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    Il leader iraniano Ayatollah Ali Khamenei

    La sospensione delle sanzioni americane contro l’Iran sarebbe l’ultima volta?

    © AP Photo/ Ufficio del leader supremo iraniano
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    Mario Sommossa
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    Il 12 gennaio il Presidente Trump ha riconfermato la sospensione delle sanzioni contro l’Iran per altri tre mesi ma ha precisato che sarà l’ultima volta.

    Il 12 gennaio il Presidente Trump ha riconfermato la sospensione delle sanzioni contro l'Iran per altri tre mesi ma ha precisato che sarà l'ultima volta. Dalla prossima scadenza, o Teheran accetterà una revisione dell'accordo sul nucleare o, che il Congresso e gli alleati siano d'accordo o meno, lui metterà il veto a ogni nuova proroga e "terminerà'" il JCPOA unilateralmente. Le accuse che lui lancia all'Iran è di essere un Paese pericoloso per la pace nel mondo perché' è il primo finanziatore di gruppi terroristici, sta sviluppando missili balistici e destabilizza il Medio Oriente.

    Come tutti sappiamo (e lo abbiamo visto nello scoppio della guerra del Golfo nel 2003), diffondere false notizie sulle azioni o sulle intenzioni di un Paese che si considera nemico costituisce spesso la giustificazione per iniziare una nuova guerra. Diventa allora importante cercare di capire quale sia la verità e, nel caso, cosa ci stia dietro alle dichiarazioni amplificare dai giornali per ottenere il consenso delle opinioni pubbliche nazionali. 

    Per evitare di cadere anche noi in illazioni non suffragate dai fatti, ricorriamo alla lista dei gruppi terroristi islamici stilata dalla stessa intelligence americana. Scopriamo, innanzitutto, che sono 14 i gruppi musulmani identificati in questa categoria e sono:

    • Isis (sunnita)
    • Fronte Al Nusra (sunnita)
    • Al Qaida Centrale (sunnita)
    • Al Qaida del Maghreb (sunnita)
    • Al Qaida della Penisola Arabica (sunnita)
    • Al Shabab (sunnita)
    • Boko Haram (sunnita)
    • Gruppo Khorassan (sunnita)
    • Fratelli Musulmani (sunnita)
    • Gruppo Sayyaf delle Filippine (sunnita)
    • Talebani in Afghanistan e Pakistan(sunniti)
    • Lashgar. Taiba (sunnita)
    • Yemaa Islamiya (sunnita)
    • Houthi (sciita)

    Anche il gruppo di Hezbollah (sciita) e Hamas (sunnita) sono considerati gruppi terroristi da alcuni stati, ma hanno una presenza politica ufficiale nei rispettivi Stati.

    Come è facile riscontrare, sono gli stessi americani ad affermare che la stragrande maggioranza dei gruppi terroristici di ispirazione islamica sono sunniti e non sciiti. Rispondono (o sono finanziati) da Paesi di ispirazione sunnita e non, come l'Iran, sciita.  È bene qui ricordare che 15 dei 19 terroristi che hanno partecipato agli attacchi dell'11 settembre 2001 erano di nazionalità saudita e non si ricordano attentati recenti nel mondo in cui sia stata riscontrata oggettivamente la "manina" iraniana o la presenza di terroristi di tale nazionalità. Al contrario, si sa che alcuni scienziati iraniani coinvolti a vario titolo nello sviluppo del nucleare sono stati assassinati all'interno del loro stesso Paese:

    • 12 gennaio 2010-  Massoud Alimohammadi. Il killer, catturato, ha confessato di essere stato reclutato dall'intelligence israeliana.
    • 29 novembre 2010 — Majid Shahriari e Fereydoon Abbasi. Secondo fonti tedesche, i mandanti erano israeliani.   
    • 23 luglio 2011 — Dariush Reza Eineyad. Anche in questo caso, le fonti tedesche hanno attribuito l'assassinio all'intelligence israeliana.
    • 11 gennaio 2012- Mostafà Ahmadi Roshan. Assassinato da personale non identificato.

    Assodato quanto sopra, come definire quanto affermato dal principe saudita (futuro re) Mohamed bin Salman che, durante gli scontri di piazza nel passato dicembre nelle varie città iraniane, promise di "portare la battaglia DENTRO l'Iran"?

