04:23 24 Ottobre 2018
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Fake news, il pericolo del “Ministero della Verità”

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Tatiana Santi
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Bruxelles non si dà pace, ennesimo dibattito parlamentare dedicato alle presunte interferenze russe nei Paesi europei. A decidere quali notizie siano vere e quali false sarà un gruppo di esperti finanziato con i soldi dei contribuenti europei. Fake news, il pericolo del “Ministero della Verità”.

L'Unione europea continua la sua lotta contro le interferenze russe, il 17 gennaio al Parlamento Europeo si è discusso per l'ennesima volta della propaganda russa, minaccia capace di decidere le sorti di tutte le elezioni politiche al mondo, anche di quelle italiane. Nessuna prova concreta sulle presunte fake news mirate a destabilizzare l'Europa, ma tutti puntano il dito contro Mosca e i media russi.

Roberto Vivaldelli, giornalista, collaboratore de Il Giornale, caporedattore di Oltre la linea
© Foto : fornita da Roberto Vivaldelli
Roberto Vivaldelli, giornalista, collaboratore de Il Giornale, caporedattore di Oltre la linea
I rappresentanti del governo americano hanno a più riprese preso posizioni in merito alle elezioni italiane, al referendum costituzionale o più in generale alla politica estera italiana. Evidentemente in quel caso si trattava di interferenze ben accette. La task force East Stratcom, finanziata con milioni di euro del bilancio europeo, è impegnata a selezionare notizie provenienti dalla Russia indicando quali siano quelle vere e quelle false, in Italia nasce il servizio anti fake news della Polizia Postale. Quali rischi si corrono con la creazione di un vero e proprio "Ministero della Verità"? Sputnik Italia ne ha parlato con Roberto Vivaldelli, caporedattore di Oltre la Linea, autore di "Fake news. Manipolazione e propaganda mediatica, dalla guerra in Siria al Russiagate".

— Al Parlamento Europeo si è recentemente ridiscusso della propaganda e dell'influenza russa in Europa. Roberto, personalmente come definiresti queste discussioni, che idea ti sei fatto di queste preoccupazioni europee?

— Penso che le preoccupazioni sulle interferenze russe facciano parte di una strategia più ampia, è una vera e propria guerra ibrida fra il blocco occidentale, cioè Nato e Unione Europea e la Russia dall'altra parte. Le iniziative del Parlamento Europeo rientrano pienamente nelle recenti misure adottate o ancora in via di definizione nei Paesi europei. Pensiamo alla Francia, dove il presidente Macron ha annunciato una stretta sulle fake news, soprattutto nei periodi di campagna elettorale. La Germania ha adottato nuove misure contro le false notizie minacciando pesanti sanzioni alle piattaforme social.

Arriviamo alla stessa Italia, dove si è cominciato a parlare di fake news attraverso le iniziative della ex presidente Boldrini, oggi si sta continuando anche attraverso l'ultima misura presentata pochi giorni fa da Minniti e dal Prefetto Gabrielli. Si tratta di un'iniziativa in cui è coinvolta anche la Polizia Postale. La discussione al Parlamento Europeo rientra perfettamente in un quadro generale in cui le democrazie occidentali adottano diverse misure spiegando che devono difendersi, ma in realtà, a mio parere, è una stretta inevitabile sulle libertà individuali.

— Cioè?

— Leggevo la risoluzione del Parlamento Europeo del 23 novembre 2016, ci sono dei passi molto interessanti per rapporto a Mosca: viene detto che una delle principali strategie della Russia è "diffondere e imporre argomentazioni alternative, spesso basate su interpretazione manipolata dei fatti storici". Questo passaggio sulle argomentazioni alternative a mio parere la dice lunga, si tratta di argomentazioni alternative al mainstream e alla narrazione ufficiale. Questa informazione alternativa non viene più tollerata. È molto grave, perché tutto ciò è molto diverso rispetto alla decantata libertà europea e occidentale che ci viene raccontata.

— Sono diverse le misure prese nei confronti dell'informazione russa, si sono creati uffici veri e propri, con dei cosiddetti esperti che devono decidere quali notizie sono vere e quali false. Parliamo della task force East Stratcom, finanziata con milioni di euro presi dal bilancio europeo. C'è il rischio che si arrivi ad una sorta di censura?

— Certo, non voglio mettere in dubbio le competenze degli esperti, ma vorrei capire con quali criteri sono stati scelti. Su questo l'Unione Europea non è stata molto trasparente. Abbiamo appreso di questa task force strapagata con i soldi dei contribuenti europei, ma non sappiamo come sono state scelte queste professionalità. Mi viene da pensare che si tratti di esperti in linea con quelle che erano le premesse della task force, ovvero sia contrastare le presunte interferenze russe che sono ancora tutte da dimostrare. Non si hanno le prove sulle interferenze, ma già dicono di contrastarle, è una contraddizione enorme.

Che tutto ciò sia un rischio per le libertà individuali su internet è un dato di fatto. In Germania se minacci di sanzionare per un milione di euro una piattaforma qualora questa non rimuovesse un contenuto offensivo o delle presunte bufale, è chiaro che il sito in questione subirà una censura per evitare di pagare multe salate. Sono rischi menzionati da numerosi esperti e professori universitari, rischi che però vengono taciuti dai grandi media. Su questo tema non c'è un vero dibattito, si da tutto per scontato e nessuno pone degli interrogativi su queste misure. È un fatto molto grave a mio avviso.

— La Russia viene accusata di diffondere fake news e di interferire nelle elezioni politiche, anche in quelle italiane. Non si forniscono mai delle prove però, la gran parte dei media italiani punta il dito contro la Russia, l'importante è trovare il colpevole. Che potere hanno i media da questo punto di vista?

— In questa grande strategia di guerra ibrida contro la Russia uno dei principali punti è naturalmente la manipolazione dell'informazione. Il potere dei media è di disinnescare un dibattito sulle libertà individuali che dovrebbe invece essere cruciale. Chi prova solamente a promuovere una distensione dei rapporti con la Russia viene accusato di essere un troll del Cremlino.

— In Italia ha preso il via un nuovo servizio della Polizia Postale che dovrà decidere quali notizie sono vere e quali no. Il concetto del "Ministero della verità" va proprio di moda e sarà sempre attuale?

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© AP Photo / Keystone, Walter Bier, file
— È stato presentato da un ministro che è in scadenza, da un governo in scadenza in attesa delle elezioni. Il tutto è nato perché si temevano interferenze nelle elezioni italiane, ma ho dei seri dubbi sul funzionamento di questo servizio. Mettendola su un piano più politico, vi sono interferenze che vanno bene ed altre che non vanno bene. Quando Joe Biden o altri rappresentanti del governo americano entrano a gamba tesa nel dibattito politico italiano non si tratta mai di interferenze. È successo recentemente, ma anche in occasione del referendum costituzionale. Io non ho mai sentito Putin prendere una posizione sul referendum costituzionale, mentre gli altri governi l'hanno fatto.

Il piano è politico e la lotta alle presunte fake news è solo un pretesto. Ciò non toglie che ci sia il problema delle bufale on line, dei siti che fanno truffe e guadagnano attraverso i click. Parliamo però di cose diverse, qui la Russia non c'entra nulla.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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libertà, fake news, manipolazione, Informazione, Informazioni, liberta` di stampa, Media, propaganda, Elezioni politiche 2018 in Italia, Elezioni, Italia meridionale, Europa, Russia
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