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    Vampiro

    Perché il mito del vampiro affascina?

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    Tatiana Santi
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    Il mito dei vampiri sembra essere veramente eterno, questo strano personaggio terrorizza e attrae allo stesso tempo. Dopo secoli di romanzi e leggende i vampiri piacciono molto anche oggi e riempiono gli scaffali delle librerie, i cinema e gli schermi televisivi. Perché il mito del vampiro affascina?

    Il vampiro oggi è più seducente che mai, dall'uscita sui grandi schermi della famosa saga Twilight vi è stato un vero boom di romanzi e serie tv dedicata ai succhia sangue. Gli adolescenti adorano le storie legate ai vampiri, la cui rappresentazione però è cambiata significativamente con il passare del tempo.

    Il vampiro seducente e pure buono di Twilight nelle prime opere letterarie risalenti al XIX in realtà veniva rappresentato come una creatura orrenda e per niente graziosa. Un esempio su tutti è l'antenato dei vampiri cinematografici di oggi: Dracula, romanzo scritto da Bram Stoker. Ebbene, com'è cambiata la rappresentazione del vampiro nel corso dei secoli e perché questo personaggio risulta sempre talmente affascinante? Sputnik Italia ne ha parlato con Franco Pezzini, saggista che si occupa di immaginario, di relazioni fra mito e forme artistiche.

    Franco Pezzini
    © Foto : fornita da Franco Pezzini
    Franco Pezzini

    — Franco, perché la figura del vampiro affascina così tanto?

    — Bisogna intanto capire che cosa intendiamo per vampiro. Ogni generazione in qualche modo ha un suo vampiro di riferimento. Se io parlo con un ragazzo di vent'anni o un adolescente di 15 lui avrà in mente il vampiro alla Twilight, che è una creatura estremamente diversa dal vampiro della mia generazione. Per me l'immagine del vampiro era quella dei grandi attori che hanno recitato negli anni '60 '70, fra cui Christopher Lee come Dracula. Questi sono vampiri nati dall'elaborazione letteraria e cinematografica, niente a che vedere con il vampiro delle tradizioni folcloriche. Il vampiro è una figura "in progress", nei secoli il vampiro cambia, diventa tutt'altro.

    — Com'è cambiata nei secoli la rappresentazione del vampiro?

    — Faccio riferimento all'Italia e in generale all'Europa Occidentale. Ci siamo imbattuti per la prima volta nella categoria vampiro . Con la pace di Passarowitz fra la Repubblica di Venezia e l'Impero Ottomano una serie di territori passano all'Austria. Questi territori sono territori rurali, poveri, molto arretrati e pieni di superstizioni, fra cui quella sui vampiri. L'amministrazione austriaca si trova a dover fronteggiare diversi nuovi fenomeni nei villaggi: l'apertura di tombe, corpi trafitti perché ritenuti vampiri e via dicendo. Per l'amministrazione asburgica è stato un problema, hanno cominciato a studiare il caso e a metà del ‘700 il medico a cui si era rivolta l'imperatrice Maria Teresa realizza una sorta di inchiesta dove spiega che si tratta di semplici superstizioni legate all'ignoranza.

    Comic Con Russia.
    © Sputnik . Natalia Seliverstova

    In contemporanea con queste notizie che arrivavano nell'Impero Austriaco e quindi alla fine anche in Italia, la voce si è sparsa in tutta Europa e all'improvviso di vampiri si parla ovunque. Compaiono libri e gazzette sui vampiri, dall'Inghilterra al Regno di Napoli, dalla Francia alla Germania. Voltaire scrive: "non si sentiva parlare che di vampiri!" Questi vampiri però sono delle creature orrende, a quell'epoca inizia a girare il termine "vampir" nei giornali. Il rapporto fra il vampiro e i media risale al ‘700. Il vampiro, possiamo dire, è una creatura mediatica. Comunque in origine non si tratta di creature graziose e carine.

    — Come si è arrivati al vampiro affascinante e bello?

    — Nel ‘700 tutte quelle notizie arrivano alla letteratura. In particolare attraverso il romanzo gotico il vampiro è una delle figure che viene ripresa, ma non è l'unica. Arrivando nel romanzo gotico il vampiro viene trasformato, non è più orrendo e disgustoso, personaggio che ai lettori non interessava. Ora il vampiro deve essere una creatura in qualche modo capace di sedurre, anche se per molto tempo il vampiro letterario sarà comunque una figura bruttarella. Dracula può sedurre alcune donne nel romanzo di Stoker, ma in realtà è una creatura lupesca coperta di peli, ha il fiato che puzza.

