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    Italia unita, fra diversità e provincialismo ideologico

    CC BY 2.0 / Dave Kellam / Italian Flag
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    Tatiana Santi
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    La proposta austriaca di doppio passaporto alla popolazione di lingua tedesca in Alto Adige ha suscitato forti preoccupazioni, perché se messa in atto potrebbe spaccare la società e la convivenza nella regione. Italia unita, fra diversità e provincialismo ideologico.

    "L'idea di concedere la cittadinanza austriaca agli italiani di madrelingua tedesca non sarebbe una mossa distensiva" ha commentato con queste parole il presidente del Parlamento Europeo Antonio Tajani l'iniziativa del doppio passaporto. "Giù le mani dall'Italia", la reazione più dura arriva da Giorgia Meloni di Fratelli d'Italia.

    Federico Guiglia
    © Foto : Federico Guiglia
    Federico Guiglia
    Nonostante il neo cancelliere austriaco Kurz abbia in seguito precisato che ogni iniziativa verrà presa in stretto contatto con l'Italia e il governo di Roma, la vicenda ha acceso i riflettori sul vecchio tema dei nazionalismi. Al di là dell'ingerenza austriaca, riflettendo più in generale sulla "frattura" fra il nord e il sud, quanto è attuale oggi il campanilismo in Italia, Paese dei cento comuni? Gli italiani, cittadini del Paese più invidiato al mondo, si sentono uniti? Sputnik Italia ha raggiunto per una riflessione Federico Guiglia, giornalista e scrittore.

    — Federico, che cosa ne pensi della proposta austriaca di concedere la cittadinanza agli abitanti di lingua tedesca e ladina dell'Alto Adige e del Sud Tirolo? Un gesto del genere non potrebbe provocare nazionalismi e peggiorare i rapporti fra i diversi gruppi linguistici presenti nella regione?

    — È una proposta revanscista, che non ha precedenti né politici né diplomatici in tutta Europa. Si tratterebbe, infatti, di inventare a tavolino una cittadinanza che gli abitanti dell'Alto Adige non hanno mai avuto, perché mai negli ultimi cent'anni, cioè da quando questo territorio fa parte dell'Italia, essi hanno avuto una cittadinanza "austriaca". Dal 1918 tutti coloro che nascono, crescono e vivono nella provincia di Bolzano hanno la cittadinanza "italiana", a prescindere dalla madrelingua italiana, tedesca o ladina della loro identità. Tra l'altro, alla minoranza nazionale di lingua tedesca, che però in Alto Adige è potente maggioranza locale, l'Italia ha riconosciuto una tutela costituzionale eccezionale: è la minoranza linguistica più salvaguardata al mondo.

    — Che scopo avrebbe la proposta austriaca?

    — La proposta austriaca vorrebbe, dunque, con un'alchimia da laboratorio priva di qualsiasi fondamento giuridico, restituire un diritto agli altoatesini di lingua tedesca e ladina di cui mai nessuno di loro ha goduto! Quest'idea, allo stesso tempo ridicola e pericolosa, è il più grave attacco alla sovranità della Repubblica italiana che un Paese europeo, amico e confinante si appresterebbe a fare. Inoltre, questo nuovo ed evidentemente inesperto governo viennese, già in preda con tale sua proposta a un raptus di inaccettabile radicalismo, va incontro a una richiesta di cittadinanza austriaca che proviene soprattutto dall'ala politica oltranzista e secessionista in Alto Adige.

    Vienna sta prendendo sul serio ciò che avrebbe dovuto buttare nel cestino, perché nasce e s'accompagna con la proclamata volontà indipendentista che nella provincia di Bolzano è minoritaria perfino nella comunità di lingua tedesca. Perciò l'affronto all'Italia suona duplice: interferire gravemente sull'ordinamento libero e sovrano della Repubblica italiana, e fare da sponda a chi vorrebbe staccare una parte di territorio italiano. Qualcosa di mai visto da parte di un governo europeo, che ai principi della democrazia e dell'inviolabile unità nazionale propria e altrui, dovrebbe attenersi sempre.

    — Dalla voglia di indipendenza del Veneto alle regioni a statuto speciale, in Italia possiamo parlare di una sorta di nazionalismo regionale?

