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    Gombacci: “Europa rinnova le sanzioni russe come se fosse un abbonamento alla palestra”

    © Sputnik . Riccardo Pessarossi
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    Marina Tantushyan
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    I rapporti tra l’Ue e la Russia in passato definiti partnership “strategico” attualmente si trovano in una crisi profonda. A causa della guerra in Ucraina e dell’introduzione e dell’ennesimo rinnovo delle sanzioni, quasi tutti i settori di collaborazione bilaterale sono stati congelati.

    Per capire se si vede una luce in fondo a questo lunghissimo tunnel, Sputnik Italia si è rivolto a Marco Gombacci, analista politico, fondatore de "The European Post", ex consigliere politico al Parlamento europeo che vive e lavora da nove anni a Bruxelles.

    — Che aria si respira oggi a Bruxelles nei confronti di Mosca? La Russia è percepita nella capitale europea in modo coretto e adeguato in questo periodo?

    — A mio modo di vedere la situazione è molto grave. Abbiamo raggiunto il minimo storico. Dalla caduta del muro del Berlino questo è il momento peggiore di rapporti tra l'Unione Europea e Mosca e anche tra Washinton e Mosca.

    Quello che vedo io da Bruxelles è che molta gente vede e giudica la Russia a seconda delle proprie simpatie o meno per Putin. In realtà il discorso è molto più complicato, cioè manca un approfondimento dell'argomento, soprattutto dal punto di vista storico, culturale e politico. Adesso viviamo nell'epoca dei social media, i tweet sono buoni per mobilitare le masse ma non funzionano per fare i discorsi molto più approfonditi riguardo a cosa è la Russia, quale è la sua storia politica, quale è la cultura russa. Su questo la percezione della Russia in Europa è distorta perché noi come europei e buona parte dei politici, degli analisti europei a Bruxelles ma anche dei leader degli stati membri chiede alla Russia di essere più europea, quando questo, a mio modo di vedere, è un errore perché la Russia è la Russia. La Russia ha una storia millenaria e molto complicata, soprattutto la Russia è una nazione imperiale e l'impero è il carattere costitutivo della Russia per cui noi dobbiamo innanzitutto cominciare a capire come russi ragionano. Non pensare di chiedere russi di pensare come un italiano, come un tedesco o come uno svedese, i russi pensano come russi. 

    — Al suo rientro da Mosca il Ministro degli esteri italiano Angelino Alfano ha sottolineato che la tendenza negativa nei rapporti commerciali si è invertita, aggiungendo "pensiamo di poter esercitare una pressione politica importante all'interno dell'Unione Europea". A Suo avviso, il peso dell'Italia presso le istituzioni europei sia davvero sufficiente per poter sbloccare la situazione? L'Italia riuscirà a trovare un equilibrio tra Mosca e Bruxelles?

    Russia-UE
    © Sputnik . Vladimir Sergeev

    — Innanzitutto l'Italia deve assumere il ruolo di capofila per rilanciare i rapporti tra UE e Mosca. L'Italia per delle ragioni culturali e storiche ha sempre intrattenuto ottimi rapporti con Mosca. Se pensiamo anche dal punto storico, Mussolini, il capo del fascismo italiano intratteneva relazioni bilaterali con i bolscevichi russi. Anche nel dopoguerra le relazioni Italia-Russia sono state molto cordiali.

    Noi italiani abbiamo sempre mantenuto un buon rapporto con la Russia per cui l'Italia deve essere capofila per rilanciare le relazioni con Mosca. E questo deve essere però fatto non solo a parole e bilateralmente. Deve essere fatto prevalentemente a Bruxelles. Per cui in sede di Consiglio europeo, l'Italia deve chiedere un dibattito sulla questione russa perché adesso stiamo vedendo che le sanzioni contro la Russia vengono rinnovate quasi automaticamente, come se fosse un abbonamento alla palestra.

    Per superare questa situazione ci deve essere un dibattito a riguardo. Non si può lasciare altri paesi condurre la politica estera europea. Anche per questo l'Unione europea ha un ruolo fondamentale perché fin tanto che noi europei non troviamo un'identità comune o delle politiche comuni, l'Europa si troverà in una situazione di difficoltà. La Mogherini, che molti criticano, ad esempio, in realtà per certi aspetti sta facendo un discreto lavoro. Mi riferisco per esempio all'accordo sul nucleare iraniano, e poi Ue è stata capofila nella lotta del cambio climatico. Abbiamo visto che quando vi è una politica europea indipendente, ad esempio sull'accordo nucleare iraniano o sulla lotta del cambio climatico, l'Ue può agire unita ma separata dalla Russia e dagli Stati Uniti e devo dire che agisce bene. Se si riuscisse a fare lo stesso anche con i rapporti con Mosca, allora si vedrà un'Unione europea più forte in politica estera con dei vantaggi anche dal punto di vista commerciale e questo sarebbe sicuramente una spinta molto forte per il rilancio delle imprese, delle piccole e medie imprese europei e soprattutto delle PMI italiane che stanno soffrendo per via delle sanzioni contro la Russia. 

