01:31 18 Giugno 2018
Un drone ha attaccato base militare russa in Siria

Droni sulle basi russe in Siria, un segnale per Mosca?

© Foto : Il Ministero della Difesa della Federazione Russa
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Tatiana Santi
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Un aereo spia americano P-8 Poseidon sul Mar Nero nei pressi della costa di Crimea, decollato da Sigonella. Un attacco di droni guidati da GPS sulla base russa Khmeimim e sul centro logistico della Marina di Tartus. Sconfitto Daesh, sale la tensione fra Stati Uniti e Russia. Droni sulle basi russe in Siria, un segnale per Mosca?

La notte del 6 gennaio in Siria un gruppo terroristico ha tentato di effettuare un attacco con dei droni telecomandati alle due basi russe a Khmeimim e Tartus. Secondo il Ministero della Difesa russo il colpo sventato sarebbe stato programmato grazie all'aiuto di conoscenze in ingegneria disponibili solo in un Paese avanzato. Inoltre secondo il Ministero russo durante le ore dell'attacco un aereo da ricognizione americano avrebbe sorvolato la base di Khmeimim.

Mirko Molteni, giornalista esperto di storia e argomenti militari
© Foto : fornita da Mirko Molteni
Mirko Molteni, giornalista esperto di storia e argomenti militari
In seguito alla provocazione dei droni si è acceso un botta e risposta fra la Russia e gli Stati Uniti, entrati in una nuova fase di attrito nella Siria post-Daesh. Una fase di contrasto confermata anche dal recente volo di un P-8 Poseidon in missione sopra il Mar Nero per sondare le basi di Crimea, aereo decollato dalla base americana di Sigonella. A proposito, l'Italia con le numerosissime basi USA sul proprio territorio potrebbe finire coinvolta nelle tensioni fra Mosca e Washington? Sputnik Italia ha intervistato in merito Mirko Molteni, giornalista esperto di storia e argomenti militari.

— L'aereo P-8 Poseidon ha recentemente sorvolato sul Mar Nero nei pressi delle coste di Crimea, l'aereo è decollato da Sigonella. Mirko, qual è il tuo punto di vista su questa missione?

— Per quanto riguarda il volo di ricognizione compiuto dall'aereo americano P-8 Poseidon decollato da Sigonella è chiaro che si tratta di una missione volta a sondare le difese russe della Penisola di Crimea, perché il P-8 Poseidon è un aereo antisommergibile. Un ricognitore equipaggiato con sistemi elettronici per captare anche i sommergibili e poi eventualmente per combatterli con armi come siluri o bombe di profondità. La sua grande dotazione elettronica lo rende adatto così anche per la ricognizione generale forse anche per quella che viene chiamata "Sigint", ovvero sia Signal Intelligence, l'ascolto delle frequenze radio captate vicino ai confini di un Paese.

È evidente che quest'aereo ha in qualche modo scandagliato le difese russe, ne ha probabilmente ascoltato le telecomunicazioni o ne ha analizzato le frequenze radar.

— Qual è l'importanza strategica della base di Sigonella per la NATO?

— Il fatto che l'aereo sia decollato da Sigonella dimostra l'importanza di questa base nella struttura generale delle difese NATO. Notiamo in modo più ampio l'importanza dell'Italia come territorio che per motivi geografici si presta bene ad accogliere basi nevralgiche per la NATO. Fra l'altro proprio Sigonella è diventata la sede principale di un sistema di sorveglianza che sta entrando in funzione in queste settimane. Parliamo del cosiddetto AGS (Alliance Ground Surveillance), cioè "sorveglianza a terra a livello alleato". In pratica è un sistema di sorveglianza elettronica che si baserà su droni Global Hawk di una versione migliorata per la condivisione dei dati non solo con gli Stati Uniti, ma con la maggior parte dei Paesi membri della NATO, fra cui la stessa Italia.

— L'Italia con le numerosissime basi americane e NATO sul proprio territorio potrebbe essere coinvolta nelle tensioni fra Stati Uniti e Russia?

— Sicuramente il territorio italiano è in prima linea perché nella stessa Sicilia a soli 60 chilometri da Sigonella, a Niscemi, vi è una delle quattro stazioni mondiali del sistema di comunicazione satellitare Muos, che ben conosciamo. Poi abbiamo le basi aeree a Ghedi e Aviano dove sono conservate alcune decine di bombe nucleari tattiche B-61, che possono essere utilizzate primariamente dagli aerei americani di stanza in Italia, ma in caso di guerra a livello NATO anche da aerei dell'aviazione italiana sotto comando e controllo americano. La bomba B-61 può essere sganciata sia dai Tornado dell'aviazione italiana sia dai nuovi F-35 che nei prossimi anni li sostituiranno.

Trovandosi l'Italia da 70 anni nell'Alleanza Atlantica è ovvio che tutte queste peculiarità sono disciplinate dai trattati che da anni impegnano Italia e Stati Uniti, assieme agli altri membri NATO, per una comune difesa. Il discorso di organizzare una Difesa è una cosa positiva e legittima, semmai il fatto di evitare le tensioni è di responsabilità dei politici, non dei militari. Sono i politici in prima persona che devono impegnarsi al dialogo e alla mediazione dei reciproci obiettivi.

— A proposito di tensioni. Parliamo del recente attacco dei droni guidati da GPS sulla base russa a Latakia in Siria. Secondo il Ministero della Difesa russo chi ha agito l'ha fatto con il sostegno di Paesi avanzati. Il Ministero russo ha fatto riferimento anche ad un aereo di ricognizione americano che avrebbe sorvolato nelle vicinanze durante l'attacco dei droni. Che idea ti sei fatto di questa vicenda?

— Dal punto di vista tecnologico è plausibile che qualche aereo di ricognizione elettronica, come ha supposto il Ministero della Difesa russo probabilmente del tipo P-8 Poseidon, possa magari aver fornito via radio dati utili alla guida dei droni. Tutto è possibile e logicamente trattandosi di operazioni segrete, non si possono che fare supposizioni. Dal punto di vista politico quest'attacco può essere interpretato come un segnale contro il governo di Assad e contro i suoi alleati, Russia e Iran in primis, da parte di chi sostiene le milizie di opposizione che occupano la zona di Idlib.

Dopo la sconfitta dell'Isis sia in Sira sia in Iraq ora la partita torna ad essere quella sulla legittimità o meno del governo di Assad. Eliminato il nemico comune, l'Isis, che fino a poco tempo fa metteva a tacere gli altri contrasti, ora torna a porsi un problema simile a quello dei primi anni della guerra civile in Siria. Assad probabilmente tornerà nel mirino degli avversari della Russia.

— L'attacco sulla base russa apre una riflessione importante: i droni in mano ai terroristi potrebbero essere usati ovunque nel mondo. È un pericolo che tutti i Paesi dovrebbero tenere in considerazione, no?

— Certo, perché i droni anche di piccole dimensioni possono portare esplosivi di piccola potenza oppure quantitativi piccoli ma inquietanti di aggressivi chimici. Il drone potrebbe fare danni fisici limitati, però molto importanti dal punto di vista psicologico come arma terroristica. È interessante ricordare i casi sospetti che avevano creato allarmismo in Francia negli ultimi 2-3 anni quando sono stati avvistati dei droni misteriosi molto vicini a delle centrali nucleari. Questo piccolo ordigno volante e telecomandato ha in sé delle potenzialità a livello di impatto psicologico come arma insidiosa che può arrivare a sorpresa.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

Tags:
drone, Siria, Russia
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