18:24 20 Luglio 2018
Disordini in Iran

Iran: сhi approfitta di disordini di questi giorni

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Opinioni
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Mario Sommossa
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I disordini intercorsi in questi giorni in Iran (mentre scrivo sono ancora in corso) sono cosa piuttosto diversa da quelli che alcuni anni orsono passarono sotto il nome di “onda verde”.

Allora, tutto nacque dal malcontento dei giovani universitari, soprattutto a Tehran, mentre oggi le proteste sono partite da città piu' piccole e hanno visto partecipare persone dei ceti sociali piu' diseredati a cui alcuni studenti si sono aggiunti solo in un secondo momento. Non solo, le città in cui le manifestazioni sono cominciate non sono quelle solitamente considerate le piu' "avanzate", bensì quelle giudicate feudi dell'ex Presidente Ahmadinejad.

Le cause dei disordini, così come le richieste urlate dai protestatari sono piu' di una, ma il fattore detonante e unificante è stato l'aumento dei prezzi di alcuni generi di prima necessita'. La società iraniana è composta mediamente da persone di buon livello scolastico e da un'alta percentuale di giovano sotto i trent'anni. La maggior parte di loro non ha vissuto gli albori della rivoluzione (detta impropriamente Khomeinista) contro lo Scià e non ha nemmeno partecipato, per ragioni anagrafiche, alla guerra sanguinosa contro l'Iraq durata ben otto anni. L'uso di internet (e quindi la conoscenza di quanto avviene fuori dai confini) è diffusissimo, mentre la pratica religiosa è piuttosto superficiale, come già accade nel mondo cristiano. Esattamente come avviene da noi, gran parte dei "fedeli" continua a credere in un Dio ma se volessimo analizzare dal punto di vista teologico il contenuto delle loro fedi vedremmo trattarsi piu' di un "teismo" che di un dogmatico aderire all'ortodossia islamica. Certamente le forme piu' esteriori vengono rispettate in pubblico: le cerimonie religiose, la preghiera rituale, il Ramadan, perfino la testimonianza pubblica della fede. Tuttavia, nel comportamento quotidiano i precetti religiosi sono sempre meno rispettati nel privato e ad esempio, nonostante la totale proibizione, non è difficile trovare chi beve alcool comprato di contrabbando, vino prodotto abusivamente nelle campagne o mangia e fuma durante il periodo di digiuno rituale.

Tutti lo sanno ma, come succede spesso alle dittature in Paesi di cultura secolare, ognuno fa finta di non vedere. Almeno fino a che le infrazioni non diventano pubbliche o sono commesse solo da cittadini qualunque giudicati non "pericolosi".

Se chi governa in Iran volesse veramente, e sempre, applicare ciò che le leggi ufficiali esigono, quel potere non durerebbe molto. Savonarola ce lo ha dimostrato.

Purtroppo per i mullah (o per fortuna, dal nostro punto di vista), nonostante la tolleranza applicata dalle Autorità i giovani sono sempre piu' insofferenti verso il regime e da tempo aspettano un cambio di passo e di metodo che però tarda ad arrivare.  Che il sistema riesca a modernizzarsi è la speranza di tutti coloro che hanno votato con fiducia per la Presidenza Rohani alle ultime elezioni e che hanno salutato con manifestazioni di gioia la firma del trattato sul nucleare (JCPOA), contando sulla fine dell'isolamento sofferto durante le sanzioni. Quella firma e la rielezione del Presidente considerato "moderato" avevano acceso nei piu' la certezza che l'economia sarebbe ripartita subito e che tutti gli strati della popolazione ne avrebbero beneficiato. Pura illusione!

Ogni cambiamento importante nel tenore generale di vita di una popolazione richiede tempo e i risultati diventano visibili solo dopo anni attraversando nel frattempo miglioramenti spesso impercettibili. In Iran il processo è ancora piu' complicato a causa di molti ostacoli intrinsechi al Regime stesso e alle abitudini diffuse. Anche se immediatamente dopo la firma ci sono state ondate di businessmen stranieri e numerosi accordi preliminari per nuovi investimenti e per l'acquisto di know-how sono stati firmati, poco si è veramente realizzato.

Innanzitutto molte delle iniziative previste, pur concordate con il Governo, si sono impantanate nel dedalo della burocrazia iraniana. Quest'ultima è visibilmente maestra di inefficienza e piena di cavillose procedure davanti alle quali quella italiana sembra un capolavoro di rapidità. In secondo luogo, a rallentare il tutto e scoraggiare molti investitori è la corruzione, diffusissima, che permea quasi tutti i livelli pubblici. Non è un caso che i protestatari urlassero anche la loro pretesa che la corruzione finisse.

Tutto ciò, comunque, per quanto vero non basterebbe da solo a spiegare la violenza e l'estensione delle attuali proteste, né a giustificare il possesso di armi da parte dei dimostranti. Tantomeno a scusare gli assalti alle stazioni di polizia. Esiste, infatti, un altro fattore da tenere in considerazione ed è la forte ostilità da parte delle Guardie Rivoluzionarie, i Pasdaran, verso il nuovo corso di Rohani.

