20:36 21 Maggio 2019
Centinaia di siriani sono radunati davanti all`ambasciata russa a Damasco coi ritratti di Vladimir Putin e Bashar al-Assad

Putin, vero protagonista in Medio Oriente

© AFP 2019 / Louai Beshara
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Tatiana Santi
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Vladimir Putin in visita alla base di Hmeimim a Latakia ha annunciato il ritiro delle forze russe dalla Siria. Il tour diplomatico del presidente russo, proseguito in Egitto e Turchia, è più loquace di mille parole e dimostra il ruolo di Mosca nella regione. Putin, vero protagonista in Medio Oriente.

Da Mosca fino ad Ankara, facendo tappa in Siria ed Egitto, il presidente russo in una sola giornata ha avuto colloqui con Assad, al-Sisi, il re di Giordania, Abu Mazen ed Erdogan. Al centro dell'incontro con il presidente egiziano al-Sisi importanti accordi commerciali e il progetto per la costruzione di una centrale nucleare a El Dabaa. La visita ufficiale in Egitto si ricollega ovviamente anche alla vicenda libica e al ruolo di mediatore della Russia. Al termine della serata ad Ankara invece si cementa l'alleanza fra Erdogan e Putin, cruciale per la crisi siriana.

Andrea Cucco
© Foto : ffoto fornita da Andrea Cucco
Andrea Cucco
Non solo Siria quindi, dove l'intervento militare russo è stato decisivo nella sconfitta di Daesh, si tratta di uno scacchiere ben più ampio, in cui Mosca ha riempito il vuoto politico lasciato dagli Stati Uniti e dall'Europa. Quali scenari futuri aspettano la Siria e quale ruolo giocherà la Russia nella regione? Sputnik Italia ha raggiunto per un'intervista Andrea Cucco, direttore di Difesa Online.

— Putin con una visita alla base a Latakia ha ordinato il ritiro delle truppe russe dalla Siria. Andrea, qual è stata la tua reazione e in generale qual è il tuo punto di vista sull'impegno russo nel Paese?

— La mentalità russa è stata quella di un estremo pragmatismo. Nel momento in cui è finita l'era Daesh in Siria, le casacche sono state sostituite con altre, non c'era più bisogno di una presenza militare combattente così forte. Bene o male le posizioni si sono congelate, perché siriani e russi da una parte, siriani "democratici" e americani sul terreno dall'altra fanno sì che non si possa più combattere con facilità. Ora tocca alla politica, alla diplomazia. Il pragmatismo di cui parlavo si riflette nella decisione di diminuire la presenza militare a terra.

Annunci di ritiri ne abbiamo sentiti parecchi negli anni partendo dall'Afghanistan. I ritiri possono essere annunciati a seconda delle evenienze sul terreno, che possono cambiare. È stato comunque un segnale importante per dare una svolta all'era ISIS. La dichiarazione sulla sconfitta dell'ISIS è seguita anche negli Stati Uniti. Mi viene da ridere pensando a quanti militari sono stati impegnati a livello internazionale per combattere contro un gruppo terrorista che ufficialmente non aveva nessun alleato…

— In due anni si è fatto molto di più che negli anni precedenti dalla cosiddetta coalizione occidentale, no?

— L'ultimo anno con il cambio di presidenza americano è stato risolutivo. Prima gli stessi militari americani, ma anche europei lamentavano la poca convinzione nel combattere l'ISIS. Nell'ultimo anno le cose sono cambiate e si è risolta la questione. Ora, bisogna vedere quanti hanno cambiato casacca e hanno indossato quella delle forze democratiche siriane continuando di fatto a mantenere una presenza sul terreno.

Dopo numerosi anni di lotta le forze governative siriane hanno raggiunto due anni fa un esaurimento di risorse ed energie. L'intervento russo è arrivato nel momento in cui era pragmaticamente necessario e indispensabile per salvare la situazione. Ora è il momento che i siriani riprendano in mano la situazione. Non vorrei che la glorificazione dell'intervento russo sul terreno faccia supporre che a tutto ci pensano i russi. Ora devono essere i siriani a portare a termine il lavoro sul piano militare e politico. Non è una missione compiuta né una vittoria, perché la Siria è parzialmente divisa.

— Nella stessa giornata Putin ha fatto tappa in Egitto e in Turchia. Questo viaggio mostra bene il modo di fare politica russo e anche il ruolo della Russia in Medio Oriente. Che cosa ne pensi?

Putin nella base di Hmeymim in Siria
© Sputnik . Mikhail Klimentyev
— Putin si sta dimostrando un eccellente politico a livello internazionale anche perché compensa la mancanza di autorevolezza degli Stati Uniti nella regione e il disinteresse che sta mostrando negli ultimi tempi lo stesso Trump. Putin è stato in Egitto, che significa anche Libia ad esempio. Al di là del confine il presidente russo si ritrova un importante alleato come il generale Haftar. La Libia fra l'altro a giorni vedrà la scadenza degli accordi di Skhirat che probabilmente saranno prorogati fino alle elezioni con il mantenimento in carica di Serraj, grazie al supporto americano. Speriamo fra qualche mese si darà vita ad un governo unitario.

Il presidente russo è andato in un'area chiave, ha incontrato anche il re di Giordania e Abu Mazen, oltre che il presidente al-Sisi. La Giordania è stato un Paese chiave nello stesso conflitto siriano, ora si sta riorganizzando tutta la geopolitica del Medio Oriente. Nella sera Putin ha raggiunto anche la Turchia di Erdogan, dimostrandosi un eccellente giocatore a livello globale che non perde tempo. Il tempismo è veramente importante, spero che il pragmatismo dimostrato nella questione siriana si rifletta anche nel riuscire a fornire soluzioni per altre vicende, come ad esempio Israele e il prossimo potenziale caos in Libia.

— Come ti immagini la Siria post-Daesh? Quali saranno i possibili scenari?

— La Siria post-Daesh mi sembra poco diversa da quella che è in questo momento. Bene o male ora si gioca a carte scoperte. Chi combatteva e chi sosteneva l'ISIS adesso sta sotto la propria bandiera e moltissimi combattenti dell'ISIS hanno indossato la divisa più facilmente spendibile, quella delle forze democratiche siriane. Già il termine "democratiche" fa sorridere…

I siriani, io ne ho conosciuti tanti, sono persone pacifiche. Da europeo non sono mai riuscito ad apprezzare a pieno la loro capacità di trovare compromessi e di andare oltre la vendicatività. Mi ha sempre sorpreso sentirmi dire che il perdono nei confronti di gente che ha commesso tante violenze è reale. Dopo anni di quella barbarie io personalmente non sarei stato capace di superare certi rancori.

Si parla sempre di musulmani come di persone estremiste, io, cresciuto in un'Europa cristiana, mi accorgo di come un Paese musulmano, ma laico, sia capace di trovare una soluzione molto più facilmente rispetto a come potrebbero fare altri Paesi "più civili e avanzati".

— Vorresti aggiungere qualcosa?

— Qualsiasi Paese civile avrebbe dovuto fare quello che ha fatto la Russia di fronte a tanta barbarie perpetrata sui siriani. Dal mio Paese mi sarei aspettato lo stesso. Fa onore alla Russia agire così com'era giusto. 

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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rapporti politico-militari, Crisi in Siria, Relazioni Russia-Turchia, lotta contro il terrorismo, Terrorismo, ISIS, Al Sisi, Recep Erdogan, Abu Mazen, Abdel Fattah al-Sisi, Vladimir Putin, Latakia, Siria, Latakia, Giordania, Egitto, Libia, Siria, Turchia, Europa, USA, Russia
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