15:31 02 Luglio 2020
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Continuano le ingerenze più o meno criptate da parte di Stati esteri sulle prossime elezioni italiane. Ma non si tratta dei soliti perfidi russi: sono invece i nostri vecchi cugini e vicini casa francesi e tedeschi.

Secondo il quotidiano Die Welt, l'Italia è l'assoluto fanalino di coda dell'eurozona, messo anche peggio della Grecia. L'articolo è contenuto nelle pagine economiche del giornale teutonico e il titolo dice già tutto: "Se i greci lasciano indietro gli italiani". La preoccupazione principale dei tedeschi infatti è che alle prossime elezioni, indipendentemente da chi vinca, nessun presidente del Consiglio abbia la forza di varare quelle riforme radicali, come in Grecia che sarebbero l'unica soluzione che per cambiare qualcosa. I giornalisti berlinesi a quanto pare non sono soddisfatti dei programmi elettorali dei partiti italiani.

L'immagine tracciata del Belpaese è sconfortante: L'Italia è l'unico paese dell'Eurozona il cui livello di vita, dall'entrata in vigore dell'unione monetaria, è diminuito, per poi aggiungere che il modello economico precedente era molto semplice… quando la congiuntura si bloccava, si svalutava la lira, che ridava benzina alle esportazioni e rianimava la congiuntura, con il passaggio all'unità monetaria questo non si è più potuto realizzare. Intanto i cittadini continuano ad avere prestazioni scarse e per giunta care.

Donald Trump
© AP Photo / Pablo Martinez Monsivais
Insomma, se è difficile affermare che l'istantanea scattata sia lontana dalla realtà, è anche vero che nel finale dell'articolo Die Welt afferma come il Governo uscente abbia tentato di avviare qualche timida riforma che oggi rischia di bloccarsi. La vocazione egemone della Germania sugli altri Stati sovrani europei è dimostrata pure dalla proposta lanciata — come riportato peraltro dal Sole24Ore — da un gruppo di autorevoli economisti franco-tedeschi alla cui guida vi è Clemens Fuest (Ifo Institute e Università di Monaco), che prospettano tre possibili azioni contro i Paesi più deboli dell'Unione: la possibilità di istituire i cosiddetti "accountability bond" (titoli di Stato junior subordinati) per i Paesi con deficit eccessivo, oppure la ristrutturazione del debito pubblico con allungamento delle scadenze, o ancora l'obbligo di accantonamento di capitale sull'esposizione al rischio sovrano delle banche.

Ancor più esplicitamente invandente è la presa di posizione di Pierre Moscovici, commissario UE degli Affari Economici, che senza mezzi termini ha sentenziato: Il voto italiano è un rischio politico per l'Unione europea. La proposta poi di sfondare il tetto del 3% nel rapporto deficit-Pil è un controsenso assoluto. Però la via tracciata dal rappresentante europeo, che indica nei fatti come l'unica possibile rotta sia quella della continuità politica rispetto all'attuale governo (e del rigore a oltranza dettato dalla Troika), non è molto coerente con la lettera inviata lo scorso novembre da Valdis Dombrovskis e da Pierre Moscovici al ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan, nella quale si diceva che la Commissione potrebbe adottare un rapporto, a norma dell'articolo 126 del Tfeu, in maggio ed aprire una procedura per deficit eccessivo. Se da un lato è impossibile non vedere nell'attacco dell'europarlamentare socialista francese la volontà di influire sull'opinione pubblica italiana, dall'altro si deve denotare una certa dose di contraddizione laddove per evitare di trasformare l'Italia in un pericolo per l'Europa si invita al voto verso quelle stesse forze politiche che non hanno rispettato le regole imposte proprio dall'Unione europea, rischiando poi di buttare sulle spalle dei cittadini il conto salato delle sanzioni comunitarie.

A meno che, invece, un'Italia debole non faccia comodo al duopolio Francia-Germania… e allora la continuità con l'attuale governicchio assicura appunto gli interessi dei lobbisti stranieri. Macron d'altronde ha chiarito a Davos come intenda iniettare all'Europa nuova "forza" con la trazione franco-tedesca. Il disegno dell'ex funzionario della banca Rotschild è chiaro: un progressivo passaggio di sovranità popolare dai singoli Stati verso l'Unione in materia di digitale, difesa comune, migrazioni, investimenti, energia. E vi sono anche diversi politici italiani che auspicano sempre maggiori cessioni di sovranità, Bonino e Boldrini su tutti.

Perciò un governo italiota debole come quello che ha permesso alla Francia di fare in Libira il buono e il cattivo tempo sarebbe un meraviglioso strumento per svuotare di potere contrattuale un possibile concorrente nella gestione degli affari mediterranei o continentali. A Macron, infatti, possiamo contestare tutto, ma non la linearità con cui persegue i "suoi" obiettivi:

Non si può aspettare che tutti attorno al tavolo siano d'accordo. Se alcuni sono pronti a integrarsi si devono muovere. La porta resta aperta, ma non possiamo bloccare chi è più ambizioso.

Resta da vedere se i cittadini italiani, spagnoli, portoghesi o greci siano della stessa opinione.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione. 

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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italiani, Elezioni politiche 2018 in Italia, Forum economico mondiale, Il Sole 24 ore, Pier Carlo Padoan, Emmanuel Macron, Europa, UE, Germania, Francia, Italia
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