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14:48 21 Ottobre 2019
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Censura contro Sputnik e RT, un pericolo per la libertà di tutti

© Sputnik . Alexei Danichev
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Anche tu sei una vittima della propaganda russa? Non ti preoccupare, ora ci pensa Facebook! Dopo alcuni scandalosi provvedimenti europei contro i media russi, Google e Facebook annunciano guerra a Sputnik e RT, ma questa censura, in realtà, è un pericolo per la libertà di tutti.

Entro la fine dell'anno dovrebbe essere attivo un fantastico strumento di Facebook che consentirà agli utenti di capire se sono entrati in contatto con dei contenuti legati alla famigerata "propaganda" russa. Come se non bastasse l'altro colosso di internet Google ha promesso di deindicizzare Sputnik e RT dal settore delle notizie del motore di ricerca.

In altre parole Facebook e Google decideranno quello che è giusto e quello che è sbagliato, quali notizie sono vere e quali no. A condurre la guerra contro i media russi non sono soltanto delle aziende private, combattere o addirittura censurare l'informazione russa è uno degli obiettivi della task force europea East Stratcom. "La missione della verità", potremmo chiamarla così, sotto la guida di Federica Mogherini verrà finanziata con un milione di euro all'anno, soldi provenienti dal bilancio europeo.

Marco Zanni, europarlamentare del gruppo Europa delle Nazioni e della Libertà (ENF)
© Foto : fornita da Marco Zanni
Marco Zanni, europarlamentare del gruppo Europa delle Nazioni e della Libertà (ENF)

Ovviamente né Facebook né l'Unione europea non penserebbero mai e poi mai di adottare le stesse misure nei confronti dell'influenza mediatica americana nel mondo. Perché un ufficio dell'Ue o addirittura Facebook dovrebbe decidere quali notizie sono vere e quali no? Ora tocca alla Russia, ma nel mirino dei paladini della verità potrebbe finirci chiunque. Sputnik Italia ha raggiunto per un'intervista in merito Marco Zanni, europarlamentare del gruppo Europa delle Nazioni e della Libertà (ENF).

— Google ha deciso di nascondere le notizie di Sputnik e RT. Vi sarà inoltre uno strumento di Facebook per dire se si è stati vittima di "propaganda" russa. Marco Zanni, che cosa ne pensa di queste iniziative, possiamo parlare di un tentativo di censura?

— A mio avviso ci sono due livelli. Il livello politico riflette lo scontro che una certa parte del mondo occidentale sta attuando contro la Russia bollando alcuni organi di informazione russi come "propaganda" che influenza il normale processo democratico in altri Paesi. Questo è problematico perché inasprisce ancora di più i rapporti con la Russia e perché crea dei precedenti pericolosi. Si da il potere a delle autorità private di decidere cosa è vero e cosa è falso, non si sa però secondo quali criteri.

In secondo luogo il tema ancora più preoccupante è che i colossi della new economy di internet, colossi privati, possono manipolare un flusso di informazione importantissimo. Oggi gran parte delle campagne di informazione passa attraverso queste piattaforme. Non è un pericolo per la democrazia che tutta l'informazione sia gestita in maniera non trasparente da soggetti privati? Questo è un grosso interrogativo su cui bisogna iniziare a ragionare. Non è possibile che Facebook, Google o Twitter decidano cos'è vero e che cos'è falso. Non mi stupirei se il signor Zuckerberg sarà il prossimo candidato dei democratici alla presidenza degli Stati Uniti.

— Google e Facebook sono due aziende private, ma non sono le uniche ad operare contro l'informazione russa, si tratta di una lotta che si conduce anche a livello istituzionale. È attiva infatti la task force europea East Stratcom, dove un gruppo di esperti decide quali notizie sono vere e quali no. Lei ha deposto un'interrogazione parlamentare per fare chiarezza in merito, c'è stato un riscontro?

