21:18 23 Novembre 2017
Roma+ 15°C
Mosca-4°C
    Vladimir Putin e Donald Trump

    Putin e Trump, un dialogo osteggiato

    © Sputnik. Michael Klimentyev
    Opinioni
    URL abbreviato
    Tatiana Santi
    31229133

    In seguito ad un lungo tira e molla l’attesissimo bilaterale fra Putin e Trump al vertice in Vietnam è saltato, nonostante ciò i due leader si sono confrontati e hanno firmato un’importante nota congiunta sulla Siria. Necessario per gli equilibri mondiali, il dialogo fra Putin e Trump, purtroppo, viene osteggiato in tutti i modi.

    Per usare una frase di Donald Trump, solamente degli sciocchi possono ritenere che dei buoni rapporti con la Russia siano un male. Il Congresso americano però non è dello stesso avviso e tiene sotto scacco il presidente Trump utilizzando il fatidico Russiagate.

    Raffaele Marchetti, docente di relazioni internazionali all’Università Luiss Guido Carli
    © Foto: fornita da Raffaele Marchetti
    Raffaele Marchetti, docente di relazioni internazionali all’Università Luiss Guido Carli
    A margine del recente vertice Apec (Asia-Pacific Economic Cooperation) nella città vietnamita Da Nang, Putin e Trump hanno chiaramente dato prova di voler dialogare e cooperare. Non vi è stato un vero e proprio bilaterale, ma grazie a qualche breve incontro i due presidenti hanno firmato un documento estremamente significativo sulla volontà di "mantenere la sovranità, l'integrità territoriale e l'indipendenza della Siria".

    Ovviamente sono numerose le divergenze fra i due leader dalla Corea del Nord all'Ucraina, passando per la Crimea, una cosa però è certa: entrambi spingono per voltare pagina e per avviare un dialogo costruttivo. Sputnik Italia ha raggiunto per un'intervista in merito Raffaele Marchetti, docente di relazioni internazionali all'Università Luiss Guido Carli.

    — L'atteso bilaterale al vertice in Vietnam fra Trump e Putin è saltato. Raffaele Marchetti, come potremmo spiegare questo tira e molla?

    — Non è un tira e molla soltanto fra Trump e Putin, ma lo è anche all'interno dei due Paesi, in particolare all'interno degli Stati Uniti. È chiaro che annunciare questo incontro significa anche mandare un messaggio al Congresso, che in questo momento storico è particolarmente ostile. Annunciare l'incontro serve quindi anche per testare la possibile reazione del Congresso.

    — I due leader a margine del vertice si sono comunque parlati, è stata pubblicata una nota congiunta sulla Siria, in cui si parlava dell'impegno a mantenere l'integrità territoriale e la sovranità del Paese. Possiamo dire che alla fine Putin e Trump si vogliono parlare?

    — I due leader ovviamente hanno un interesse a discutere insieme e a trovare delle posizioni comuni su una serie di dossier. La questione mediorientale è particolarmente importante, perché c'è un conflitto in corso. Gli altri dossier fondamentali sono l'Ucraina e la Corea del Nord. Il problema è che non su tutti i dossier c'è la possibilità di una convergenza di vedute, mentre sulla Siria su alcune componenti c'è la possibilità di trovare un accordo. Se si parla di integrità territoriale sembra abbastanza ovvio che né gli Stati Uniti né la Russia vogliano una frammentazione dello Stato siriano. Diversi analisti ritengono che sia meglio dividere il Paese in tre, con una componente alauita, una sciita e una curda.

    Il comunicato stampa sembra suggerire che entrambi i leader sono contrari all'idea della frammentazione dello Stato siriano. Ovviamente i punti di divergenza sono molti, il discorso si basa sul destino della Siria, su cosa concedere ai curdi, che hanno contribuito alla liberazione di Raqqa e più in generale sul destino di Bashar al Assad. Si pensa quindi come ricostruire lo Stato siriano post conflitto, come gestire le sacche di sunniti radicali.