L'asfissiante e invasiva presenza dei Pasdaran nell'economia del paese è messa a rischio dalla politica dell'apertura all'Occidente perseguita dal Governo e non improprio immaginare che a soffiare sul fuoco del malcontento dei diseredati ci sia proprio lo zampino degli ultra-conservatori. Il loro potere economico è determinante in molti settori e soprattutto in quello energetico. È difficile sia per uno straniero sia per un locale poter fare affari in quello e in altri settori senza avere a che fare con loro ed essi stessi, consci del proprio potere, ovviamente ne approfittano.

Come tutti i dittatori che si rispettano, la Guida Suprema Khamenei, gode teoricamente di un potere assoluto ma in realtà lo riesce ad esercitare solo tenendo a bada tutte le forze organizzate che si muovono sotto di lui. Quale migliore soluzione che mettere tutti i suoi sottoposti uno contro l'altro? Ed è esattamente quello che ha sempre fatto.

Se si guarda a tutte le ultime elezioni, si puo' vedere come abbia sempre giocato a cavallo dei vari contendenti, appoggiandone qualcuno o fingendo di farlo e, contemporaneamente, dando spazio anche ad altri. L'uomo è certamente astuto e ha capito benissimo la crescente insofferenza della popolazione verso un regime oramai incartapecorito. Ha perciò concesso, pur senza esporsi troppo, che con Rohani prevalessero i "moderati" e perfino che fosse firmato (cosa indispensabile per finirla con le sanzioni che stavano soffocando il Paese) il famoso accordo dei i 6+1 (i cinque membri del Consiglio di Sicurezza ONU piu' la Germania e l'Iran stesso). Non si creda che Rohani e i suoi collaboratori siano dei rivoluzionari: egli stesso è un Mullah e non ha alcuna ambizione di distruggere il Regime. Semplicemente, a differenza dei suoi diretti oppositori, pensa che per salvare il sistema era ed è necessario un forte "riformismo". (Se mi si consente una divagazione, è lo stesso atteggiamento di Gorbaciov in Unione Sovietica).

Anche Ahmadinejad (ex membro delle Guardie Rivoluzionarie) fu una creatura di Khamenei e gli fu utile in quell'epoca per ridimensionare il potere dei "colleghi" religiosi. Per un qualche tempo lo lasciò infatti attaccare i clerici in nome della purezza rivoluzionaria, salvo scaricarlo quando l'allora Presidente cominciò a credersi autosufficiente. Lo stesso gioco "doppio" Khamenei lo ha fatto con Rohani perché', mentre gli "consentiva" la prima e la seconda elezione, distribuiva ai Pasdaran piu' potere e competenze, tanto per impedire che qualcuno diventasse troppo piu' forte degli altri.  Nonostante i suoi calcoli, la rinnovata aggressività saudita, la minaccia americana di nuove sanzioni e la viscosità del sistema verso i cambiamenti economici pretesi dalla popolazione hanno contribuito a rafforzare il potere dei Pasdaran rendendo piu' debole il Governo di Rohani sul piano internazionale e su quello interno.

Va ricordato che le Guardie Rivoluzionarie sono anche un vero e proprio esercito "privato" che, teoricamente, dipende direttamente dalla Guida Suprema ma, in realtà, ha conquistato una grande autonomia operativa. È loro infatti il possesso delle armi piu' moderne e da loro dipende pure l'uso dei missili lanciati recentemente (come test) sopra il Golfo. Mossa che Rohani non poteva permettersi di contestare ma che ha dato il destro a nuove critiche contro l'Iran.

Pur senza avere alcuna precisa informazione su quanto stia realmente succedendo nelle piazze di qualche città del Paese, le centinaia di migliaia che hanno marciato a Teheran in sostegno a Khamenei e al Governo hanno intuito che la vera lotta in corso è proprio tra i conservatori e i riformisti. Se l'"onda verde" domandava "aperture" e riforme, l'attuale è, al contrario (seppur inconsapevolmente per i piu'), una protesta che finisce per contestare chi sta cercando, pur con scarsi risultati, di cambiare qualcosa.

Ovviamente nessun politico iraniano può ammettere che quello che sta succedendo è alimentato da una lotta intestina ed è piu' conveniente accusare genericamente gli stranieri "nemici dell'Iran". Tuttavia, pur essendo sicuro che Arabia Saudita, Stati Uniti e gli espatriati "Mujaheddin del Popolo" stiano gioendo per quanto accade, è estremamente improbabile che dietro le manifestazioni ci sia una loro ispirazione. Con ciò non voglio escludere che adesso possano cercare di approfittarne in qualche modo con l'intento di favorire la continuazione dei disordini. La mossa sarebbe però molto pericolosa perché' chi conosce il Paese sa che, per quanto diviso al suo interno, davanti ad un riconosciuto intervento straniero la grande maggioranza degli iraniani si ricompatterebbe e lo farebbe, in questo caso, proprio al fianco di coloro che meno sono disponibili al dialogo col "nemico": i Pasdaran, appunto.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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Proteste, Iran
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