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    Italia sull’arena internazionale, tirando le somme del 2017

    © AFP 2018 / ANDREAS SOLARO
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    Tatiana Santi
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    Il 2017 è agli sgoccioli e si avvicina un nuovo anno di sanzioni contro la Russia. Carico di tensioni internazionali, l’anno che se ne va ha rappresentato per il Belpaese sfide complesse, in primis la crisi libica e la questione immigrazione. Italia sull’arena internazionale, tirando le somme del 2017.

    Dalle perenni sanzioni alla Russia alle prove di dialogo fra Putin e Trump, dalla crisi ucraina al contrasto fra Unione Europea e Mosca, dalla guerra siriana alla crisi libica si chiude un anno dagli assetti geopolitici instabili. Per l'Italia le questioni più calde rimangono l'immigrazione e il dossier libico, dove Roma potrebbe avere un ruolo di rilievo.

    Daniele Scalea
    © Foto : fornita da Daniele Scalea
    Daniele Scalea
    Il fattore Trump come può influenzare lo scacchiere internazionale? A che punto si trovano i rapporti fra Europa e Russia ed in particolare fra Roma e Mosca? Sputnik Italia ha raggiunto per un'intervista Daniele Scalea, vicepresidente dell'Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie (IsAG).

    — Ci attende un altro anno di sanzioni antirusse. Daniele, come vedi i rapporti fra Unione europea e Russia nel 2018?

    — Penso che potrebbe esserci un miglioramento, se non nel 2018, nei tempi a venire. Questo considerando alcuni fattori. Innanzitutto la posizione della Gran Bretagna all'interno dell'Europa si indebolisce sempre di più e andrà ad annullarsi quando l'Inghilterra uscirà dall'Unione europea. Essendo la Gran Bretagna il capofila degli Stati membri che riescono ad orientare i Paesi orientali sulla linea antirussa, il prossimo abbandono della Gran Bretagna dovrebbe tradursi anche in un indebolimento di questa linea politica.

    Consideriamo inoltre che in Italia ci sono concrete possibilità che il prossimo governo sia legato al centrodestra, quindi tradizionalmente ancora più vicino alla Russia, non che l'Italia abbia comunque posizioni antirusse con il centrosinistra. Con un governo di centrodestra però, con una Lega di Salvini molto rafforzata ci sarebbe anche una tendenza ad avvicinarsi molto di più alla Russia. Anche in termini di fronte orientale ci sono diverse crepe, sia perché alcuni Paesi come l'Ungheria stanno abbandonando la visione della Russia come minaccia principale, sia perché i Paesi dell'Est hanno dei problemi sempre più grossi con i Paesi dell'Ovest come Francia e Germania. Ovviamente i Paesi Visegrad da un lato si scontrano con i francesi, poi per ragioni storiche hanno forti ostilità verso la Russia. Le cose potrebbero cambiare in futuro.

    — Cioè?

    — Allo stato attuale delle cose vediamo come i tedeschi, quando serve, fanno affari con la Russia, vedi il Nord Stream 2, poi in Europa sono sempre attivi invece nel promuovere agende ostili alla Russia. Sono i primi a proporre i rinnovi automatici delle sanzioni antirusse. Tutte queste fratture interne di cui parlavo sono fattori su cui i russi possono riuscire a guadagnare potere e a minare le iniziative contro la Russia.

    — Tirando le somme del 2017, come caratterizzeresti le relazioni italo-russe?

    — Come di consueto l'Italia ha un'inclinazione a rapporti buoni e positivi con la Russia. L'abbiamo visto anche nel corso del 2017, Gentiloni ha fatto in modo di stringere diversi accordi con la Federazione russa nel settore petrolifero e tecnologico. L'Italia a parole è sempre contraria alle sanzioni, anche se nei fatti non si muove per impedire che vengano rinnovate. C'è la caratteristica di essere filorussi ma di non voler alzare la voce in Europa, laddove i tedeschi decidono di rinnovare le sanzioni, l'Italia non arriva mai ad opporsi, non l'ha fatto con Renzi, tantomeno con Gentiloni.

