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    Facebook, social media

    Invita a uccidersi, ma per Facebook risponde agli standard della comunità

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    Marco Fontana
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    Si fa ormai un gran parlare del prurito censorio mascherato da lotta alle fake news.

    Сome già denunciato in altri articoli, in Italia ad aver dichiarato guerra all'informazione scorretta è stato l'ex premier Renzi, che ha voluto trasformarsi nel paladino della Verità dichiarando che in Italia la campagna di disinformazione è qualcosa di organizzato e va ben oltre la semplice #Fake News. E se si tratta di epiche battaglie di civiltà, allora deve obbligatoriamente tuonare anche la presidente della Camera Laura Boldrini: 

    Stiamo finalmente uscendo da quella malsana idea che le bufale, la fake news, siano goliardate, qualcosa su cui ridere. Finalmente stiamo capendo che non c'è niente da ridere, che non è una simpatica burla: le fake news sono veleno che inquina il terreno della democrazia. Crea caos, non un sorriso, e vuole solo suscitare odio.

    Certo, il problema esiste. Ma quello che ci spaventa nei crociati della Verità sono le soluzioni che propongono per bloccare le bufale. Soluzioni che rischiano di diventare un'arma la quale, se posta nelle mani sbagliate, farebbe più danni di quelli che creano oggi le notizie false.

    Prendiamo Facebook: il social di Mark Zuckerberg si è da tempo dotato di uno "standard della comunità", una sorta di decalogo biblico che permette agli internauti di navigare in un "ambiente privo di contenuti offensivi" e senza il pericolo che l'identità propria o di terzi venga rubata. Preso atto dei buoni propositi degli amministratori di Facebook, ho personalmente provato a segnalare alcuni contenuti che ritenevo inopportuni, e che erano stati pubblicati da miei contatti sul social. Il primo era stato postato da una ragazza che aveva reagito alla dichiarazione della modella Nicole Severini in un'intervista: 

    La mia verginità all'asta? Era solo una provocazione. Ora non so come uscirne.

    Il commento da me denunciato come inopportuno diceva: 

    Potresti mangiarti una di quelle sfere piene di detersivo.

    A seguito della mia segnalazione, i controllori di Facebook hanno risposto così: 

    Grazie per la tua segnalazione: hai fatto bene a contattarci. Abbiamo esaminato la Pagina che hai segnalato e, anche se non viola uno dei nostri specifici Standard della comunità, comprendiamo che la Pagina stessa o un contenuto condiviso al suo interno possa risultare offensivo per te e per altre persone. Siamo spiacenti che tu abbia avuto questa esperienza: nessuno deve essere vittima di episodi di bullismo o di intimidazioni su Facebook. 

    D'accordo, allora significa che gli standard di Facebook consentono di invitare una persona al suicidio: possiamo dormire sonni tranquilli, siamo in buone mani. 

    Allo stesso modo, ho ritentato l'esperienza segnalando una vignetta che si rifaceva a una pagina dove si pronunciavano pesanti bestemmie. Anche in questo caso, Facebook ha risposto che, pur trattandosi di una cosa brutta e spiacevole, non viola gli standard della comunità. Fermo restando che non si tratta qui di prendere le parti di una religione contro l'altra, rimane da capire perché altre persone siano state bannate in quanto legate alla pagine di un movimento anti-islamizzazione dell'Italia, nella quale non si rinvenivano insulti, ma solo post di denuncia. Così, inizia a sembrare che i benedetti standard della comunità valgano a senso unico. 

    Ho poi segnalato il profilo di "Giovanni Falcone", una pagina palesemente fake (perché certamente non può appartenere all'eroico magistrato ucciso nel 1992) usata per propagandare determinate notizie. Anche in questo caso, i censori di Facebook hanno ribadito che non vi era nulla che contraddicesse gli ormai famosi Standard della Comunità.

    Ecco allora che diventano veramente stucchevoli i tentativi di raccontare all'opinione pubblica che siamo di fronte a una "emergenza fake news". Questo per il semplice fatto che, comunque la si metta per risolvere la questione, c'è bisogno di un soggetto che decida cosa è fake e cosa no. E qui risulta facilissimo interferire con le proprie linee editoriali o convinzioni soggettive o ideologie o addirittura disegni di ordine superiore. Se neppure di fronte a una persona che invita un'altra al suicidio non si decide di intervenire, allora nasce il dubbio che questo provocare nella gente comune il panico da emergenza sia in realtà un paravento per influire sull'opinione pubblica. Così, partendo da questa piccola esperienza di inchiesta si uniscono i puntini e ci si accorge della chiusura quanto meno sospetta delle pagine satiriche che colpivano certe forze politiche e non altre. Per queste ultime, invece, continuano ad essere bene presenti le pagine Facebook che le dileggiano. E tutte quante le pagine satiriche scrivono battute talvolta pesanti o molto dirette: ma le une vengono censurate, le altre no. Chissà perchè!

    Personalmente, per comprendere se una notizia sia una bufala o no, alle indicazioni del Ministero della Verità preferisco l'utilizzo del mio cervello. Se altri invece vogliono affidarsi ciecamente all'amorevole guida dei Censori buoni e giusti, facciano pure (tanto siamo in democrazia, nevvero!), ma sappiano che a colpa del mancato utilizzo, il loro, di cervello, si sta già atrofizzando.

    L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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    Tags:
    odio, caos, offese, censura, fake news, standard, Facebook, Mark Zuckerberg, Europa, Italia
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