    — Assolutamente no. In Italia c'è solo un provincialismo ideologico che alimenta falsi miti di rivendicazioni locali da parte di classi dirigenti che si credono onnipotenti. Se c'è un esempio di fallimento istituzionale in Italia, è proprio quello delle Regioni, che hanno dato ampie, ripetute e diffuse prove di malgoverno, di malcostume e di incompetenza. Altra cosa è il legittimo desiderio delle istituzioni locali di amministrarsi con efficienza ed equità, e perciò esse sono spesso molto critiche, giustamente, con i disservizi, la burocrazia e i ritardi inescusabili dello Stato e dei suoi organismi. Il Veneto non ha voglia di indipendenza, ma di autonomia. Non è contro la Nazione italiana, è contro un'idea di Stato che non funziona, e che vorrebbe funzionasse molto meglio. La richiesta di maggiore autonomia legislativa e amministrativa significa poter esercitare la responsabilità di scelte in leale e sempre costruttiva collaborazione con Roma.   

    — Molti veneti o siciliani non si identificano come italiani. Perché gli italiani non si sentono uniti da nord a sud? 

    — Non sono d'accordo. Ovunque ci sono italiani che parlano male di se stessi o che dicono di sentirsi poco italiani: è la moda dell'autodenigrazione da bar sport, tanto assurda quanto consolatoria, perché consente di fare del vittimismo gratuito. Ma non è affatto un fenomeno popolare: sono le piccole oligarchie ai vari livelli e poteri che si compiacciono, per ignoranza o narcisismo, di dire male di se stessi. Tale atteggiamento campanilistico non incide minimamente sulla consapevolezza della millenaria e sentitissima identità italiana. Che è fatta di lingua, di saper vivere con allegria ed eleganza, di coltivare con passione l'amore per il bello e per gli altri, dunque anche l'amore per la Patria.

    Dalla moda al cibo della buona tavola, dalla creatività alla cultura del lavoro, all'alta ricerca e tecnologia (basti un nome universale: la Ferrari), gli italiani sono ben consci e felici del Paese magnifico per storia e arte, natura e paesaggi di cui sono figli e figli dei figli. Soprattutto nei momenti importanti, gli italiani sono unitissimi da nord a sud. Anche se si divertono a passare le giornate a criticare e criticarsi come nessun altro popolo sulla Terra.

    — L'Italia è molto diversa al suo interno. L'orgoglio dell'essere napoletano, siciliano, veneto prima ancora di essere italiano può indebolire l'identità italiana in un Paese già diviso fra nord e sud? Forse ogni regione dovrebbe essere a statuto speciale?

    Una vista di Venezia
    © AFP 2018 / MARCO BERTORELLO

    — Non si può essere orgogliosi della propria Regione, che è un puro ente amministrativo. Si è, invece, orgogliosi dell'Italia e delle sue cento città (che poi sono più di ottomila…). Sono i municipi, piccoli e grandi, la vera e straordinaria spina dorsale lungo la Penisola. Semmai, "a statuto speciale" dovrebbero essere regolati i Comuni. Essi devono essere valorizzati sempre più, perché rappresentano l'antica memoria e il futuro di una nazione unica e molto amata nel mondo. Talvolta persino più amata dagli stranieri che da certi italiani brontoloni.

    Ma alla fine dei conti, e pur mai vantandosene come invece farebbero altri popoli nelle stesse circostanze, l'Italia è l'unico Paese a essere stato per tre volte, e in epoche così diverse e lontane fra loro, al centro del mondo: nell'epoca di Roma antica, al tempo del Rinascimento e durante il Risorgimento. Per questo l'Italia è così amata nell'universo, perché ha saputo contaminare ogni luogo dell'anima con la sua bellezza e grandezza, e contaminarsi della bellezza e delle grandezze altrui. Non per caso c'è il detto che tutte le strade del mondo portano a Roma.

    Roma è il ponte naturale fra l'Italia e l'universo. Specialmente con tanti muri veri, immaginari o immaginati all'orizzonte. E' impossibile pensare a un mondo senza l'Italia. Anche se, purtroppo, proprio questo accadrà ai prossimi Mondiali in Russia. Ma vedrete che la mancanza della Nazionale azzurra quattro volte campione del mondo, sarà notata e rimpianta da tutti.

    L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

    Tags:
    nazionalismo, Antonio Tajani, Sebastian Kurz, Giorgia Meloni, Veneto, Alto Adige, Sicilia, Italia
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