03:08 25 Settembre 2018
La bandiera americana

Gli Stati Uniti sono davvero in “emergenza nazionale”?

CC BY 2.0 / Mike Mozart / American Flag
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Giulietto Chiesa
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“Dichiaro una emergenza nazionale concernente la minaccia, straordinaria e senza precedenti, alla sicurezza nazionale, alla politica estera e all’economia degli Stati Uniti, creata da serie violazioni dei diritti umani e dalla corruzione in tutto il mondo”.

Queste parole sono il centro di un "ordine presidenziale" del Presidente degli Stati Uniti emesso solennemente pochi giorni fa, il 21 dicembre 2017.

"Ordine presidenziale", secondo la giurisprudenza degli Stati Uniti d'America, è uno dei più importanti atti di quello Stato. Tanto più importante in quanto è emesso, personalmente, dal comandante supremo del paese. In questo caso specifico emanato in base a una legge (act) denominata IEEPA (International Emergency Economic Powers Act). Dunque non è cosa da prendere sottogamba e, come vedremo tra poche righe, merita di essere presa in esame da parte di tutte le cancellerie del mondo intero.

Infatti questo ordine "sequestra la proprietà e tutti gl'interessi connessi con la proprietà di una serie di persone" che sono indicate in un allegato dell'atto. Tra queste persone ci sono "tutti gli stranieri che sono stati individuati come colpevoli di una lunga serie di reati di corruzione (ovvero di complicità in reati di corruzione) e di violazioni dei diritti umani", loro attribuiti dal "Segretario al Tesoro, in consultazione con il Segretario di Stato e con il Ministro della Giustizia degli Stati Uniti". In relazione a tutto ciò, il Presidente Donald Trump delega il Segretario di Stato "a intraprendere tutte le azioni" e "a impiegare tutti i poteri", incluso quello di "sospendere l'entrata negli Stati Uniti di determinati alieni", affinché la "straordinaria minaccia" sia sventata.

Appare evidente che, con questo atto formale, il Presidente degli Stati Uniti e l'America che egli rappresenta, assumono il controllo giuridico del pianeta intero. Infatti a questi "ordini" non sfuggono, in linea di principio, per esempio, né Vladimir Putin, né Xi Jinping, né il capo del Governo italiano Gentiloni, né il Presidente francese Macron. E si potrebbe continuare l'elenco. È sufficiente che qualcuno di loro, in base al giudizio del Segretario di Stato americano, abbiano violato i "diritti umani", o che si siano macchiati di "complicità" in queste violazioni.

Che cosa s'intenda per "diritti umani" non viene spiegato in questo Ordine presidenziale, ma si presume che siano quelli che negli Stati Uniti vengono considerati tali. A determinare la gravità della loro colpa, e la relativa punizione, sarà il Segretario di Stato degli Stati Uniti. I quali ultimi, con questo atto, assumono dunque su di sé una specie di giurisdizione mondiale.

Da notare che, in questa concezione, spariscono totalmente le Nazioni Unite e qualsivoglia organo internazionale. Non ci trovassimo alla fine del 2017, potremmo pensare di vivere nell'epoca dell'Imperatore del Sacro Romano Impero. Anzi, neppure questa analogia è possibile in quanto perfino Carlo Magno aveva a che fare con l'autorità dirimpettaia del Papa di Roma. Tra i due c'erano conflitti di interessi e successive mediazioni. Qui non c'è nessun interlocutore.

Altro elemento giuridicamente interessante è dato dalla diretta connessione prefigurata tra la colpa (violazione dei diritti umani e corruzione) e la punizione. Quest'ultima si traduce in sequestro dei beni (non è detto esplicitamente, ma lo si deve presumere) che i colpevoli hanno in ogni parte del mondo. E, poiché gli Stati Uniti tengono d'occhio tutta la finanza mondiale, non c'è "paradiso" che possa loro sfuggire. Il tutto accompagnato dal divieto ai reprobi di entrare negli Stati Uniti d'America.

Resta tuttavia da capire come mai Donald Trump ritenga che le violazioni dei diritti umani e la corruzione, "in tutto il mondo", minacci "in forma straordinaria e senza precedenti" la sicurezza degli Stati Uniti, la loro politica estera e la loro economica. Viene dunque il sospetto che gli Stati Uniti, nella versione "America First" dell'attuale loro presidente, stiano mettendo, per così dire, "le mani avanti", ovvero che stiano cercando di dare una qualche veste giuridica a una operazione di ricatto prossima ventura, magari in grande stile, contro qualcuno dei loro sudditi (o presunti tali) che coltivasse ambizioni di ribellione o anche soltanto di moderato dissenso.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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Dipartimento di Stato USA, Donald Trump, USA
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