21:57 10 Dicembre 2019
Il sistema missilistico S-400

La Russia vende armi ai paesi della Nato

© Sputnik . Grigoriy Sisoev
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Ecco una notizia che il grande pubblico dei media mainstream occidentali difficilmente potrà leggere, o vedere illustrata dagli schermi televisivi. La Russia vende armi sofisticate, anzi molto sofisticate, ai paesi della Nato.

Magari tutti si chiedono, le rare volte che si occupano sul serio di politica estera, come mai la Turchia è passata in una manciata di mesi da posizioni di esplicita belligeranza contro la Russia a una, praticamente opposta, di pacifica cooperazione con il Cremlino.

La risposta diventa chiara dopo aver analizzato il netto cambiamento dei rapporti di forza tra la cosiddetta "coalizione occidentale" e la Russia nel conflitto contro la Siria. La sconfitta totale dell'ISIS, determinata dall'intervento dell'aviazione russa, ha mutato tutto il quadro strategico e ha costretto gli Stati Uniti e Israele a muoversi in direzioni diverse. La Turchia ha dovuto fare altrettanto. La Cia ha promesso ai curdi di Siria un nuovo esercito di 30.000 terroristi che adesso dovrebbero proteggerli dalla Turchia (in realtà lo scopo è quello di mantenere aperto un fronte anti Assad). I curdi ci sono cascati, con la solita illusione della cimice che è convinta di poter guidare il cane.

Ma Erdogan si è infuriato: con i curdi e con Washington. Così i curdi siriani potrebbero presto trovarsi maciullati dalle bombe turche.

Ma torniamo alla notizia da cui siamo partiti. Il ministro della Difesa di Mosca, Sergej Shojgu, in visita nei giorni ad Hanoi, ha rivelato che la Turchia ha firmato un ingente contratto di acquisto dei sistemi missilistici ZRS denominati S-400, di fabbricazione russa.

Si tratta in assoluto della migliore arma contraerea prodotta da Mosca. Gli stessi missili sono infatti dislocati, in funzione contraerea, a difesa della base aerea di Khmeimin, in Siria e della base navale di Tartus. È con quei missili che i russi sono riusciti ad abbattere sei o sette dei tredici droni (ovviamente americani, ma Vladimir Putin si è limitato a dire, laconicamente: "sappiamo di chi erano") che hanno attaccato, con qualche successo, l'aeroporto di Khmeimin colpendo alcuni Sukhoj parcheggiati nelle piazzole di sosta.

Dunque la Russia vende i suoi gioielli militari alla Turchia, che è un paese della Nato. E questo, dal punto di vista militare è molto simile a uno scandalo. Ed è, dal punto di vista economico-industriale, una quasi bestemmia. La Nato serve infatti a far convergere tutte le commesse tecnologiche sul mercato americano delle armi. E poi c'è l'addestramento del personale, la fornitura dei pezzi di ricambio: tutte cose suscettibili di intaccare la compattezza della Nato e la piena integrazione —leggi sottomissione — degli alleati. Ma la Grecia non è poi così preoccupante. È la Turchia che, se dovesse prendere il volo, modificherebbe l'intera situazione strategica del Medio Oriente.

Ma c'è di peggio, per Bruxelles. Infatti Shojgu ha detto che quella di Ankara non è l'unica breccia, e non è neanche la prima. La Grecia di Tsipras aveva preceduto la Turchia comprando in Russia il modello precedente di contraerea missilistica di lunga gittata, cioè gli S-300.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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Tags:
S-300, Armi, NATO, Siria, Turchia, Russia
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