23:53 26 Settembre 2020
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Il muro contro muro tra Barcellona e Madrid continua.

La giudice dell'Audiencia Nacional spagnola Carmen Lamela ha ordinato la detenzione provvisoria del vicepresidente Oriol Junqueras e di sette ministri del Governo catalano. Mentre il presidente destituito della Catalogna Carles Puigdemont in questo momento si trova in Belgio dove era riapparso a sorpresa lunedì scorso dopo aver abbandonato nella notte la Catalogna. Con lui altri quattro ex «consellers» (i ministri in carica dal gennaio dell'anno scorso) che formano, secondo un comunicato ufficiale di Puigdemont, ancora «il legittimo governo» in esilio. Cosa ci fa Carles Puigdemont a Bruxelles? Quali sono i veri motivi di questa fuga?

Sputnik Italia ne ha parlato con Dario Menor Torres, corrispondente in Italia del quotidiano spagnolo El Correo.

— Dario, quali sono le ragioni vere che si nascondono dietro la visita di Carles Puigdemont a Bruxelles?

— L'ex presidente catalano ha probabilmente provato ad internazionalizzare il conflitto. Lui ha fatto i tentativi simili anche nel passato, andando in Belgio e facendo continui appelli all'Europa. Ma, malgrado l'enorme sforzo profuso, la Repubblica Catalana, che lui ha dichiarato, non è stata riconosciuta da nessun paese. Infatti, tutti i soci europei hanno detto che si tratta degli affari interni della Spagna. Però Puigdemont ha comunque provato ad andare a Bruxelles di nuovo e ha fatto una conferenza stampa sempre parlando di questi temi. Adesso dobbiamo vedere un po' che reazione causerà questa visita perché finora il risultato era sempre lo stesso — l'appoggio unanime all'integrità della Spagna e alla democrazia spagnola.

— Qual era la reazione della stampa spagnola e delle autorità spagnole a questa visita nel cuore dell'Unione Europea? Come è stato considerato viaggio di Puigdemont tenendo presente che le autorità belga si tirano fuori da questa storia?

— C'è stato un po' di dubbio su possibilità per Puigdemont di chiedere una sorte di asilo in Belgio. Comunque alla fine lui stesso ha smentito questa ipotesi dicendo che vuole un giudizio con garanzie. A questo punto vorrei ricordare che la Spagna è un paese democratico e quindi vi posso assicurare che ci sono tutte le garanzie per questo processo. Per questo motivo la stampa spagnola ha parlato anche di una sorte di uno spettacolo che ha tentato di fare Carles Puigdemont che è andato a Bruxelles per essere di nuovo ascoltato. Ma come ho già detto prima, finora nessuno dei paesi europei ha riconosciuto l'indipendenza della Catalogna. Dalle autorità spagnole invece Puigdemont è considerato come un uomo libero che può andare dove vuole. Però, come è ben noto, nei prossimi giorni lui sarà processato e non dal governo ma dalle autorità giudiziarie perché in Spagna esiste una separazione di poteri. Se lui non si presenterà davanti ai giudici, probabilmente la giustizia spagnola dovrà chiedere le autorità belga di consegnarlo.

— Puigdemont ha accettato la sfida di Madrid per quanto riguarda le elezioni del 21 dicembre. Questo, a Suo avviso, significa che lui riconosce in qualche modo le autorità di Madrid?

— Si, devo dire che tutto questo è un po' paradossale perché Puigdemont dichiara l'indipendenza, poi scappa via in un altro paese, una parte del suo governo va con lui, l'altra parte — no, e adesso lui riconosce le elezioni del 21 dicembre… Alla fine nelle sue azioni c'è tanto controsenso e tantissima propaganda!

— La partecipazione di Puigdemont alle elezioni legalizza le sue dimissioni?

— Non sono sicuro che Puigdemont personalmente parteciperà alle elezioni del 21 dicembre. Perché lui ha detto che non voleva andare alle urne e che prendeva questo incarico solo per un tempo. Quindi, non si sa ancora con certezza se lui parteciperà o meno. Poi c'è un dubbio su quello che succederà con la questione giudiziaria e quindi se lui potrà o non potrà farlo. Comunque, penso, ci sarà una partecipazione del partito di Puigdemont che non ha ancora annunciato la sua decisione. Ma sembra che questo partito può scegliere un candidato che sarebbe non solo un indipendentista ma anche un legalista, cioè uno che continuerà a lavorare per questa indipendenza ma in un modo legale.

— Il leader catalano, da Bruxelles, accusa Madrid di aver chiuso il dialogo con la Catalogna. Perché il presidente Rajoy non è disponibile al dialogo con le autorità catalane?

— Da una parte non è vero che Rajoy non è disposto al dialogo. Lui ha semplicemente detto che si deve dialogare dentro della costituzione e dentro le leggi attuali. Il problema è che adesso c'è una sfida fuori dalle leggi. Uno può essere perfettamente d'accordo a cambiare la costituzione ma ci vuole un percorso legittimo per farlo. Non si fa se tu ti metti fuori da tutte le leggi, violi la costituzione e freni il funzionamento del parlamento e poi dici: "dialoghiamo". Ma dialoghiamo su che cosa? Semplicemente per accordarci come vai avanti con questa sorte di colpo di stato regionale? No, così non si arriva da nessuna parte! Infatti, adesso c'è un tavolo per la riforma della costituzione che, a mio avviso, è il posto migliore per questo dialogo. E devo dire che i partiti indipendentisti sono pure invitati a partecipare.

— Quale a Suo avviso potrebbe essere la soluzione, la via d'uscita da questa crisi?

— La prima tappa sono le elezioni del 21 dicembre. Vediamo che tipo di parlamento catalano uscirà da questo voto, vediamo pure quale sarà la maggioranza perché, secondo la legge elettorale catalana, il percentuale dei voti non sempre è uguale alla distribuzione dei seggi. Questa situazione degli ultimi mesi ha tirato fuori tante passioni e io penso che ci sarà una partecipazione altissima. Poi seconda tappa — dobbiamo vedere cosa succede con questo tavolo per la riforma della costituzione. Ciò potrebbe essere l'opportunità migliore per provare a trovare una posizione della Catalogna dentro la Spagna nella quale la maggior parte dei catalani si sentono comodi. E poi speriamo che pian piano ci sia una tranquillizzazione generale della situazione perché nell'ultimo mese è stata una tensione molto alta. Malgrado questo, per fortuna e grazie alla maturità della nostra società, non c'è stato spargimento di sangue. Io mi auguro che tutto si risolva e si arriva ad una soluzione che permetta alla gente di stare tranquilla dentro questa nuova strutturalizzazione della Spagna.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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Tags:
Indipendenza della Catalogna, Mariano Rajoy, Carles Puigdemont, Europa, Bruxelles, Spagna, Catalogna
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