— No, non c'è stata alcuna risposta, perché i tempi di risposta della Commissione Europea alle persone che dovrebbero rappresentare i cittadini sono molto lunghi. Prima di un paio di mesi sicuramente non mi arriverà risposta, però sono molto curioso di capire quali meccanismi utilizzeranno. Dare questo potere ad un'autorità cosiddetta indipendente è pericoloso. Indipendente da cosa, dal controllo democratico dei cittadini? Tutto ciò è molto pericoloso.

L'informazione deve essere libera, nessuno può arrogarsi il diritto di dire se una cosa è vera o se una cosa è falsa. Più l'informazione è libera e più forme di informazione ci sono meglio è. Cercare di manipolare o decretare ciò che è vero e ciò che è falso io lo vedo come un tentativo di censura a fini politici. In una situazione di difficoltà per l'Unione europea vedere, anche da un punto di vista diplomatico, quello che stanno facendo alcuni Paesi sempre più importanti sullo scenario internazionale come la Russia dà fastidio.

— Cioè?

— L'ultimo summit che c'è stato fra Putin e tanti grandi governanti di Paesi che stanno assumendo nel mondo sempre più importanza ha dimostrato la capacità diplomatica della Russia. Una capacità pragmatica nel risolvere situazioni incandescenti come quella in Medioriente.

Questo dà fastidio e da lì nasce la volontà di muovere una guerra ad un Paese dicendo che le notizie che arrivano sono false per definizione e hanno lo scopo, non si sa perché, di influenzare le elezioni. Detto dagli americani, che un paio di elezioni le hanno anche manipolate in giro per il mondo è ridicolo. Da quale pulpito arriva la predica!

— La task force East Stratcom, che fra l'altro riceverà soldi dal bilancio europeo, un milione di euro all'anno, è un provvedimento che rientra nei parametri legali in materia di libertà di stampa e di espressione secondo lei?

— Il motivo della mia interrogazione è proprio quello: capire qual è il giustificativo nella legge europea di tale provvedimento. Voglio capire se l'istituzione di questa task force non va a ledere i diritti di libera informazione e di democrazia, scritti nei trattati europei. Ovviamente l'unico modo per riuscire a capirlo è quello di interrogare ufficialmente per via scritta la Commissione.

— Secondo lei perché in Unione europea non si prendono gli stessi provvedimenti nei confronti dell'influenza americana sull'informazione europea? Perché l'influenza americana non è mai stata un problema?

— Perché gli americani per 60 anni hanno controllato politicamente ed economicamente l'Europa occidentale, e adesso parte dell'Europa orientale, hanno creato un sistema di influenza che protegge i loro interessi: sovvenzioni ai partiti di governo, finanziamenti a società private e ad associazioni. È ovvio che hanno protetto i loro interessi e ora possono contare in Europa sull'appoggio di persone che tutelano gli interessi americani. Diverso è il discorso della Russia. Oggi l'interesse americano è quello di limitare l'influenza russa in Europa, di limitare la rinascita della Russia.

— Oggi il "nemico" è Mosca e i media russi, poi però può entrare nel mirino chiunque. Questa politica contro i media russi può rappresentare una minaccia per tutti in futuro?

— È una minaccia verso la libertà di tutti. Quando tu giustifichi e dai potere ad una società privata di cancellare dei contenuti o di manipolare l'informazione, a quel punto lo potrai fare con qualsiasi cosa. Per questo dico che siamo di fronte ad un grande pericolo e l'articolo del New York Times me lo dimostra anche per la campagna elettorale italiana. Domani potrebbero impedire a chi critica l'Unione europea e l'euro come me di esprimere queste posizioni dicendo che non è giusto o dicendo che sono delle bugie. Si va contro ad un fattore importante per ogni democrazia che è la pluralità e la libertà d'informazione. Quando si attuano provvedimenti pericolosi nei confronti di un Paese, poi ci si sente giustificati a farlo in qualsiasi altra occasione.

L'opinione dell'autore puo' non coincidere con la posizione della redazione.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

Tags:
censura, Media, Intervista, Sputnik, RT, Russia
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