18:53 15 Dicembre 2017
Roma+ 15°C
Mosca+ 2°C
    Rivoluzione d'ottobre

    Quell’Ottobre russo che ha cambiato il mondo

    © Sputnik. RIA Novosti
    Opinioni
    URL abbreviato
    Marina Tantushyan
    50212

    È passato un secolo esatto dalla Rivoluzione d’ottobre, che cambiò per sempre non soltanto la Russia ma tutto il mondo. A cento anni di distanza, quell’esperienza che segnò il Novecento, produsse miti, mobilitazioni, speranze, utopie, tragedie non può essere semplicemente archiviata ma merita invece di essere rivalutata.

    Anche in Italia non si perde l'occasione per ricordare quest'anniversario. L'11 novembre a Roma in occasione del centenario della Rivoluzione Sovietica avrà luogo una grande manifestazione in piazza. Inoltre, ci saranno numerosi incontri, mostre e presentazioni dei libri dedicati alla data.

    In viglia del centenario della rivoluzione russa, Sputnik si è rivolto a Michele Prospero, autore del libro «Ottobre 1917 — la rivoluzione pacifista di Lenin (Manifestolibri).

    — Prospero, ci potrebbe parlare del Suo volume? Ci sono aspetti di Lenin e della rivoluzione d'Ottobre che potrebbero risultare sconosciuti ai lettori?

    — C'è una ricostruzione basata prevalentemente sull'analisi dei testi di Lenin e quindi si tratta di un tentativo di vedere come pensiero politico e scelte strategiche della lotta politica si intrecciano. Inoltre Lenin di solito si vede come un maestro della tattica, cioè sapeva come scegliere le opportunità nella situazione contingente. Questo è vero ma dietro la tattica giusta, dietro la mossa che ha cambiato la scacchiera, c'è una rigorosa analisi storico-politica e quindi vediamo Lenin-analista della modernizzazione della Russia in primo luogo e poi Lenin che comprende che la prima guerra mondiale era un evento storico che cambiava radicalmente il terreno dello scontro politico e inaugurava una fase politica inedita. Inoltre Lenin intuisce che la prima guerra mondiale sarà seguita, come diceva lui, da una guerra mondiale con milioni di morti. E quindi aveva la consapevolezza di stare tra due guerre mondiali e cerca di cogliere le opportunità di questa fase, riconoscendo che senza la guerra mondiale non ci sarebbe stata l'opportunità della presa del Palazzo d'Inverno. Perché, come ricordiamo, prima della guerra mondiale, già nel 1905 Lenin ha adottato un'altra strategia politica che prevedeva la creazione del governo di coalizione e il ricupero della fase liberale della rivoluzione. Durante e subito dopo la prima guerra mondiale, secondo Lenin, quella prospettiva non era più riproponibile perché il problema principale era interrompere la guerra e rispondere all'emergenza prodotta dalla guerra, quindi di conquistare il potere vagante per scongiurare il caos. Si poteva raggiungere quest'obiettivo solo proponendo una prospettiva di cambiamento, che da un lato prendere in considerazione gli interessi della classe operaia e dall'altro — recupera anche una porzione del programma dei populisti russi, del partito socialista rivoluzionario, che era tutto concentrato sul valore della terra e delle campagne.

    — Cosa significò quell'ottobre del 1917 per l'Europa e per il mondo?

    — Sicuramente si tratta di una vicenda storico-politica molto importante, anche se oggi queste idee non si scaldano più i cuori. Nonostante tutto, quella vicenda dell'ottobre ha comunque un significato incancellabile. Non soltanto perché ha cambiato la storia della Russia e dell'Europa ma anche perché ha inciso fortemente sulla stessa Cina di oggi che è collegata direttamente all'espulsione dell'ottobre. E io qui penso non soltanto della genesi del comunismo cinese dalla esperienza sovietica ma anche, ad esempio, del fatto che esiste un certo collegamento tra l'elaborazione cinese e la NEP (Nuova politica economica). La NEP è praticamente l'anticipazione del percorso cinese di coniugare modernizzazione, mercato, elementi di capitalismo e il governo politico del partito. Quindi, da una parte l'esperienza sovietica si è esaurita ma non è finita del tutto quella rottura che ha modificato radicalmente la storia del Novecento e che continua ancora ad avere delle ripercussioni nella politica attuale.

