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07:39 20 Ottobre 2019
Militare lettone con la bandiera della NATO

Che senso ha la NATO oggi?

© REUTERS / Ints Kalnins
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Fondata nel lontano 1949, l’Alleanza Atlantica oggi non è più lo strumento difensivo così com’è stato concepito nel dopoguerra. Il mondo in quasi 70 anni è drasticamente cambiato e nonostante la guerra fredda sia finita, la Russia continua ad essere dipinta come un nemico da combattere. Che senso ha la NATO oggi?

Andrea Cucco
© Foto : ffoto fornita da Andrea Cucco
Andrea Cucco
I russi sono il male, la Russia distorce l'informazione e produce fake news per manipolare i Paesi europei. Questo è il tormentone che risuona in Occidente come un mantra per giustificare esercitazioni militari e scelte politiche in chiave antirussa.

La NATO oggi è uno strumento obsoleto che non rappresenta i fini difensivi delle sue origini, ma semmai interessi economici legati al business degli armamenti. Quali sono le prospettive dell'Alleanza Atlantica?

"Ci sono molti Paesi della NATO che hanno strategie sul campo e interessi diversi. Che senso ha partecipare ad un'Alleanza quando poi singolarmente ognuno fa il contrario dell'altro?" è una riflessione espressa in un'intervista a Sputnik Italia da Andrea Cucco, direttore di Difesa Online.

— Andrea, che cosa ne pensi delle ultime esercitazioni NATO, in particolare "Silver Arrow" appena conclusa in Lettonia, nella quale ha partecipato anche l'Italia? Qual è il loro obiettivo?

— Si tratta di esercitazioni normali per la NATO, il numero di partecipanti da 11 Paesi è di solo 3500 uomini, niente di eccessivo. È abbastanza fisiologico che un'Alleanza militare debba addestrare i propri uomini, sono esercitazioni con militari da 11 diversi Paesi con sfumature diverse nelle procedure, a partire dalle lingue diverse. Non ci vedo niente di particolare.

Complesso militare per le forze NATO a Tapa (Estonia)
© Foto : Kaitseväe Peastaap / rms Hardi Liuhka
Quello che è anomalo invece è l'utilizzo di esercitazioni militari spesso usate per poi giustificare attacchi ad altri Paesi oppure il fatto di parlare di provocazioni. Manovre militari per fini bellici sono qualcosa che non si usa più da molto tempo. Oggi la guerra si fa in altri modi: con le sanzioni, la maniera più subdola e pericolosa è la distorsione dell'informazione. Parlando della NATO una delle caratteristiche dei Paesi alleati è di parlare di distorsione di informazione riferendosi ad altri attori, quando poi sono i primi a farlo. Gran parte dei Paesi membri utilizzano questa logica e questo strumento militare. Ci ricordiamo quello che è successo in Libia nel 2011: tutto è stato innescato attraverso menzogne raccontate dai media, menzogne che hanno portato all'intervento della stessa NATO. C'è un episodio recente abbastanza singolare, che se non fosse grave, farebbe ridere.

— Cioè?

— Dieci giorni fa al NATO Defense College di Roma è stato organizzato un convegno sulle fake news. Sono stati riportati tanti esempi parlando della possibilità di manipolare le informazioni a fini politici e militari, tutto ciò puntando il dito su Paesi come Russia e Cina, come principali colpevoli delle fake news. In Italia però questo si definisce "il bue che dice cornuto all'asino".

Quando in tanti Paesi occidentali utilizzano da tempo la manipolazione dell'informazione per ottenere fini geopolitici e militari sul campo è veramente ipocrita organizzare un convegno sulle fake news parlando di altri. Bisogna almeno avere la decenza di stare zitti.

— La minaccia è cambiata e ha preso nuove forme. Non sono più i carri armati a fare paura e a muovere i conflitti, bensì l'informazione, internet e i cyber attacchi. Effettivamente bisognerebbe investire di più nella cyber sicurezza, no?

— Sotto l'aspetto cyber gli investimenti stanno partendo, ci sono Paesi molto più avanzati, in Italia siamo ai confini, ci stiamo adeguando con i nostri tempi. Andrebbe rivista la politica di fondo. Tornando alla NATO va detto che è un'Alleanza nata quasi 70 anni fa in un contesto completamente lontano. La NATO aveva una logica ai tempi della guerra fredda, in cui i Paesi della NATO si sentivano dalla parte del giusto e soprattutto del libero. L'informazione a quei tempi era qualcosa di assai poco messo in discussione.

