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15:32 18 Settembre 2019
Bandiere di Germania, Russia e UE

I paesi dell’est “fregano” l'UE e fondano la loro alleanza dei tre mari

© Sputnik . Sergey Guneev
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Durante una conferenza sulla politica internazionale tenuta a Chicago il febbraio 2015 davanti agli specialisti del Chicago Council on Global Affairs, uno stimato politologo americano, George Friedman, disse tra l'altro:

"L'interesse principale della politica estera americana nell'ultimo secolo, durante la prima e la seconda guerra mondiale e durante la guerra fredda, sta nella relazione tra la Germania e la Russia. In effetti, questi due Paesi uniti sono il solo potere che possa minacciarci. Il nostro principale interesse è di assicurarci che questo non accada".

Il tema principale della sua dissertazione era la situazione ucraina e quanto l'Amministrazione americana aveva fatto per favorire il colpo di stato contro il Governo in carica. Dal conflitto interno derivarono, come sappiamo, le sanzioni (e le contro-sanzioni) con la Russia che vedono tuttora parteciparvi tutti gli Stati europei, Germania compresa.

In realtà Berlino, nonostante sia stata parte in causa nelle manifestazioni che rovesciarono il precedente regime di Kiev, sta giocando sin dall'inizio una partita su due tavoli: con una mano spinge per il proseguimento delle sanzioni, mentre con l'altra continua a investire in Russia attraverso le consociate delle sue aziende residenti in quel Paese. Come non bastasse, ha sottoscritto l'accordo che prevede il raddoppio del gasdotto North Stream II, infrastruttura che consentirà di dirottare sul nord del continente la maggior parte del gas che attualmente transita attraverso l'Ucraina. Proprio questa soluzione è la più evidente contraddizione con l'intento dichiarato di "proteggere" l'Ucraina nella sua marcia di avvicinamento all'Europa e, contemporaneamente, obbligare la Russia a venire a patti con Kiev.

Il timore di una qualche alleanza tra Germania e Russia, pericolo denunciato da Friedman, non è presente solo nelle menti dei politici USA. Anche i baltici e i polacchi, per motivi differenti da quelli americani, sono pronti a fare di tutto pur di impedire che possa realizzarsi. Per esempio dando vita al "Trimarium".

In realtà, considerata l'appartenenza della Germania all'Unione Europea, ciò che americani e polacchi temono oggi è il possibile avvicinamento della Russia all'Unione stessa.

Il Trimarium è un patto che, su iniziativa polacca, raggruppa dodici Paesi che dal mar Baltico arrivano giù fino al mar Nero e, con Croazia e Slovenia, toccano l'Adriatico: i tre mari, appunto. Gli Stati coinvolti sono il Gruppo di Visegrad (Polonia — la principale promotrice di quest'accordo-, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia), i tre Stati Baltici, la Bulgaria, la Slovenia, La Romania, la Croazia e l'Austria.

Se guardiamo alla cartina geografica, è facile vedere come si tratti di una striscia di territori che separa esattamente in due l'attuale Unione Europea e si frappone tra l'Europa Occidentale e la Russia.

Stando ad ascoltare le dichiarazioni ufficiali dei sottoscrittori (ma la Rep. Ceca, meno ipocritamente, la pensa diversamente) l'unico scopo sarebbe quello economico e mira a costruire nuove infrastrutture logistiche infra-Stati e a rafforzare la loro reciproca cooperazione. Se credessimo alle loro parole il Trimarium non avrebbe alcuna specifica valenza geopolitica ma, poiché' se si parla pure di rafforzamento della "sicurezza", diventa evidente che lo scopo vero non si limita ad un ambito strettamente economico.

Al di là da ogni affermazione pubblica dei soggetti coinvolti, basta leggere un po' di storia e pensare alle parole di Friedman per cogliere ben altro significato da attribuire a questa "alleanza". Già nel 1920 il polacco Maresciallo Pilsudsky, all'epoca dittatore del Paese, aveva lanciato l'idea, non a caso definita d'importanza strategica, che si dovesse costituire una cintura di Paesi strettamente alleati allo scopo di separare fisicamente la Russia dalla Germania. Fu chiamata "Intermarium" e la si pensava estendersi dal mar Baltico al mar Nero. In altre parole, doveva coinvolgere tutte quelle aree geografiche che nei secoli XV e XVI costituivano il regno degli Jagelloni, una dinastia lituano-polacca che dominò a lungo l'Europa centro-orientale.

