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    Il network mediterraneo della Russia

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    Alberto Cossu
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    La Russia ha sempre rivolto la propria attenzione ed ha sviluppato una vasta rete di relazioni con gli stati che si affacciano sul bacino del mediterraneo.

    Nel passato ha appoggiato i paesi del Nord Africa nel processo di decolonizzazione e partecipato al finanziamento di importanti investimenti nel settore delle grandi infrastrutture: la costruzione della diga di Assuan in Egitto, della diga Tilezdit e impianti metallurgici in Algeria e Marocco. Solamente dopo la caduta dell'Unione Sovietica questo processo ha avuto un momento di interruzione. E' ripreso nella metà degli anni 2000 e si è consolidato grazie alle frequenti visite del presidente Putin nel Nord Africa: Egitto, Tunisia, Palestina, Algeria e Marocco. Gli avvenimenti della primavera araba hanno raffreddato momentaneamente le relazioni che però sono riattivate in questi ultimi anni. La Federazione Russa ha strategicamente focalizzato la propria attenzione sul mediterraneo conseguentemente agli avvenimenti dell'Ucraina e alle sanzioni occidentali ed ha impresso maggiore forza al suo impegno politico, militare ed economico.

    Nel mediterraneo la Russia, approfittando delle troppe distrazioni occidentali, ha ripristinato una parziale collaborazione con la Turchia che controlla le vie di accesso al Mare nostrum, per evitare che la propria flotta rimanga bloccata nel Mar Nero. Ha stretto alleanze strategiche con la Siria e con alcuni paesi del Nord Africa. Inoltre ha costruito un poderosa strategia difensiva nel mar Nero rivolta a contenere la pressione occidentale e garantire la sicurezza nazionale anche contro il terrorismo fondamentalista. Il messaggio è chiaro. La Russia intende rimanere nel mediterraneo perché è un area geopolitica e geo-economica strategica che per Mosca è di primaria importanza. Gli accordi con la Siria relativi alle due basi militari di Tartus e Hmeimim nella provincia della Latakia, la prima ospita unità della marina russa e sottomarini nucleari mentre la seconda gli aerei da guerra, confermano una presenza destinata a durare per un arco di tempo piuttosto lungo. 

    Il recente intervento militare in Siria ha segnato la volontà di Mosca di voler giocare un ruolo attivo e da protagonista nelle vicende medio orientali. In seguito a questo atteggiamento propositivo è cambiata la percezione della Russia nel contesto globale. L'opinione pubblica e gli ambienti diplomatici internazionali, la considerano un attore da cui non si può prescindere per avviare sentieri di pace nel martoriato Medio-Oriente. Lo stesso presidente Trump nella sua campagna elettorale ha ripetutamente ribadito che costituisce un attore essenziale con il quale dialogare per avviare un processo di pace in Medio Oriente e sconfiggere il terrorismo fondamentalista.

    La presenza russa nel mediterraneo non è solo militare ma anche economica. E' uno dei principali fornitori dell'Italia di gas. E la recente acquisizione da parte di Rosneft di una quota del 30% nel giacimento Zohr, ceduta da Eni, ne rafforza il ruolo come player primario nel settore.

    La Russia è anche un grande produttore di materie prime alimentari, ha superato gli Stati Uniti e Canada ed è diventata il primo paese esportatore al mondo di grano. Paradossalmente è uno dei paesi che sta avendo effetti positivi dal riscaldamento climatico del pianeta, infatti, l'innalzamento delle temperature sta rendendo idonei vasti territori alle coltivazioni agricole ed in particolare dei cereali. Nei prossimi anni la Russia diventerà una vera e propria superpotenza nel settore cerealicolo e sarà in grado di soddisfare le esigenze alimentari di molti paesi attraverso le esportazioni di grano. Tra i maggiori acquirenti ci sono molti paesi africani tra cui la Nigeria e principalmente l'Egitto.

