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    Turchia e la diplomazia dei missili

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    Tatiana Santi
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    La NATO può tirare un sospiro di sollievo: la Turchia acquisterà i missili dal consorzio franco-italiano Eurosam. La notizia porta conforto all’Alleanza Atlantica dopo l’accordo per la fornitura ad Ankara dei sistemi missilistici russi S-400. Turchia e la diplomazia dei missili.

    A margine della riunione NATO a Bruxelles è stata firmata una lettera di intenti che porta all'acquisto da parte della Turchia dei missili terra-aria dal consorzio franco-italiano Eurosam. "Un caso positivo di cooperazione fra membri dell'Alleanza", ha definito così l'accordo un'Alleanza Atlantica notevolmente sollevata dopo il precedente contratto firmato da Ankara e Mosca per la fornitura degli S-400, affare da 2 miliardi di dollari.

    Mirko Molteni, giornalista esperto di storia e argomenti militari
    © Foto: fornita da Mirko Molteni
    Mirko Molteni, giornalista esperto di storia e argomenti militari
    In altre parole, la Turchia vuole dimostrare di poter scegliere autonomamente i propri nemici e i propri amici senza dover chiedere il permesso agli alleati più forti. Il gesto di Ankara, tentativo di mostrarsi come un attore egemone nella regione, fa sorgere il problema della compatibilità degli S-400 russi con il sistema missilistico NATO, soprattutto da un punto di vista politico. Ebbene, qual è il peso della vicenda missilistica e che ruolo ha il fattore Turchia nel complesso scacchiere siriano? Sputnik Italia ha raggiunto per un approfondimento Mirko Molteni, giornalista esperto di storia e argomenti militari.

    — La Turchia acquisterà i missili del consorzio franco-italiano Eurosam. Precedentemente Ankara ha firmato il contratto per i sistemi missilistici russi S-400. Mirko, la NATO avrà tirato un sospiro di sollievo ora con l'acquisto dei missili Eurosam?

    — La Turchia come sappiamo ha recentemente firmato un protocollo per lo sviluppo locale di missili del consorzio Eurosam, che però non contraddice il contratto annunciato in settembre per l'acquisto degli S-400 russi. Si tratta infatti di due sistemi che in qualche modo sono complementari: il missile Eurosam ha un raggio d'azione fino ad un centinaio di chilometri di distanza, mentre il missile S-400 russo Triumph, a seconda delle versioni, può colpire bersagli volanti fino a distanze da 250 a 400 chilometri. Entrambi i sistemi possono essere utili e inquadrati nella difesa aerea turca assicurando in un caso una difesa a breve medio raggio, nel caso dei missili russi invece una difesa aerea a maggior distanza.

    È vero che sono stati sollevati problemi di compatibilità dei missili russi con il sistema di difesa integrato della NATO. Nel caso degli S-400 russi si tratta comunque di battaglioni che dispongono di veicoli dai quali vengono lanciati i missili e anche di veicoli che trasportano i radar di scoperta già integrati con la batteria dei missili. In un battaglione di S-400 c'è quindi anche l'autocarro che trasporta il radar di scoperta capace di captare bersagli fino alla distanza di 600 chilometri. Il sistema russo è integrabile nella rete di difesa aerea turca. Del resto in settembre Erdogan ha confermato che è già stato versato un anticipo alla Russia del totale dei due miliardi e mezzo di dollari calcolati per la fornitura dei missili.

    — Non escludi quindi la possibilità che i due sistemi possano essere integrati come ritengono diversi analisti, secondo i quali sarebbe complicato dare alla Russia l'accesso ad alcuni dati della NATO?

    — Non è un problema tecnico insormontabile, semmai è un problema politico. Comprando questi sistemi sia da Paesi occidentali sia dalla Russia, la Turchia, pur essendo un Paese NATO, vuole ribadire il suo desiderio di giocare un ruolo autonomo come una potenza regionale.

    La Turchia considera l'appartenenza all'Alleanza Atlantica come una sorta di opportunità che però non contrasti la sua volontà di diventare un egemone nella regione.

    Inoltre, non dimentichiamoci, che la dirigenza turca attuale ha come obiettivo di lungo periodo quello di ritornare al ruolo della Turchia come punto di riferimento per tutto il mondo islamico, questo in chiave neo-ottomana, riprendendo per certi aspetti l'eredità geopolitica dell'Impero Ottomano. Per fare tutto ciò la Turchia deve cercare di dimostrare di poter decidere a piacere i propri amici e nemici senza farsi condizionare da alleati più forti.

    — La Turchia in altre parole cerca di mantenere buoni rapporti sia con la NATO sia con la Russia. I missili in questo caso quindi hanno un peso anche diplomatico?

    — Certo, hanno un peso diplomatico perché poi sono legati alla capacità strategica di difendere il proprio spazio aereo. Oltre tutto sappiamo che la Turchia ha una notevole industria locale di armamenti, che si è sviluppata tramite la produzione su licenza di sistemi d'arma importati e poi riprodotti sul posto. Chiaramente per la Turchia non è vicino il momento per potersi definire una vera e propria potenza come noi la intendiamo, ma è sulla buona strada. Basta vedere come Erdogan fin dal 2016 abbia fatto la voce grossa con gli Stati Uniti per la vicenda dell'imam Fethullah Gulen, rifugiato negli Stati Uniti accusato da Erdogan di essere la mente del tentato colpo di Stato del luglio 2016.

    — Al di là della vicenda dei missili, tenendo conto della guerra in Siria, qual è il ruolo della Turchia sullo scacchiere internazionale fra Unione Europea, Stati Uniti e Russia?

    — La Turchia nell'ambito della guerra siriana si trova in questo momento in una situazione particolare, perché da un lato non è mai stata amica del governo di Assad, d'altro canto però sta notando che si stanno rafforzando i curdi siriani della coalizione YPG sostenuta dagli Stati Uniti. Questo è un ulteriore motivo di contrasto fra Ankara e Washington. Anche in questa chiave si legge il riavvicinamento fra Turchia e Russia, in quanto Erdogan vuole anche sfruttare la diplomazia di Mosca come attore di mediazione in questa complicata partita.

    Per quanto riguarda i rapporti con l'Unione europea è sempre in bilico la questione dell'adesione della Turchia all'Unione. I negoziati si trascinano da molti anni, ma Erdogan stesso non si fa illusioni su questa porta, che l'Unione europea dimostra di non voler aprire totalmente. La Turchia nell'Unione europea rischierebbe di mettere in discussione gli stessi fondamenti dell'Europa aprendo ad un allargamento anche sul continente asiatico che snaturerebbe i capisaldi dell'Unione.

    L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

    Tags:
    s-400, Missili, NATO, Russia, Turchia
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