    — Parliamo del legame con l'Italia. Gennaro Sangiuliano, autore del libro "Scacco allo zar 1908-1910: Lenin a Capri, genesi della Rivoluzione" sostiene che l'icona del comunismo mondiale avesse preparato la Rivoluzione fra i lussi di una Capri aperta solo alla grande nobiltà. Lei pensa che la tempesta russa si scoppiò in Italia?

    — Questo sinceramente non lo so. Posso dire soltanto che in Italia si riconosceva la genialità dell'operazione politica di Lenin e la sua valenza storica. Dell'Italia Lenin, ad esempio, aveva scoperto le opere del primo filosofo marksista italiano Antonio Labriola e ci sono lettere in cui Lenin chiede alla sorella di tradurre in russo i libri di Labriola che hanno suscitato il suo grande interesse.

    — Come la rivoluzione russa e il "modello sovietico" ha influenzato alla politica italiana e quella europea?

    — Ha avuto un ruolo importantissimo non solo la rivoluzione ma anche il processo seguito dalla rivoluzione. Vale a dire che la Guerra patriotica e il successo dell'Unione Sovietica con le potenze alleate contro nazi-fascismo ha avuto un grande impatto e una rilevanza storica nella ricostruzione delle democrazie, quando le bandiere rosse sovietiche sventolarono sui tetti del cancellierato tedesco e perfino a New York, in America, in segno di riconoscimento della grande operazione di liberazione dal nazi-fascismo.

    In Italia il primo atto politico che si fece nella Roma liberata del 1944 fu un grande comizio di massa in cui parlarono non soltanto i comunisti ma anche i socialisti. L'iniziativa era chiamata "Viva la rivoluzione d'ottobre", cioè la rivoluzione d'ottobre era vista come un mito di liberazione che consentiva la rinascita della democrazia di massa in Italia e in Europa. Quindi, c'è questo collegamento tra la vittoria antifascista e il contributo dell'Unione Sovietica nella ricostruzione delle democrazie. Inoltre c'è un altro contributo dell'ottobre che è quello ricordato spesso dallo storico inglese Hobson il quale sosteneva che senza la dichiarazione sovietica dei diritti del popolo sfruttato (cioè senza l'ottobre), non ci sarebbero stati i diritti sociali in Occidente. È questa osservazione corrisponde alla verità perché il timore nei confronti dell'Unione Sovietica ha costretto le democrazie europee a riconoscere i diritti del mondo il lavoro che altrimenti sarebbero difficilmente conquistati, però dopo, quando è crollata l'Unione Sovietica, questi diritti sociali sono progressivamente diminuiti in Occidente. 

    — A distanza di 100 anni, come sarebbe andata senza la rivoluzione, se avessero vinto i menscevichi? Che corso avrebbe preso la storia negli ultimi 100 anni?

    — I menscevichi non potevano vincere perché hanno perso. Difficile fare discorso storico con i "se" ma sicuramente la storia sarebbe stata molto diversa. Non ci sarebbero, ad esempio, stati processi di liberazione nazionale, la decolonizzazione, indipendenza nazionale dei popoli sfruttati dalle potenze dell'imperialismo. Non ci sarebbe stata la vittoria della seconda guerra mondiale e sicuramente non ci sarebbero stati diritti sociali riconosciuti come fondamentali.

    L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

    Correlati:

    La rivoluzione d'Ottobre: le confusioni di marzo
    Tags:
    Rivoluzione d'ottobre, URSS, Russia
    RegolamentoDiscussione
    Commenta via FacebookCommenta via Sputnik