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    Gli italiani vogliono aria nuova

    CC BY 2.0 / Dmitry Dzhus / Rome
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    Marco Fontana
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    Secondo un sondaggio realizzato dall'Istituto demoscopico Swg, gli italiani sentono il bisogno di un profondo rinnovamento.

    Tuttavia, a dispetto di quanto si potrebbe immaginare, gli interpellati non si sono limitati a chiedere la rottamazione dell'attuale classe politica (64%), ma vogliono pulizia e rinnovamento anche nel mondo della giustizia (62%), del fisco (61%), della classe dirigente (53%), della scuola (44%) e della televisione di Stato (24%). In altre parole, la bocciatura riguarda il sistema-Paese nel suo complesso.

    Ormai gli italiani provano un'insofferenza generalizzata verso le strutture che reggono la società, vivono una specie di crisi esistenziale che sta gettando il seme della rabbia vera e propria: leggendo questi dati scaturisce infatti un'atmosfera da tutti contro tutti, nella quale ognuno ha le sue ragioni esacerbate per desiderare la distruzione di questo o di quel settore pubblico.

    Carlo Calenda
    © Sputnik . Ramil Sitdikov

    Riesce molto difficile, in tali condizioni, immaginare come il prossimo Parlamento sia in grado di progettare e intraprendere azioni di medio o lungo termine: la percezione invece è che nel caso in cui un governo riuscisse a formarsi, allora dovrà dare immediate risposte alla pancia del Paese, se vuole sperare di conquistare anche solo un briciolo di credibilità.

    Swg analizza poi i temi caldi per l'opinione pubblica, utilizzando una scala da 1 a 10 (1 corrisponde a "per niente spaventato" e 10 a "totalmente spaventato"). Anche in questo caso il risultato è diverso da quanto si poteva immaginare osservando l'ampio spazio che i mass media nazionali dedicano a determinati tipi di "allarmi sociali". Immigrazione, razzismo e Unione Europea costituiscono certamente una fonte di preoccupazione (tutti sopra il livello "6" di preoccupazione) ma i tarli più dolorosi che rodono gli italiani sono altri: la mancanza di lavoro (punteggio 8,2), il futuro del Paese e la crisi economica (8), le tasse (7,7), la possibilità di perdere il posto di lavoro (7,3), l'ipotesi della mancanza di un governo stabile (7,2).

    Perciò, a dispetto dei tweet e dei post dell'ex premier Renzi o delle dichiarazioni ottimistiche dell'attuale premier Gentiloni e del ministro Padoan, i nostri concittadini sono sostanzialmente pessimisti sul proprio futuro, e in particolare sul lavoro e sulla condizione economica. D'altra parte, che esista una dicotomia tra ciò che si propaganda e ciò che si vive realmente nel Paese è evidente, guardando ai dati sulla povertà assoluta, che sono in continuo aumento, sull'indebitamento nazionale che prosegue la sua ascesa nonostante tassi d'interesse bassissimi e poderose iniezioni di liquidità da parte della Banca Centrale Europea, sul reddito medio che è aumentato solo per un quinto della popolazione, mentre gli altri quattro quinti annaspano a fine mese e si disperano.

    Non è quindi un caso che scoppino proteste sindacali contro alcune delle più grosse multinazionali, quali Ikea e Amazon, a causa delle condizioni di lavoro pessime e dei salari troppo bassi. In questi ultimi anni di governi imposti e di governicchi buonisti, si è allargata la forbice tra ricchi e poveri ed è nato un rancore ancora più forte, come sottolineato di recente anche dall'Istat. A ben guardare, tutti i governi europei hanno la colpa di aver mancato all'accompagnamento della rivoluzione industriale 4.0, che di fatto taglia posti di lavoro se nessun lavoratore si rioccupa in una riconversione delle professionalità. Il modello Musk è bello che pronto sulla carta, ma ha un costo sociale enorme con importanti investimenti per la formazione del capitale umano verso le nuove esigenze del mercato.

    A testimoniare che i giornali stiano dando troppo risalto solo ai temi che vogliono loro (o meglio, a quelli suggeriti dai loro editori) e che non sono i temi che veramente inquietano gli italiani, ci ha pensato un'indagine effettuata da Ipsos, che ha chiesto di esprimersi sulle notizie più preoccupanti dell'anno.

    I test nucleari in Corea la fanno da padrone (67%), seguiti dalla politica estera di Trump e dagli attentati di Barcellona e Manchester (42%). Le fake news, le presunte ingerenze estere e i complottismi denunciati a più riprese da certe correnti di pensiero (o per meglio dire, orwellianamente, di bispensiero) spaventano appena l'11% degli intervistati. Sembra quindi che la propaganda sortisca meno effetti di quanto alcuni auspicherebbero… probabilmente esiste ancora una coscienza critica nella mente degli italiani, che magari gioca spesso a nascondino ma che è molto radicata, e forse sarà quella che ci salverà.

    L'opinione dell'autore puo' non coincidere con la posizione della redazione.

    Tags:
    Lavoro, italiani, Opinione pubblica, ISTAT, Italia
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