    La Federazione è però anche un grande importatore di prodotti agricoli mediterranei. Per questo motivo ha attivato degli speciali accordi che comportano la creazione di Corridoi Verdi per lo scambio di prodotti agricoli e la creazione di poli alimentari con la Tunisia e il Marocco. Tutto ciò anche come conseguenza delle misure restrittive assunte dai paesi occidentali a cui è seguito il divieto decretato da Mosca di importazione di una vasta gamma di prodotti agricoli dall'Unione Europea.

    Queste azioni si inquadrano in una strategia più ampia di contenimento degli effetti negativi delle sanzioni occidentali adottate in seguito all'annessione della Crimea da parte di Mosca. La Federazione Russa con il decreto n.778 del 7 agosto 2014 ha deciso, come risposta, di proibire l'importazione di 51 categorie di prodotti mettendo al bando frutta,verdura, formaggi, carne, salumi e pesce provenienti da Ue, Usa, Canada, Norvegia e Australia.

    In conseguenza di questa politica la Federazione Russa ha avviato un programma di sostituzione delle importazioni, con l'obiettivo di acquistare prodotti provenienti dai paesi non soggetti ad embargo. Inoltre intende sviluppare ed ammodernare l'industria nazionale in numerosi settori, in particolare agroalimentare, meccanico e manifatturiero.

    Ha inoltre avviato con diversi paesi del bacino del mediterraneo attività di cooperazione nei settori dell'energia, della ricerca di idrocarburi, dello sviluppo di energia nucleare ad usi civili, della lotta al terrorismo e del turismo.

    In Italia i capitali russi sono presenti in circa 104 imprese, secondo le più aggiornate rilevazioni dell'Ice. Gli investimenti più significativi sono nei settori della produzione metallurgica, della raffinazione del petrolio, delle telecomunicazioni, del turismo e dell'agroalimentare. 

    In questo ultimo settore il gruppo russo Russian Standard Corporation ha acquisito qualche anno fa la storica azienda vinicola Fratelli Gancia.

    Nel settore manifatturiero la United Company Rusal limited, che fa capo al gruppo Renova controllato dall'oligarca Viktor Vekselberg, con un fatturato di 8 miliardi di euro, secondo produttore mondiale di alluminio, è proprietaria dell'Euroallumia localizzata nel Sulcis in Sardegna. Attualmente l'azienda è in stato di crisi ma sta concordando con il governo programmi di ripresa della produzione ed investimenti pari a 200 milioni di euro.

    Il gruppo Rusal è un grande player globale nella produzione di alluminio ed ha come figura di riferimento l'oligarca Oleg Deripaska che lo partecipa attraverso EnGroup che è la più grande società indipendente russa di produzione di energia con un fatturato superiore ai 10 miliardi di dollari.

    Nel settore delle nuove tecnologie sempre il gruppo Renova, una conglomerata con diversi interessi dall'alluminio alle telecomunicazioni, controlla la società Octo Telematics, acquisita dal fondo italiano Charme II di Luca di Montezemolo. L'azienda opera nel settore della produzione di scatole nere per autoveicoli e dei big data. Il core business consiste nel vendere le scatole nere e mettere a disposizione delle assicurazioni le informazioni derivanti dalle black box installate sugli autoveicoli. Un settore in crescita dove vengono ideate e applicate tecnologie innovative.

    Eni
    © AP Photo/ Luca Bruno
    Il gigante petrolifero Rosneft è socio di minoranza attraverso un fondo satellite Neftegarant in Pirelli controllata da China Chem che ne detiene la maggioranza delle azioni. La Rosneft ha, invece, agli inizi del 2017 liquidato le partecipazioni in Saras, azienda controllata dalla famiglia Moratti, la più grande raffineria del mediterraneo localizzata a Sarroch. Un'operazione che ha permesso a Rosneft di costruire una vasta rete di relazioni di affari in Italia. Un altro gruppo russo del settore petrolifero Lukoil è presente in Italia a Priolo (Siracusa) dove controlla l'impianto ISAB operativo nel settore della raffinazione del petrolio. Lukoil sta valutando una cessione della proprietà.