L'Intermarium fu concepito espressamente come una difesa (o un'offesa?) comune e, anche allora, lo scopo era di impedire ogni possibile avvicinamento tra la Russia e l'Europa Occidentale. Anche se i commentatori polacchi continuano a negare ogni coincidenza tra i due progetti, la somiglianza è sotto gli occhi di tutti. Se il motivo di Trimarium mirasse veramente soltanto allo sviluppo economico degli aderenti, perché non vi sono state invitate anche la Grecia e l'Albania, altrettanto bisognose di sviluppo? E perché non ha mostrato alcun interesse la Finlandia, nonostante i dodici Paesi membri costituiscano per essa un interessante mercato?

La certezza che le motivazioni economiche siano solo una copertura per un disegno strategico di valenza militare diventa più forte quando si guarda al fatto che, pur trattandosi tutti di Paesi membri dell'Unione Europea, non si è volutamente fatto ricorso alle procedure di Cooperazione Rafforzata. Non solo, all'inaugurazione del 6 luglio a Breslavia (Polonia), nessun altro Paese europeo è stato invitato. Si è invece concretizzata la presenza del Presidente degli Stati Uniti Trump e del Primo Ministro israeliano Netanyahu. Il primo ha calorosamente plaudito all'iniziativa e ha fatto sì che ci fosse un grande rilievo mediatico, il secondo ha sottolineato la necessità che la politica europea, grazie alla nascente alleanza centro-europea, cessasse di essere troppo filo araba.

A completare il disegno politico implicito nel Trimarium potremmo aggiungere che, seppur la nuova organizzazione non comprenda (almeno per ora) l'Ucraina, alcuni dei membri sono tra coloro che riforniscono Kiev di armi e d'istruttori e hanno firmato accordi bilaterali con Kiev (ultima la Lituania) per la reciproca "difesa".

I polacchi, in modo particolare, sono già presenti in tutte le infrastrutture ucraine: forniscono consulenze, addestramento, sistemi logistici e infrastrutture utili alle forze armate e gestiscono direttamente asset strategici. Un tale Slavomir Nowak dirige l'Agenzia per la manutenzione delle strade nazionali e un Wojcech Balczun controlla le ferrovie pubbliche.

Un altro aspetto "strano" di quest'alleanza è che molti dei membri di Trimarium siano gli stessi che rifiutano di adeguarsi alla spartizione dei clandestini che sbarcano in Europa e che la naturale capofila dell'impresa sia proprio la Polonia, quella che non ne vuole "nemmeno uno".

Quando Intermarium fu immaginato, l'Unione Europea non esisteva ancora e la Germania faceva Stato a sé. Oggi le cose non stanno più in quei termini e organizzarsi per "contenere" la Germania significa fare un atto ostile verso tutta l'Europa. Hanno un bell'arrampicarsi sugli specchi, i polacchi e compagnia, nello smentire ogni loro intenzione geopolitica: i fatti parlano da soli e il Trimarium non solo non è stato concordato con Bruxelles ma costituisce, oggettivamente, un corpo politico estraneo alla strategia dell'Unione.

Se non addirittura in contraddizione con essa. Ciò che però è ancor meno accettabile è che un gruppo di Paesi membri compia atti potenzialmente ostili agli altri sfruttando i soldi generosamente attribuiti loro per tutt'altro scopo. I Paesi dell'Europa Centro-Orientale sono quelli che più hanno tratto beneficio (in termini di elargizione dei finanziamenti europei a fondo perduto) dal loro ingresso nell'Unione e sapere che dall'Europa vogliono avere solo gli aiuti mentre si sottraggono a ogni altro impegno comunitario non può certo passare sotto silenzio. Aggiungiamo che polacchi e compagni sono coloro che più si oppongono a ogni "approfondimento" delle Istituzioni Comunitarie e il quadro si completa.

Perché a Bruxelles si tace e si lascia che i soldi dei nostri contribuenti vengano usati per scopi non concordati?

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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Tags:
relazioni internazionali, relazioni economiche, relazioni diplomatiche, Nord Stream 2, Ucraina, USA, Polonia, Unione Europea, Russia, Germania
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