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    L'unica fake news è continuare a venderci un’Italia che non c'è

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    Marco Fontana
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    Dal palco della Leopolda il Partito Democratico ha dichiarato guerra alle fake news, e lo ha fatto per voce di Andrea Stroppa, un giovane presentato alla platea come esperto di cybersicurezza e poi ridimensionato anche per via di qualche guaio con la Giustizia per le sue presunte attività di hackeraggio.

    Così, se da un lato il segretario di un importante partito italiano ha elevato al rango di guru informatico un personaggio dal curriculum ambiguo, dall'altro questo stesso partito afferma che l'Italia sia inondata da notizie false e tendenziose propagate da una mano malvagia che vuole avvantaggiare il Movimento Cinque Stelle e la Lega Nord. Lo studio prodotto da Stroppa l'enfant prodige, e approvato da Renzi l'ex enfant prodige, rivelerebbe la presenza di medesimi codici di Analytics e di Adsense per dare maggiore visibilità sul web a numerosi contenuti vicini ai rivali del PD. Ora, chiunque "smanetti" su Internet in modo un minimo professionale sa che la Rete viaggia su algoritmi derivanti dagli interessi dei singoli utenti, e se azzecchi questi temi in una versione moderna della catena di Sant'Antonio ciò che comunichi avrà più successo. Alla Leopolda, invece, c'è voluto un espertone con frequentazioni vicine ai servizi americani per paragonare il tentativo di orientare il consenso elettorale con una prassi già intrapresa da molti blogger, i quali col mero scopo di ricavarne denaro ricondividono notizie più o meno veritiere (attraverso un lo studio di questi algoritmi). Il proclama renziano è un perfetto esempio di bispensiero orwelliano: si incolpa una mano invisibile e potentissima di ogni bufala vagamente populista che spunta sul web, mentre al tempo stesso si accusa di complottismo chi osa contestare l'oggettività e l'imparzialità di giornali come La Stampa o Repubblica, dei cui proprietari si conoscono bene sia le frequentazioni "elitarie" sia le inclinazioni geopolitiche.

    E fa venire l'ulcera constatare fino a che punto si stia spingendo l'ambizione personalistica di quel baldanzoso giuovine che voleva rottamare un'intera generazione di politici. L'unica news veramente fake che sta circolando nella Penisola è il suo voler venderci l'immagine di un'Italia che non esiste. Purtroppo per i vari Renzi, Boldrini e altri desiderosi di imbavagliare l'opinione pubblica, la Rete evidenza le contraddizioni dei politici e ne sottolinea le frasi compromettenti che una volta sarebbero state cestinate subito insieme alla carta dei giornali su cui erano impresse. Oggi, invece, rimangono disponibili sul web, vengono discusse nella blogosfera, portano a prese di coscienza e alla formazione di un'opinione in modo autonomo rispetto al desiderio della classe politica dominante. Rammentiamo ancora lo sfogo della povera Botteri dopo la vittoria di Trump, quando ha ammesso l'impotenza del giornalismo di regime nel modellare le preferenze del popolo bue…

    Internet, quello strumento che forse doveva servire a indottrinare meglio le masse, è sfuggito di mano ai suoi creatori. Nella Rete le parole si alimentano da sole, grazie agli stessi algoritmi che la sorreggono e non certo grazie al subdolo intervento di un maligno "regime totalitario" estero (uno a scelta tra gli ultimi Stati canaglia sull'elenco disponibile presso le redazioni giornalistiche occidentali). Invece, se la Rete era nata proprio per ampliare la libertà di espressione, allora è assurdo volerla silenziare perché sta disturbando determinati circoli sovranazionali o certi potentati finanziari. D'altronde esistono anche fake news confezionate solo per fare sensazione e per accumulare clic: e se sono diffamatorie si possono perseguire penalmente, ma senza dover ricorrere a una censura generalizzata.

    Anche perché chi sceglie i censori? Questo nuovo tribunale informatico non sembra né ispirato né ancorato a principi di democrazia. Forse si tratta del team di Facebook, capace di chiudere una pagina contro l'islamizzazione di un Paese cristiano e al tempo di tollerarne una piena di bestemmie? O forse saranno quegli esperti d'informatica di Google & soci che ci vogliono imporre cosa è fake e cosa no, pur avendo in essere centinaia o migliaia di cause perché i suggerimenti dei motori di ricerca sono diffamatori?

    Auspiachiamo che i politici smettano di fare i moralizzatori informatici e inizino a occuparsi dei problemi reali dell'Italia, ad esempio la denatalità. Recentissimamente il Governo ha pensato bene di dimezzare il giá misero bonus bebè e di ridurne l'erogazione da 3 a 1 anno. Una scelta priva di senso logico, visto che l'emendamento alla Legge di Stabilità è passato proprio nel giorno in cui veniva comunicato il nuovo record negativo di nascite. Ma che gli italiani stiano scomparendo, nemmeno tanto lentamente, non bisogna che si sappia troppo in giro… ahi, è troppo tardi, le forze del Male hanno già diffuso la fake news che è in atto la sostituzione etnica! Anche a voler fare dell'ironia, su questo dibattito si scontrano gli interessi enormi di chi vede traballare le proprie rendite di posizione. È veramente una nuova guerra civile o forse è una guerra mondiale: e la prima vittima è stata la verità.

    L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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    legge di stabilità, fake news, La Repubblica, La Stampa, Movimento 5 Stelle, Lega Nord, M5S, Laura Boldrini, Matteo Renzi, Donald Trump, Italia
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