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    La Russia di oggi? Un modello di “democrazia sovrana”

    © Foto: Eliseo Bertolasi
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    Daniele Pozzati
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    “L'attuale governo russo,” spiega lo storico Paolo Borgognone a Sputnik Italia, “ha ripristinato la democrazia nel Paese,” perché ha capito che al concetto di democrazia “corrisponde quello di sovranità dello Stato e dei popoli costituenti la Federazione.”

    Storico, saggista, "pensatore indipendente, restio a rilasciare dichiarazioni scontate o politically correct" come lui stesso si definisce, Paolo Borgognone è autore di "Capire la Russia. Correnti politiche e dinamiche sociali nella Russia e nell'Ucraina postsovietiche", nonché di altri libri controcorrente come "Deplorevoli? L'America di Trump e i movimenti sovranisti in Europa" e "L'immagine sinistra della globalizzazione. Critica del radicalismo liberale". Lo abbiamo incontrato per parlare di come Europa e USA vedono la Russia. Di come potrebbero meglio comprenderla. E di cosa potrebbe celarsi dietro a tanti fraintendimenti e tensioni.

    — Tre edizioni in tre anni, la prima nel gennaio 2015. "Capire la Russia" ha indubbiamente ottenuto un certo favore di pubblico. Come nasce il suo libro? E ha avuto riscontro nelle reazioni di critica e addetti ai lavori?

    — Il libro è frutto del mio interesse nei confronti di tutto ciò che riguarda la storia, la cultura e il carattere nazionale della Russia e dei popoli d'Eurasia. "Capire la Russia" è, inoltre, un tentativo, organico e ben documentato, di rispondere alla vulgata russofobica che, in Italia, negli ultimi anni soprattutto, è divenuta, a livello giornalistico, preponderante. Il libro è un'interpretazione, da un punto di vista non convenzionale, del ruolo della Russia e dei suoi attori politici di riferimento nella costruzione di un mondo multipolare. "Capire la Russia" è stato accolto molto positivamente dalla critica di estrazione anticonformista e non mainstream, tanto è vero che non si contano gli attestati di stima e i riconoscimenti pubblici che ho ricevuto per averlo scritto. I media generalisti hanno invece ignorato il libro e lo hanno giudicato, facendo sfoggio di faziosità e zelo censorio, «troppo estremo». In "Capire la Russia" ho infatti contestato, a fondo, la narrativa russofobica che questi media veicolano con insistenza e semplicismo sconcertanti e tutto questo, per i corifei del mainstream, è intollerabile.

    — "Capire la Russia" analizza il periodo post-sovietico, dal crollo dell'URSS all'intervento in Siria, inclusa la crisi ucraina, in modo decisamente controcorrente. Come riassumerebbe le differenze fra il suo approccio e quello mainstream, l'unico con cui la maggior parte degli Italiani ha familiarità?

    — Il mio approccio è controcorrente poiché critico nei confronti dei moduli ideologici caratteristici della "società aperta" intesa come tentativo dispotico di una nuova classe globalizzata, cosmopolita e fermamente russofobica, di imporre il proprio dominio politico-culturale, militare ed economico su scala planetaria. Il mio approccio rifiuta nettamente il taglio atlantista dominante e pone pertanto in crisi i presupposti politico-antropologici su cui si fonda la narrativa del mainstream.

    — Come vede i rapporti tra Italia e Russia? E quelli tra UE e Russia?

    — I governi italiani che si sono succeduti negli ultimi anni hanno seguito, in politica estera, una linea appiattita sulle posizioni del Dipartimento di Stato americano. La politica di sanzioni economiche adottata dalla UE, su ordine americano, nei confronti della Russia, è antistorica oltre che ingiusta. L'Italia e la Russia, l'Europa (di cui l'attuale UE tecnocratica e atlantista rappresenta la negazione storica più schietta) e la Russia sono potenzialmente alleati naturali. Ovviamente, l'establishment americano fa di tutto, sulla base di precisi interessi economici e geopolitici, per contrastare l'avvicinamento tra Europa e Russia e, nel dopoguerra, ha creato la UE e le istituzioni tecnocratiche e militari sovranazionali, come il FMI, il G7 e la NATO, proprio per agganciare i Paesi europei al carro atlantico, tentando in questo modo di spezzare ogni ipotesi di convergenza euro-russa e, in prospettiva, eurasiatica.