    Il terrorismo è un nemico comune e una bestia da combattere, ma se guardiamo ai gruppi combattenti in Siria è facile riscontrare che i finanziatori degli stessi sono variegati e vanno dalla Turchia all'Arabia Saudita, al Qatar, agli Emirati, all'Iran e agli stessi Usa. Non sono terroristi solo perché', nonostante le loro atroci malefatte contro i civili, stanno tutti combattendo una guerra alla luce del sole?

    Di fronte a queste evidenze, si può sinceramente credere che il maggiore sponsor del terrorismo sia proprio l'Iran?

    Ma Trump sostiene anche che gli iraniani non rispettano gli impegni presi con la firma del JCPOA poiché' sviluppano nuovi missili balistici. A parte il fatto che l'Ente internazionale di controllo, L'AIEA, lo smentisce affermando che Teheran sta rispettando tutti gli impegni assunti, nell'accordo non si parla affatto di missili e in nessuna parte del mondo esistono trattati internazionali che proibiscano tali tipi di armamenti. Nella risoluzione 2231 del 2015, quella con cui l'ONU ha adottato il JCPOA, semplicemente si "esortava" l'Iran a non sviluppare missili capaci di alloggiare testate nucleari e non si faceva alcun riferimento a missili convenzionali balistici o di corto raggio.

    Ogni Paese ha il diritto di organizzare come meglio crede la propria difesa contro possibili attacchi nemici e, poiché' è risaputo che l'Iran, a causa delle sanzioni, non ha mai potuto sviluppare una propria moderna aviazione non c'è da stupirsi che puntino ai missili per "cautelarsi". Inoltre va sottolineato che il budget iraniano per la difesa è molto più piccolo di quelli di Arabia Saudita, Israele e perfino degli Emirati Arabi Uniti. Ciò nonostante la popolazione dei tre Paesi messi insieme sia inferiore a quella iraniana. È pure bene notare che, per quanto da tutti riconosciuto, i nuovi missili balistici iraniani hanno una portata massima di 2000 km, mentre quelli sauditi, forniti dai cinesi, hanno un range di circa 4000 km. 

    Veniamo alla questione della stabilità dell'area. Uno dei giusti motivi che spinsero all'accordo sul nucleare era la volontà di impedire la nuclearizzazione dell'area. Per non mentire a noi stessi, possiamo sussurrarci nelle orecchie che Israele è (da tempo) l'unica potenza nucleare in Medio Oriente?

    Sappiamo che il vero motivo della posizione americane contro l'Iran è il voler impedire che possa esercitare una qualunque egemonia sugli altri Paesi dell'area.  Non è però l'unico a volerlo fare.

    Altri due potenza regionali hanno la stessa ambizione e sono (apparentemente) i nostri alleati: l'Arabia Saudita e la Turchia. La prima, tuttavia, rappresenta il Paese islamico più integralista di tutto il medio oriente (cosa abbia veramente intenzione di fare e cosa riuscirà fare Mohammed bin Salman è ancora tutto da verificare) e i sospetti che tale Paese abbia costantemente foraggiato il terrorismo sono molto più che fondati. Il secondo, la Turchia, è formalmente un membro della Nato ma i suoi recenti rapporti con Mosca, l'acquisto di armamenti non NATO-compatibili dalla Russia e dalla Cina, l'atteggiamento particolarmente repressivo e antidemocratico al proprio interno, la rendono un alleato sempre meno affidabile. Siamo sicuri che privilegiare l'egemonia locale di questi due anziché l'Iran sia la soluzione migliore a lungo termine? Forse varrebbe almeno la pena di porci il problema.

    È indubbio che, comprensibilmente, il regime degli Ayatollah non riscuota in noi occidentali particolari simpatie, ma chiunque conosca quel popolo sa che, davanti a intromissioni od ostilità straniere, gli iraniani riscoprono il loro forte nazionalismo identitario e si stringono attorno a chi governa.

    Ad oggi la società iraniana è in forte evoluzione interna e il regime stesso è sempre più messo in discussione. E non soltanto nelle grandi città. Volere escludere quel Paese dalla comunità internazionale, criminalizzarlo e addirittura minacciarlo di una possibile una guerra non è certo il miglior modo per favorire le forze interne che vogliono un cambiamento in senso democratico e liberale.

    L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

    Tags:
    Sanzioni USA, Sanzioni, Donald Trump, Iran, USA
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