    — Lei sostiene che Trieste deve giocare tutte le sue carte per essere al centro del rilancio per le relazioni Italia-Russia e UE-Russia sia per la sua posizione geografica sia per il naturale sguardo ad Est della nostra città". Potrebbe concretizzare un po' cosa esattamente intende?

    — Trieste ha una mentalità molto aperta. Si trova nell'estremo nordest dell'Italia ed è la porta per l'Europa dell'est per cui da un punto di vista geografico, e da un punto di vista storico e culturale può giocare veramente un ruolo chiave tra Occidente e Oriente. Durante la guerra fredda Churchill fece il famoso discorso sulla "cortina di ferro" da Stettino nel Baltico a Trieste nell'Adriatico. Trieste era uno di due perni della "cortina di ferro". Fino al 1954 Trieste era un territorio libero, non si sapeva se sarebbe andato sotto la Jugoslavia o meno. Trieste ha sempre guardato all'Est dal punto di vista di commercio, dal punto di vista culturale, mitteleuropeo. Anche in questo caso Trieste come la città italiana riesce a giocare questo ruolo e l'Italia riesce ad essere capofila per il miglioramento delle relazioni fra l'Ue e la Russia. Questo significherebbe che tutta una serie di tasselli si stanno incastrando e veramente si potrebbe riuscire a creare quelle relazioni migliori che tanto auspichiamo. 

    — Qualche anno fa, parlando dell'interdipendenza tra Mosca e Bruxelles, l'ex presidente della commissione europea Romano Prodi ha detto che la Russia e Unione Europea sono come vodka e caviale, devono andare assieme. A Suo avviso, il quadro attuale, se gestito bene, potrebbe offrire vantaggi reciproci sia alla Russia che all'Ue?

    — Indubbiamente! Il Professore Prodi ha ragione. Lui sta anche lottando per rilanciare i rapporti tra Bruxelles e Mosca. Prodi è una persona di buon senso. Non parlare con la Russia in questo momento storico, soprattutto di lotta al terrorismo è assurdo. Guardiamo cosa è successo in Siria: in Siria lo Stato Islamico è stato sconfitto anche grazie all'intervento della Russia al Sud con Assad e adesso all'intervento degli Stati Uniti al nord con i curdi. Per cui in questo momento le due superpotenze come Russia e Stati Uniti si stanno parlando per capire cosa fare della Siria. E proprio in questo momento l'Unione europea è fuori.

    Auspicherei un ruolo più determinante dell'Unione europea di mediatore tra la Russia e gli Stati Uniti perché tra Mosca e Washington c'è un mondo, in questo mondo ci siamo anche noi europei e in politica estera noi dobbiamo contare. Per cui se Putin e Trump hanno fatto la dichiarazione congiunta da Vietnam sulla Siria, a me sarebbe piaciuto che ad un certo punto venisse anche coinvolta l'Unione europea e che potesse avere una voce forte a riguardo. Questo sarebbe potuto avvenire se l'UE avesse capito l'importanza e la necessità del suo ruolo con la Russia.

    — Possiamo ipotizzare che la questione ucraina nel tempo venga risolta, le sanzioni verranno tolte. Su quali principi sarà basato il nuovo modus vivendi? È possibile ritorno al vecchio modello del "partenariato strategico"?

    — Purtroppo non vedo una soluzione a breve periodo per cui i rapporti, a mio avviso, verranno migliorati ma è una questione di anni. In questi anni ovviamente cambiano i leader, soprattutto quelli europei, che possono a loro volta cambiare gli strumenti per risolvere la crisi. Adesso però prevedere quale sarebbe lo strumento di partenariato migliore tra l'Ue e la Russia è molto difficile. Quello che mi auspico che sia possibile riuscire a trovare una soluzione per rilanciare i rapporti, una volta è risolta la questione ucraina. 

    L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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    sanzioni antirusse, Sanzioni contro la Russia, Sanzioni, Sanzioni alla Russia, Proroga sanzioni, Angelino Alfano, Romano Prodi, Federica Mogherini, UE, USA, Russia
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