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    Svizzero? No, di None

    © Sputnik. Igor Zarembo
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    Mario Sommossa
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    Se si domandasse a un qualunque europeo in quale Paesi si produce il miglior cioccolato del mondo, le risposte sarebbero probabilmente divise equamente tra Svizzera e Belgio.

    Purtroppo per loro, si sbaglierebbero tutti: il migliore cioccolato del mondo è italiano e precisamente è prodotto da una media impresa di None (cittadina vicino a Torino) che da lavoro a una sessantina di dipendenti e si chiama Domori.

    Non è il sentimento nazionalistico a consentirci di scriverlo: è la "bibbia" del mondo del cioccolato ad affermarlo. Più precisamente, si tratta di un volume pubblicato in Germania nel 2015 e tradotto in inglese (male, a detta dei bilingue) nello stesso anno: "Chocolate — The reference standard". I sottotitoli sono: "The chocolate tester 2015, the best chocolates and pralines in the world- what's behind it all".

    L'autore di questo ponderoso volume ha esaminato 4,400 prodotti di 550 produttori differenti in almeno 70 Paesi del mondo ed ha loro attribuito un valore qualitativo espresso in "fave" (come si fa con le "stelle" per i ristoranti).

    Ebbene, solo 25 case hanno ottenuto il giudizio massimo di sei stelle e soltanto una è italiana, la Domori. Come se non bastasse, ha voluto aggiungere: "Nessuno può contendere a Domori la sua eccellente posizione di miglior produttore di cioccolato al mondo".

    Se è vero che la Svizzera è tuttora il Paese che ne produce, ne esporta e ne consuma di più e che il Belgio fu il primo a produrre le famose "praline", Domori sembra essere stato il primo a ricavare le barrette di cioccolato dall'albero di cacao giudicato qualitativamente il migliore in assoluto, il Criollo.

    Siamo andati a guardare di cosa si trattasse e abbiamo scoperto che le tipologie di base degli alberi di questo inebriante frutto sono tre: il Forastero, il Trinitario e, appunto, il Criollo.

    Il primo offre la maggiore produttività ma anche i minori aromi naturali, il secondo è una via di mezzo e il terzo è di più complicata coltivazione, più soggetto a possibili malattie ma è anche quello che da' i frutti più profumati. Ovviamente, essendo maggiore la resa del Forastero, la gran parte delle industrie mondiali ricava i suoi prodotti da questa pianta che cresce soprattutto in Africa, Brasile e sud est asiatico. Va da sé che ne derivi ben l'ottanta percento della produzione mondiale. Il resto è Trinitario e solo meno dell'un percento viene dalla lavorazione dei frutti del Criollo, coltivato in Venezuela.

    Ci si domanderà perché la Domori ha deciso di puntare su di un prodotto più "difficile" e quindi più costoso sia per il produttore che per il consumatore e la risposta sta tutta nella passione per il cioccolato del suo fondatore, tale Gianluca Franzoni.  Bolognese, appena laureato in economia, si trovò in Venezuela nel non lontano 1997 e senti parlare di questa pianta quasi in via di estinzione che dava frutti profumatissimi. Tornato in Italia, gli bastò poco per decidere di buttarsi in un'impresa che puntava sulla produzione di un prodotto di qualità maggiore di quella allora in circolazione.

    Poiché Torino era (già dal 1600) la capitale italiana del cioccolato, fu lì che impiantò la sua fabbrica. Lo scorso anno ha venduto circa 500 tonnellate di prodotto e quest'anno conta di arrivare a 750 con un fatturato superiore agli 11 milioni di euro. Tra semilavorato destinato ad altri produttori o a pasticcerie e una serie di prodotti finiti venduti direttamente, questo cioccolato italiano è commercializzato in India, Germania, Stati Uniti, Francia, Giappone e, naturalmente, in Italia.

    Come italiani non possiamo che essere orgogliosi di essere la mecca qualitativa di questo "oro marrone" e siamo ancora più soddisfatti nel sapere che Domori non è la sola nel nostro Paese a dedicarsi alla produzione di tale leccornia.

    Basta ricordare, tra i non pochi prodotti di eccellenza, il cioccolato di Modica (Sicilia), forse l'unico al mondo a essere lavorato sempre e solo artigianalmente e quasi a freddo (troppo calore nelle fasi di lavorazione elimina i cattivi odori ma toglie anche gusto al prodotto finito). Grazie a enormi investimenti pubblicitari e a un marketing capillare i colossi svizzeri, francesi e britannici restano certamente i dominatori del mercato, ma quanto a qualità non possono che invidiarci.

    La buona notizia per tutti i golosi è che vari studi medici hanno certificato che mangiare cioccolato è un toccasana per il nostro corpo. L'Istituto Nazionale Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione ha scoperto che il cioccolato nero (non quello al latte, che invece non da' alcun beneficio) aumenta del 20 percento la concentrazione di antiossidanti nel sangue e diminuisce i rischi cardio-vascolari. Ha cioè lo stesso effetto, seppur potenziato, del tè verde, del vino rosso, del prezzemolo e delle cipolle. 

    Anche il prof. Roberto Corti dell'Università' di Zurigo sostiene in un suo studio che l'assunzione di cioccolato ritarda l'indurimento delle arterie nei fumatori oltre a diminuire i fenomeni depressivi.

    Ancor più interessante è scoprire che, come già sosteneva Giacomo Casanova, questo alimento è un potente afrodisiaco poiché ha l'effetto di aumentare il desiderio sessuale.

    Purtroppo, non tutto il cioccolato in circolazione si basa soltanto sul puro cacao. Una direttiva UE (la 200/36/CE fatta propria dalla normativa italiana con il decreto 178/2003) ha accolto le richieste delle grandi industrie straniere ed è ora possibile miscelare con il burro di cacao anche altri grassi vegetali (fino al 5%) quali olio di palma, burro d'illipe' del Borneo, grasso di shorea robusta, burro di karité, burro di cocum e nocciolo di mango.

    In Italia però una buona parte dei produttori continua a salvaguardare, come fa la Domori, la purezza del prodotto e continua a usare solo cacao e zucchero, continuando così a garantirci il massimo della qualità.

    L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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    Tags:
    Cioccolato, Belgio, Svizzera, Italia
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