    Ovviamente la situazione potrebbe cambiare se cambiasse il governo in Italia, saremmo di fronte ad un governo ancora più spiccatamente "filorusso", cioè con un'inclinazione amichevole verso la Russia e con l'intenzione di alzare la voce in Europa, talvolta con una certa ostilità come nel caso della Lega. Posto che sia una minaccia, la Russia non è percepita in Italia da sinistra a destra come la minaccia principale. I veri pericoli arrivano da sud, dal Mediterraneo e da oltre il Mediterraneo. Secondo tutta la classe dirigente italiana la NATO e l'Ue si stanno focalizzando troppo sulla rivalità con Mosca. Quando si arriva ai fatti però l'Italia si mette sull'attenti e non ha il coraggio di cercare di far valere la sua posizione.

    — Secondo te la presidenza Trump come può modificare lo scacchiere geopolitico internazionale, ad esempio i rapporti fra Europa, Italia compresa, e Stati Uniti?

    — Potenzialmente potrebbe cambiare tutto. Nei fatti ci sono già stati e ci saranno dei cambiamenti, non saranno dei cambiamenti rivoluzionari come aveva lasciato intendere in campagna elettorale. Trump aveva delineato una strategia, detta in maniera esplicita, in cui Stati Uniti, Europa e Russia sarebbero stato alleati in funzione anticinese e anti estremismo islamico. Su questa visione in America e nello stesso partito di Trump ci sono tantissimi che non sono d'accordo. Sono persone che continuano a considerare la Russia come la minaccia principale e l'estremismo islamico come una minaccia di serie B o addirittura qualcosa da poter sfruttare in chiave antirussa. Tutto ciò ha alleggerito la carica rivoluzionaria di Trump.

    La stessa strategia di sicurezza nazionale, appena pubblicata, ha sicuramente qualche spunto di interesse, ma è molto in linea con la tradizione, soprattutto dove cita la Russia come una delle minacce strategiche fondamentali. La Russia viene accusata di lavorare molto attivamente nel minare l'influenza degli americani, soprattutto in Europa. I russi cercherebbero di far saltare l'accordo Transatlantico. Vediamo quindi una discreta continuità. Nel riavvicinamento alla Russia non si è visto nulla di concreto, quest'anno abbiamo visto solo qualche timido tentativo, ma per Trump è difficile, perché sta subendo ben note pressioni in questo senso.

    — Il nodo libico e il problema dell'immigrazione sono le principali sfide dell'Italia. Che passi sono stati fatti quest'anno e quali scenari possibili vediamo all'orizzonte?

    — Quest'anno sono stati fatti dei passi di rilievo, se consideriamo la tendenza negli anni precedenti, in cui l'Italia è rimasta passiva su entrambi i capitoli. Nel 2017 c'è stata sicuramente una certa svolta determinata da segnali che stavano arrivando a livello elettorale e di consensi. Alfano è andato al Ministero degli Esteri, ma non è assolutamente tra i ministri più attivi. Gentiloni invece stando a Palazzo Chigi e avendo un inquilino alla Farnesina senza alcuna esperienza negli Esteri ha avuto più possibilità in questo senso.

    Migranti a Ventimiglia
    © AFP 2018 / JEAN-CHRISTOPHE MAGNENET
    Agli interni è arrivato Minniti, personaggio che ha dato un'impronta molto decisa, è andato anche a prevaricare le competenze del Quirinale, Minniti sul tema Libia è diventato il vero ministro degli esteri, è andato lui agli incontri e ad indicare la vera strategia dell'Italia in merito al nodo libico. Parliamo di un attivismo che ha dato qualche risultato in termini di relazioni all'interno della Libia molto focalizzato sul tema immigrazione.

    Abbiamo visto un calo del 30% degli arrivi in Italia nel corso del 2017. Parliamo comunque di cambiamenti legati alla contingenza, non sono probabilmente cambiamenti che si faranno sentire sul lungo periodo. Vi sono squilibri demografici all'interno dell'Africa, rimane la difficoltà dell'Italia a chiudere le porte vista la sua posizione geografica, in mezzo c'è la Libia, territorio vulnerabile. Quindi non siamo di fronte a qualcosa di definitivo, la questione della Libia e dell'immigrazione di massa in Italia non sono problemi risolti, sono questioni che si faranno sentire ancora a lungo, sicuramente saranno in cima all'agenda anche del prossimo governo.

    L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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    Tags:
    relazioni internazionali, risultati, politica, italiani, Sanzioni, Economia, relazioni Italia-Russia, Paolo Gentiloni, Donald Trump, ministro degli Interni, Italia, USA, Russia
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