Far parte di un'Alleanza in cui la filosofia di fondo di tanti Paesi non è più univoca e capace di tenere assieme politiche estere diverse mette in crisi la stessa NATO. Rimaniamo all'esempio della Libia: ci sono molti Paesi della NATO che hanno strategie sul campo e interessi diversi. Che senso ha partecipare ad un'Alleanza quando poi singolarmente ognuno fa il contrario dell'altro? Inoltre è un'Alleanza nata 70 anni fa per scopi difensivi. Oggi potremmo parlare di fini commerciali, qualsiasi Paese che entra a farne parte deve uniformarsi allo standard e alle dotazioni. Il business degli armamenti non è un aspetto indifferente, può giustificare la tenuta di quest'alleanza, che si trova a mio avviso in profonda crisi di valori e identità. Sputnik è un media russo, e proprio la Russia è l'ultimo Paese che andrebbe aggredito.

— Si investe molto invece sul fronte Est parlando sempre della famosa minaccia russa. Perché si continua a spendere facendo della Russia un nemico?

— È un errore strategico. In quanto ai conflitti nella storia, lo dicevano già i romani che per fare la guerra servono tre cose: il denaro, il denaro e altro denaro. L'aspetto economico è fondamentale nella vittoria in qualsiasi situazione, al di là degli eroi e del valore. Alla fine prevale sempre la potenza economica e la vera minaccia che si dovrà affrontare in futuro è un gigante economico come la Cina. Questo si sa benissimo, ma si perde tempo altrove e si fanno degli errori. Affrontare un gigante come la Cina sarà tremendo, dovranno esserci attori neutrali, sarà indispensabile che la Russia rimanga neutrale.

— La NATO dovrebbe concentrarsi maggiormente sul fronte Sud e sulla lotta al terrorismo. Che ne pensi?

— Ho una considerazione del terrorismo piuttosto anomala, in quanto mi chiedo se esista come fenomeno a sé stante. Dopo esser stato l'anno scorso due volte in Siria sentir parlare di terrorismo è dura, quando poi abbiamo chiamato "ribelli democratici" dei veri terroristi. Sono persone che sono state pagate e addestrate da Paesi occidentali.

Spesso, anche nella nostra storia nazionale, abbiamo avuto tanti esempi di terrorismo di facciata e non di sostanza. Ci sono tanti attori e logiche dietro per ottenere un fine. La guerra al terrorismo è una cosa su cui ci si impegna, si sprecano tante parole, ma è un fenomeno che andrebbe rivisto e combattuto in un'altra maniera.

Mi preoccupò più di altre esperienze incontrare un curdo lo scorso anno, sequestrato dall'ISIS per un anno, che mi raccontò come il padre e il figlio feriti durante i rapimenti dal loro villaggio furono curati da medici francesi dell'ISIS. Non si trattava di francesi di origine medio orientale, erano veri francesi, non capivano l'arabo e non erano musulmani. Un conto è quello che avviene di facciata, un conto è quello che si sviluppa dietro le quinte. Il terrorismo è un argomento pericoloso che andrebbe trattato con più onestà.

— Prima dicevi che la NATO sta attraversando una crisi. Secondo te in futuro l'Alleanza cambierà formato? Quali sono le prospettive con Trump presidente?

— La NATO è un'alleanza limitata in un'area geografica nel mondo, anche se poi interviene in Afghanistan. La NATO è comunque sia datata come formula aggregatrice a livello mondiale, perché è limitata di fatto al nord America e ai Paesi europei. Vanno ripensati i valori della stessa alleanza. Sembra sempre un giocattolo in mano a qualcun altro. Speriamo che il presidente americano possa essere più originale e innovativo delle accuse che gli vengono fatte. Credo che il presidente americano abbia molte carte da giocare, ma non è più la politica a comandare da tanto tempo. Bisognerebbe recuperare certi valori, anche per evitare informazione ipocrita. Da noi si parla di democrazia e libertà e poi si diffondono menzogne. Dopo 70 anni è talmente cambiato il mondo che è ridicolo mantenere un'alleanza simile o pensare che sia valida in un contesto totalmente diverso da quello in cui è nata.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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