01:40 22 Gennaio 2021
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Il 4 novembre, il giorno dell'unità nazionale della Russia, il Primo Festival Culturale Internazionale «La Roma Russa» ha avuto luogo a Roma nel leggendario Palazzo Poli dove circa 200 anni fa, grazie alla principessa Zinaida Volkonskaja, nella città eterna brillavano i primi «Saloni russi». Essi univano i grandi scrittori e artisti dell'epoca.

Nel 1837, presso i "Saloni russi" Gogol per la prima volta ha recitato pubblicamente i primi capitoli delle "Anime morte".

Gli organizzatori del Festival credono che «La Roma Russa» sarà un evento annuale: una nuova piattaforma d'arte capace di promuovere la Cultura e la Letteratura Russa all'Estero, di attirare l'attenzione dei mezzi di comunicazione di massa internazionali, artisti, musicisti, scrittori provenienti da tutto il mondo. 

Per maggiori dettagli Sputnik Italia si è rivolto al membro del Consiglio degli esperti e la direttrice dell'Istituto italiano di Cultura di Mosca Olga Strada.

— Olga, come è nato il Primo Festival Culturale Internazionale «La Roma Russa»? 

— Il Primo Festival "La Roma russa" nasce da una felice intuizione degli ideatori di questa iniziativa volta a far rivivere lo spirito che aveva animato il celebre "salotto letterario", tenuto dalla principessa Zinaida Volkonskaja nelle sale di Palazzo Poli. Qui, in uno degli angoli più suggestivi di Roma, quasi due secoli or sono si incontravano, discutevano e animavano la vita culturale della città i maggiori esponenti della cultura russa ed europea, da Gogol' a Stendhal, da Brjullov a Vjazemskij. Donna appassionata e di vasti interessi, la principessa Volkonskaja, tra i numerosi suoi meriti, ebbe anche quello di integrare la cultura russa in un più ampio contesto europeo.

— Qual è lo scopo principale di questo evento? Che tipo di messaggio volete tramettere tramite il Festival «La Roma Russa»?

— Ritengo che questa iniziativa debba appunto continuare quel processo intrapreso da Zinajda Volkonskaja, cioè ampliare gli ambiti di conoscenza reciproca delle diverse sfere in cui la cultura russa contemporanea si manifesta, dalla letteratura all'arte, dalla musica alla filosofia. Negli ultimi anni l'interesse per quanto accade in Russia, non solo dal punto di vista politico, ma soprattutto da quello della cultura, come entità portatrice di una visione e sensibilità sua propria, è in costante crescita. Lo attestano le numerose mostre e manifestazioni che fioriscono in questi anni nelle città italiane.

— Potrebbe raccontare delle nomination del Festival? Basando su quali criteri sono stati scelti i primi premiati?

— Nel selezionare i nomi nelle diverse categorie si è tenuto conto di una serie di elementi, primo tra i quali la capacità di ognuno dei loro di creare un trait d'union tra la cultura russa e quella italiana. Nella categoria dell'arte la predilezione è andata ad un artista che con linguaggio contemporaneo ha saputo esprimere sia la grande tradizione dell'arte russa che quella italiana. Per la letteratura invece la scelta è caduta su uno scrittore, i cui romanzi sono tradotti in italiano, che è stato definito l'Umberto Eco russo per la sua capacità di navigare nella densità della dimensione temporale. Infine, si renderà omaggio ad un importante anniversario che cade quest'anno e che non riguarda il centenario della Rivoluzione d'ottobre ma un evento culturale-letterario che ha fatto epoca.

— La storia dei rapporti culturali romano-russi ha poco più di un millennio. A Suo avviso, a distanza di quasi due secoli Roma ancora ispira e rimane un punto di riferimento per gli scrittori e gli artisti contemporanei? La cosìdetta "Sindrome Romana" è ancora presente nelle loro opere? 

— Attualmente un capillare lavoro di ricerca è stato svolto da un gruppo di studiosi italiani, docenti di varie università, che hanno creato un portale e dato vita a più pubblicazioni sulla presenza delle comunità russe nel nostro Paese nel corso dei secoli.

Certamente Roma è ancora centro di attrazione e attenzione ma in un contesto culturale e internazionale più complesso e policentrico. L'interesse per Roma è multiforme e va dalla ricerca storica alla presenza turistica, da Roma come impareggiabile sito archeologico a sede di attività moderne come il cinema. Molti registi russi scelgono per le loro riprese questa città. Tra i tanti cito Vladimir Khotinenko che qui a girato qualche scena del suo film sulla vita di Dostoevskij. In questo senso Roma in un mondo profondamente mutato resta un punto di riferimento significativo. 

— Pensa che a Roma di oggi il Palazzo Poli potrà di nuovo rinascere diventando un centro principale per letterati e appassionati dei diversi generi di arte, musica, canto, pittura? 

— Ritengo che se questa iniziativa saprà tenere conto del ventaglio di possibilità che la modernità apre coniugandola alla ricchezza della tradizione e dialogando con essa, non potrà che essere territorio di appassionanti incontri e nuove prospettive.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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Tags:
festival, cultura, Relazioni Italia-Russia, Roma, Italia, Russia
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