    Mano a mano che passa il tempo, il vampiro diventa sempre più grazioso, lo vediamo benissimo nel cinema. Il Nosferatu di Murnau è un predatore abbastanza disgustoso. Si arriva poi però a Christopher Lee, la cui carica erotica è completamente esplicita, ma in maniera misurata e censurata, certe cose non si potevano far vedere. Se noi vediamo il film della Hammer con Christopher Lee si coglie benissimo la carica erotica. Proprio allora il vampiro acquisisce i canini lunghi che diventano un elemento noto a tutti; sono canini fallici in qualche modo. Da questo momento in poi il vampiro diventerà sempre più carino, vedremo il film "Intervista col vampiro" con Tom Cruise arrivando ad Edward Cullen di Twilight. Sempre più carino alla fine il vampiro non poteva che diventare anche buono.

    — Perché il vampiro piace tanto anche oggi? Quali elementi attraggono il pubblico?

    — Il vampiro è una creatura intermedia, è qualcosa che sta fra la vita e la morte, fra il fisico e il fantasmatico. È una figura dell'indicibilità, in un'epoca come quella che viviamo oggi in cui la gente adulta crede ancora di essere adolescente e in cui non ci si vuole chiudere nelle possibilità, il vampiro è il patrono ideale di questo tipo di situazione.

    Il vampiro è qualcuno che non si consuma nella morte, ma vive a cavallo fra i due mondi. È una figura arcaicissima, qualcuno ipotizza che la credenza nel vampiro sia una delle prime forme di credo religioso dell'umanità. In fondo il fatto che un morto possa tornare ha sempre colpito, del resto nelle sepolture arcaiche troviamo sovente corpi bloccati con pietre o con paletti in modo da impedire loro di tornare. Il vampiro folclorico era un personaggio morto da poco il quale torna dai parenti, nei resoconti settecenteschi questa cosa è chiarissima. Il vampiro letterario invece ha centinaia di anni. Io ho condotto delle ricerche in Stiria su un caso poco studiato, la storia di Carmilla, la vampira di Sheridan Le Fanu, una delle storie sui vampiri più belle ed eleganti. Ecco lei, secondo la leggenda sarebbe morta centinaia di anni prima.

    — Com'è il vampiro di oggi?

    — Oggi viviamo in un mondo pop, dove i ragazzi costituiscono un target di riferimento importante per i registi e gli editori. Pensiamo a tutto quello che è successo negli anni di Twilight, c'è stato un boom di romanzi simil Twilight.

    Questo tema acquisisce negli occhi di un pubblico giovane un fascino particolare che ovviamente è composto anche da fascinazione fisica. Proprio il vampiro ha permesso nella letteratura di parlare in modo velato di una serie di temi legati all'erotismo e alla sessualità. Nell'800 erano temi censuratissimi e venivano presentati per allusioni.

    Oggi ci sono meno freni e censure, il tutto diventa esplicito, così si perde però il fantastico. La storia di Twilight è una fantasy, non è più fantastico, ma meraviglioso a dirla con Todorov. Il meraviglioso è quando incontro un elfo, un nano, un mostro ed è normale che io li incontri; il fantastico è quando io mi trovo nella mia realtà e succedono delle cose che incrinano questa realtà. Il vampiro di Stoker si muoveva nel mondo del fantastico. Il vampiro di oggi è tutt'altro, Twilight, se vogliamo, alla fine è un romanzo rosa.

    — In Italia esiste la Lega Real Vampires, di cui noi abbiamo intervistato il presidente, è un'associazione con due mila tesserati. Qual è il tuo punto di vista in merito?

    — Ciascuno di noi ha le sue attrazioni e fascinazioni. Per la scienza identificare una categoria "real vampires" è un problema. Il richiamo al vampiro è comunque un legame con il cinema e la letteratura. Io rispetto il loro punto di vista, per la medicina però loro sono esseri umani come tutti gli altri. Il mito del vampiro parla a quello che noi siamo profondamente. Come dicevo, ogni generazione ha un suo vampiro, perché è una sorta di specchio dei desideri, dei timori, di speranze di un certo tipo di mondo. Ho letto nell'intervista che parlava della temperatura corporea più bassa della norma, io ho due figli, la loro temperatura corporea media è diversa. L'essere umano ha una serie di variabili personali infinite. Massimo rispetto per l'Associazione, ma io non parlerei di una specie diversa.

    L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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