    È vero che sono state riconquistate le due città roccaforti dell'ISIS, ma è anche vero che molti terroristi sono ancora sul terreno, molti estremisti hanno le armi in mano, quindi la situazione è ben lontana dall'essere pacificata.

    — Trump durante la campagna elettorale l'anno scorso puntava molto sul dialogo con la Russia e su una distensione, che alla fin fine non è arrivata. Secondo lei il presidente americano non è totalmente libero di agire in questo senso?

    — Trump fin dai tempi della campagna elettorale e dal momento dell'insediamento in poi ha sempre avuto un atteggiamento più aperto al dialogo nei confronti della Russia. Il presidente nel sistema politico americano non è onnipotente, deve continuamente scendere a compromessi con il Congresso, che sia nella sua parte democratica sia nella sua parte repubblicana ha un atteggiamento di forte ostilità nei confronti della Russia.

    Donald Trump e leader nordcoreano Kim Jong-un
    © AP Photo/ Ahn Young-joon, File

    Il punto più caldo oggi è il cosiddetto Russiagate, cioè le accuse rivolte alla Russia di aver interferito illegittimamente nelle elezioni americane. Questa in realtà è solo la punta dell'iceberg della russofobia americana, che affonda in tanti altri dossier. Oggi si discute maggiormente del Russiagate, è il dossier su cui gli avversari di Trump fanno leva per metterlo in difficoltà.

    — Quindi?

    — Quindi Trump non è totalmente libero di interagire con la Russia, perché c'è la spada di Damocle del Russiagate che lo costringe ad essere molto prudente. Questo dossier infatti potrebbe essere strumentalizzato dagli avversari per creargli grossi guai. È il motivo centrale della riluttanza di Trump ad aprire un tavolo negoziale più ampio con la Russia. C'è comunque una serie di divergenze di opinioni: sulla Corea del nord Trump ha un atteggiamento molto più aggressivo, la Russia e la Cina tentano una soluzione più diplomatica. Sull'Ucraina e la Crimea le posizioni sono molto divergenti. C'è quindi una divergenza di sostanza e poi vi è il problema interno americano che si traduce in un'arma di ricatto del Congresso, il quale preclude molte possibilità di dialogo fra Trump e la Russia.

    — In prospettiva, guardando al futuro, secondo lei si avrà un riavvicinamento fra Mosca e Washington con Trump? Quale importanza avrebbe a livello internazionale un dialogo politico fra Putin e Trump?

    — È una domanda difficile, perché prevedere il futuro è assai complesso soprattutto con la presidenza Trump. Siamo in una fase di grande trasformazione del sistema internazionale e fondamentalmente la partita con la Russia è una partita a tre: fra gli Stati Uniti, la Cina e la Russia. Il rapporto con la Russia dipenderà anche dal rapporto che si instaura con la Cina. Se la tensione con la Cina aumenterà è chiaro che gli Stati Uniti avranno un interesse strategico a cercare di portare a sé la Russia. Se la situazione con la Cina fosse distesa gli Stati Uniti potrebbero permettersi di continuare ad avere una situazione di tensione con la Russia. È un gioco a tre in cui necessariamente serve la maggioranza dei due. Ci sarebbe una corsa all'alleato.

    — Ci sono altre partite decisive sullo scacchiere internazionale da questo punto di vista?

    — La questione iraniana è decisiva. L'Iran è un alleato storico della Russia, ma vi è anche la questione più specifica dell'accordo che viene sostenuto dalla Russia e dall'Europa. La Mogherini è andata a Washington per ribadire che non è opportuno far saltare l'accordo. Mosca, come sappiamo, è sulla stessa posizione. Sull'Iran c'è quindi un punto di frizione fra Mosca e Washington, ma potrebbe essere un punto di riapertura fra la Russia e l'Unione europea. Questo dossier, come la questione mediorientale, deve necessariamente coinvolgere sia la Russia sia gli Stati Uniti. Un dialogo fra Putin e Trump è ovviamente necessario.

    L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

    Tags:
    trattative, Donald Trump, Vladimir Putin, USA, Russia
    RegolamentoDiscussione
    Commenta via FacebookCommenta via Sputnik