17:21 23 Novembre 2020
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Lo spionaggio indubbiamente è una sfera che affascina, l’ignoto intriga, vorremmo sempre scoprire informazioni tenute segrete. Avrete sentito parlare delle cattive spie russe? Bene, per un attimo dimenticate ciò che vi è sempre stato raccontato, ecco tutta un’altra storia.

"Un lungo viaggio ha qui inizio, lungo 9800 km. Attraverso paesaggi incantati che nascondono i miti. Mettetevi comodi. L'avventura ha inizio". È la prefazione di un libro decisamente contro corrente, dove i protagonisti sono delle spie russe, ma non sono i soliti cattivi che devono essere eliminati per la salvezza del mondo.

James Bond può tirare il fiato per un po', nelle librerie è uscito il primo libro di Giustino Travaglini "9800 KM", il cui primo capitolo parte proprio da Mosca. Il titolo, come la copertina che riporta la Cattedrale di San Basilio, è di forte impatto e si ispira alla lunghezza della Transiberiana. Sputnik Italia ha raggiunto per un'intervista l'autore del libro, che dovrebbe essere la prima tappa di un lungo viaggio lungo la mitica ferrovia russa.

Il libro di Giustino Travaglini 9800 KM
© Foto : Fornita da Tatiana Santi
Il libro di Giustino Travaglini "9800 KM"

— "9.800 KM" è il tuo primo libro ed è ambientato a Mosca, ma è solo la prima tappa di un lungo viaggio. Giustino, di che progetto si tratta?

— Il protagonista principale è un miliardario ereditiere di origine russe, lui nasce negli Stati Uniti e si ritrova un giorno contattato dai servizi di sicurezza russi, dove lavora un suo caro vecchio amico. Viene contattato perché è amico del principe ereditario del Qatar e viene inviato proprio in Qatar per tutelare quelli che sono in parte gli interessi nazionali. Verrà accompagnato da una giovane agente dell'FSB di nome Irina, ci sarà un intreccio di storie, dove lui dovrà combattere con i demoni del suo passato, fra i quali la morte della madre.

Per quanto riguarda il titolo ho tratto ispirazione dalla lunghezza di uno dei monumenti più famosi della Russia, la Transiberiana. Nel capitolo 1 c'è Mosca, da qui parte la ferrovia. Il progetto sarebbe di scrivere un libro per ogni città della Transiberiana e il titolo sarà una sorta di conto alla rovescia fino ad arrivare a 0 chilometri con Vladivostok.

— Perché secondo te le storie di spionaggio affascinano?

— Lo spionaggio è nel DNA di ognuno di noi. Oggi intendiamo lo spionaggio come qualcosa riferito agli Stati, alla CIA, all'FSB e via dicendo. In realtà anche nel nostro privato vorremmo sapere qualcosa di un'altra persona, è come se ognuno di noi fosse un po'una spia. Inoltre è uno dei mestieri più antichi del mondo, da quando esistono gli Stati nazionali e le civiltà lo spionaggio c'è sempre stato. Dall'antica Grecia abbiamo tanti racconti in merito.

L'essere umano è sempre attratto da ciò che non conosce e quindi lo spionaggio e il tema dei servizi segreti dà la possibilità di conoscere ciò che non sappiamo. Conoscere l'ignoto e il mestiere dei servizi segreti, è questo quello che affascina di più.

— Dalla letteratura al cinema ovviamente i russi sono i cattivi, a maggior ragione se si tratta di spie. Tu dai un taglio diverso al tuo libro se non opposto, giusto?

— Non mi piace conformarmi alle opinioni altrui, la Russia mi è sempre piaciuta, innanzitutto per la sua immensa estensione geografica, è lo Stato più grande del Pianeta. La Russia ha una grande cultura, ha delle forme artistiche proprie.

Gli stereotipi sui russi sono un'eredità della guerra fredda, molto propagandisticamente parlando si inquadra la Russia come il nemico. Questo tema purtroppo è tornato prepotentemente d'attualità. Ho notato soprattutto nella letteratura occidentale che non esiste una spia russa che sia dalla parte opposta delle barricate, cioè interpreti il ruolo dell'eroe positivo. Devo dire che da una parte l'ho vista come un'opportunità per riempire un segmento letterario poco coperto. È anche un'occasione per conoscere meglio la Russia, non è come ci viene detto dalla propaganda che la Russia interferisce a destra e a sinistra. C'è tanto altro.

Nel mio libro l'antagonista, il cattivo è di origine russe e non è come la classica spia rappresentata in Occidente nazionalista che fa di tutto per il suo Paese, nella mia storia è un cattivo che fa i propri interessi. Anche qui ho voluto ribaltare i ruoli.

— Perché vale la pena leggere il tuo libro? Perché lo consigli?

— Alcuni punti forti del libro sono la semplicità del linguaggio e la scorrevolezza della narrazione. Non ha un target di pubblico, è accessibile a tutti indipendentemente dall'età e dal grado di istruzione.

Spero di riabilitare in parte l'immagine della Russia, che è uno splendido Paese. Non credo che molta della narrazione la quale ci viene propinata sia coerente con la realtà dei fatti. Basterebbe fare un'analisi logica per vedere che spesso siamo noi in errore e non la Russia.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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Relazioni Italia-Russia, Intervista, Storia, Spionaggio, spia, Italia, Russia
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