    Oltre al settore petrolifero a cui si aggiungono gli accordi recenti di collaborazione con il gruppo Eni e Saipem i capitali russi sono presenti nel settore del turismo per esempio in Sardegna dove controllano uno dei più prestigiosi resort italiani Forte Village a Pula (Cagliari). Sempre nell'isola la Otkritie bank, uno dei principali istituti privati della Russia, attraverso il fondo Otkritie Disciplined Equity Fund è primo azionista di Tiscali società che opera nel settore delle telecomunicazioni. La Otkrytie, molto vicina al Cremlino, si trova in forte difficoltà finanziarie tanto che la Banca Centrale russa ha annunciato un salvataggio con risorse a valere su un fondo pubblico nazionale. Nel capitale di Tiscali figura anche la società russa Investment Construction Technology Group Ltd. 

    Sempre nel settore delle telecomunicazioni ed in particolare della telefonia i capitali della Russia sono presenti in uno dei principali operatori italiani di telefonia Wind. La Veon, uno dei principali operatori mondiali nel settore delle telecomunicazioni — partecipata in maggioranza da capitali russi che fanno capo alla società Altimo dell'oligarca Mikhail Friedman — controlla il 47% della Wind insieme con un fondo norvegese che detiene il 42% delle quote.

    Qualche mese fa è stato annunciato da un articolo del Sole 24 ore che le imprese del distretto tecnologico di Skolkovo nelle vicinanze di Mosca «hanno manifestato l'interesse di incontrare realtà italiane con cui avviare progetti comuni e partenariati nell'ambito della progettazione e produzione di micro satelliti». Ci sono trattative con il distretto aerospaziale della Sardegna per avviare una collaborazione. Intanto la cooperazione italo-russa cresce con Sirus progetto che — attraverso la simulazione di una missione spaziale — mira ad analizzare le reazioni dell'uomo allo stress in situazioni estreme

    La Federazione è, inoltre, attenta a sfruttare le opportunità offerte dalla Via della Seta. Ha avviato trattative con l'Egitto per la costruzione di una Free Trade Zone industriale localizzata a East Port Said per cogliere le possibilità che sono state create dal raddoppio del canale di Suez e dal transito delle grandi navi container. In Libia e Algeria è interessata al settore delle grandi infrastrutture.

    In conclusione Mosca è sempre più attenta ad espandere in modo discreto la sua presenza nel mediterraneo non solo militarmente ma anche economicamente ed in settori particolarmente strategici che non sono solo quelli del gas e petrolio.

    Il mediterraneo è considerato dalla Russia una priorità strategica non solo politicamente e militarmente ma anche economicamente. I motivi riguardano la vicinanza con i confini della Federazione e quindi attengono alla sicurezza nazionale. Il mediterraneo è un'area su cui convergono flussi migratori provenienti dal Nord e Centro Africa che potrebbero costituire una minaccia. Inoltre il fondamentalismo islamico rappresenta un ulteriore elemento capace di innescare processi di destabilizzazione degli equilibri della Federazione.

    La Federazione Russa sta diversificando la propria economia per svincolarsi dalla dipendenza dal petrolio. Il bilancio dello stato si regge in buona parte sulle entrate generate dai proventi realizzati dalle esportazioni del petrolio e poi di sistemi di difesa di cui è una delle maggiori esportatrici al mondo. Le sanzioni stanno spingendo la Federazione Russa verso un'accelerazione della diversificazione economica verso settori ad alto contenuto tecnologico tra cui l'aerospaziale ed il farmaceutico con la creazione di zone economiche speciali specializzate.

    I mercati del mediterraneo possono costituire un valido sbocco per le produzioni russe e rappresentare così un sostegno alla diversificazione produttiva che diventa un alternativa sempre più urgente in una situazione di prezzi del petrolio bassi.

    Nel futuro la Russia sarà probabilmente sempre più presente nello scenario mediterraneo, in linea con una politica estera multilaterale in cui l'interesse nazionale è prioritario, per giocare le sue carte da un punto di vista politico e militare, proteggere la sicurezza nazionale, contenere il fondamentalismo islamico, acquistare e vendere prodotti agricoli, trovare nuove opportunità di mercato per il proprio apparato produttivo e sostenere le società di punta dei settori avanzati delle telecomunicazioni e della ricerca innovativa.

    L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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