai sottomarini. Nonostante siano definite "low-yield", tali armi possono causare danni pari a quelli dei bombardamenti di Hiroshima e Nagasaki.

La nuova politica del Pentagono delinea anche piani a lungo termine per ripristinare il missile da crociera lanciato da sottomarini nucleari il Submarine-Launched Cruise Missile (SLCM o "slick-em"), che l'amministrazione del presidente George H.W. Bush, a suo tempo, smise di schierare e che l'amministrazione Obama, ne ordinò perfino la rimozione dall'arsenale.

Gli ufficiali statunitensi ritengono che gli SLCM rassicurerebbero il Giappone e la Corea del Sud di fronte alle minacce provenienti dalla Corea del Nord, inoltre riuscirebbe a fare pressione affinché la Russia la smetta di violare il Trattato INF (Intermediate-Range Nuclear Forces Treaty). Diversamente dall'arma a basso potenziale, che il Pentagono progetta di sviluppare rapidamente, la reintroduzione del SLCM potrebbe richiedere molti anni.

I militari prevedono quindi di continuare a investire nella "triade nucleare": nuovi bombardieri, sottomarini e missili balistici intercontinentali, oltre a un nuovo missile da crociera per i bombardieri. L'ufficio di bilancio del Congresso stima che il piano costerà circa 1,2 trilioni di dollari in 30 anni.

I presupposti nell'introdurre queste nuove armi nucleari partono dalla convinzione, di Washington, che la Russia disponga di una grande varietà di piccole armi nucleari che gli Stati Uniti non possiedono. Il Pentagono è preoccupato che Mosca possa conquistare, o in parte, o pienamente, uno stato alleato degli Stati Uniti e poi farvi esplodere un "limitato attacco nucleare" per impedire alle truppe americane di venire in soccorso. Washington sarebbe pertanto costretta a scegliere tra: lanciare un attacco nucleare su scala più ampia alla Russia, o rispondere con armi convenzionali meno potenti. Il Pentagono, quindi, vuole un'arma adeguata da abbinare alla presunta minaccia.

John C. Rood, sottosegretario alla Difesa per la Politica Militare, ha affermato che gli Stati Uniti non aumenteranno il numero di testate nelle proprie scorte. Scorte che, per anni, hanno incluso anche altri tipi d'armi "low-yield".

Sebbene nel "Nuclear Posture Review" si parli di anche di Cina, Corea del Nord e Iran, è soprattutto verso la Russia che vengono mosse direttamente accuse e minacce, si legge infatti: "Nonostante i nostri migliori sforzi per sostenere una relazione positiva, la Russia ora percepisce gli Stati Uniti e la NATO come il suo principale avversario e un ostacolo per realizzare i suoi destabilizzanti obiettivi geopolitici in Eurasia. La Russia ha aumentato significativamente le capacità delle sue forze non-nucleari, proiettando il suo potere nelle regioni a lei adiacenti, ha violato gli obblighi dei trattati multipli e altri importanti impegni. Ciò che più preoccupa sono le sue politiche, strategie e dottrine di sicurezza nazionale, che danno enfasi alla minaccia di un'escalation nucleare limitata, e il suo continuo sviluppo e messa in campo di capacità nucleari sempre più diversificate e in espansione. Mosca minaccia ed esercita il primo uso limitato del nucleare, con l'errata aspettativa che le minacce nucleari coercitive o il primo uso limitato possano paralizzare gli Stati Uniti e la NATO e porre così fine a un conflitto a condizioni favorevoli alla Russia".

Secondo il rapporto l'atteggiamento aggressivo di Mosca si baserebbe sulla dottrina russa "escalation to de-escalate". In questo senso: la Russia provocherebbe una "escalation" del conflitto, dove la successiva "de-escalation" si baserebbe sull'assunzione erronea, (secondo Mosca), di una successiva capitolazione occidentale davanti alla propria potenza.

L'avvertimento americano verso Mosca è palese: "La Russia deve capire che con un primo utilizzo del nucleare, seppur limitato, non riuscirà a raggiungere i suoi obiettivi, ma altererà fondamentalmente la natura del conflitto e innescherà costi incalcolabili e intollerabili per Mosca". La nuova deterrenza americana: "Porrà difficoltà insormontabili a qualsiasi strategia russa di aggressione nei confronti degli Stati Uniti, dei suoi alleati, o dei suoi partner e assicurerà alla leadership russa una credibile prospettiva di costi inaccettabili, qualora dovesse scegliere l'aggressione".

L'aspetto inquietante del "Nuclear Posture Review" è che per aumentare la deterrenza contro la Russia gli Stati Uniti, ora, attribuiscono all'uso delle bombe atomiche, seppur a bassa intensità, un ruolo non più strategico, ma "tattico", più maneggevole, più versatile anche in conflitti regionali dove, secondo i parametri di Washington, la Russia sfiderebbe gli interessi degli USA e dei loro alleati. 

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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Trattato Inf, nucleare, Sfida, Relazioni Russia-USA, Difesa, Donald Trump, Barack Obama, James Mattis, Russia, USA
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