    — Cosa risponderebbe a chi in Italia definisce la Russia odierna una "democratura"? Per citare le due accezioni più diffuse di tale espressione: sussistono elementi oggettivi perparlare di "democrazia limitata", o addirittura di "dittatura costituzionale"?

    — Il ceto politico-intellettuale che definisce la Russia "democratura" è un gruppo sociale dominato e cooptato dalle sopraccitate élite del potere economico americano. È pertanto prevedibile che il gruppo sociale dei giornalisti e dei politici mainstream lavori per demonizzare la Russia e il suo sistema politico. In realtà, chi non ha interessi speculativi da difendere e/o non è in malafede, riconosce apertamente che la Russia è un Paese democratico. L'attuale governo russo ha ripristinato la democrazia nel Paese, dopo le gravi difficoltà degli anni Novanta. Lo ha fatto creando il sistema di "democrazia sovrana". Ha capito che al concetto di democrazia deve corrisponde quello della sovranità dello Stato e dei popoli costituenti la Federazione. La definizione "democratura" non ha alcun valore politologico e ancor meno attendibilità storica. È un neologismo coniato dai media generalisti per legittimare, attraverso la demonizzazione della Russia e del suo sistema politico, le logiche neocoloniali occidentali centrate sulla tecnica del golpe postmoderno mediaticamente camuffato sotto la definizione di comodo di "rivoluzione colorata".

    — In Europa, soprattutto ad Est, c'è chi diffida della Russia odierna perché teme che voglia ricostituire uno spazio imperiale post-sovietico, la cui influenza si estenderebbe alle ex "province esterne". Persino autorevoli commentatori non sospettabili di russofobia, come il direttore di "Limes" Lucio Caracciolo, hanno parlato di "riflessi imperiali" a proposito della nuova Russia.

    — Senza dimenticare l'Unione Euroasiatica, in cui Mosca avrebbe fortemente voluto l'Ucraina primache il colpo di Stato impedisse all'allora presidente Janukovyč di aderirvi. Non c'è alcuna volontà egemonica da parte della Russia nell'ambito delle relazioni internazionali. La Russia chiede per sé di poter essere un attore internazionale riconosciuto e riconoscibile nel contesto di un mondo multipolare. L'Unione eurasiatica è un progetto geopolitico inclusivo e democratico, cui la UE dovrebbe guardare con più rispetto e interesse mentre invece le élite euro-atlantiche, decisamente ostili a tutto ciò che potrebbe porre in discussione i presupposti unipolari del sistema di relazioni internazionali centrato sul dominio Usa, perseverano nei loro piani di ulteriore espansione della NATO. Oggi l'unico pericolo, per i baltici come per l'Europa nel suo insieme, è rappresentato dal fanatismo di chi vorrebbe, a tutto detrimento degli interessi nazionali dei Paesi europei e a solo vantaggio di una ristretta cerchia di burocrati e affaristi americani, una ulteriore espansione della NATO a Est.Io non credo che le classi dirigenti delle repubbliche baltiche rappresentino integralmente l'opinione pubblica dei rispettivi Paesi. Tuttavia, nel Baltico esistono consistenti minoranze russofobiche organizzate, nazionaliste, fautrici della discriminazione dei russi residenti in quelle repubbliche ex sovietiche e schierate con la Nato sul piano politico e militare.

    Queste minoranze politiche organizzate potrebbero anche, in futuro, inaugurare una sorta di strategia della tensione ai confini con la Russia per poi recitare il ruolo delle vittime di un'inesistente "aggressione straniera" da parte di Mosca e chiedere così l'intervento della NATO, facendo da testa di ponte per fornire agli americani il pretesto per una escalation militare ai danni della Russia.

    L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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    Democrazia, Unione Economica Eurasiatica, USA, UE, Ucraina, Russia
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