15:20 24 Settembre 2018
Il presidente russo Vladimir Putin alla sessione conclusiva del Valdai Club.

Valdai Club, grande assente l’Europa

© Sputnik . Grigoriy Sisoev
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Tatiana Santi
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Si è concluso uno degli appuntamenti internazionali di analisi e di confronto più prestigiosi, è giunta al termine la XIV edizione del Valdai Club, che ha ospitato esperti da 32 Paesi. Al Valdai club, vera occasione di dibattito globale, grande assente l’Europa.

Il club Valdai, che ha accolto 150 analisti da mezzo mondo, è passato praticamente inosservato dai principali media italiani. Fra i temi principali della quattordicesima edizione del Club, svoltosi a Sochi, i conflitti attuali sparsi per il mondo dalla crisi Coreana alla guerra in Siria, ma anche l'analisi della nascita di un possibile nuovo ordine mondiale. Le relazioni fra Mosca e Washington hanno occupato un posto centrale nei dibattiti del forum.

Orietta Moscatelli
Orietta Moscatelli
Vladimir Putin al Valdai ha fatto riferimento anche a RT e Sputnik, sottolineando che a possibili misure contro i corrispondenti dei media statali russi, seguiranno risposte simmetriche. L'attesissimo discorso di Putin alla sessione plenaria finale, accompagnato dalla rituale raffica di domande al presidente russo, è durato ben tre ore. Quali sono stati i passaggi più salienti dell'intervento di Vladimir Putin e in quale clima si è svolto il Forum? Sputnik Italia ha raggiunto per un'intervista Orietta Moscatelli, caporedattore esteri di Askanews, che ha partecipato al Valdai Club.

— Orietta, qual è la tua impressione generale sull'edizione 2017 del Valdai Club? Quali sono stati i punti più salienti dell'atteso discorso di Putin?

— Per quanto riguarda il Valdai come forum di dibattito, devo dire che il valore aggiunto è confermato, soprattutto nella possibilità di incontrare esperti, politologi, analisti, accademici praticamente da mezzo mondo, parliamo di 32 Paesi rappresentati da circa 150 esperti. Al Valdai partecipano soprattutto molti esperti russi di altissimo livello, una cosa abbastanza impensabile in altre occasioni.

Durante l'incontro con Putin, fra l'altro molto lungo, si sono toccati tutti gli aspetti della politica estera. Il presidente russo ha abbastanza accuratamente evitato di parlare di questioni interne, certamente il momento non è quello giusto, visto che siamo in una fase preelettorale e lui non ha ancora sciolto le riserve sulla sua candidatura alle presidenziali del 2018. È stata una rassegna di tutte le questioni attuali dalla Corea del Nord all'Ucraina, alla Siria e a tutti i conflitti di cui si parla questi giorni. Il tema cruciale dell'edizione 2017 era proprio se può emergere un nuovo ordine dagli attuali conflitti. Alcune questioni sono rimaste aperte.

— Cioè?

— La Russia si mostra ottimista sul fronte siriano, questa sera forse non è stato notato da tutti, ma l'aspetto più nuovo è che Vladimir Putin ha rivelato una serie di progetti in corso che parlano di una fase post conflitto in Siria. Putin ha detto che c'è l'idea di creare un congresso dei popoli, questo vuol dire de facto un parlamento. Si è detto che c'è il progetto di una nuova Costituzione, Putin ha auspicato che l'integrità territoriale e la sovranità dello Stato siriano vengano mantenute in un processo graduale di concertazione fra le varie parti in conflitto. Si parla da anni di una fase di transizione, ma effettivamente questa fase ora sembra avvicinarsi.

Come sempre al Valdai c'erano delle aspettative un po' suggerite da fonti più o meno ufficiali sulla possibilità che Putin potesse annunciare la fine della fase attiva dell'intervento militare in Siria oppure la sua candidatura. Io personalmente non ho mai pensato che potesse fare l'annuncio di una possibile candidatura, perché il Valdai è una platea internazionale, le elezioni sono una questione profondamente nazionale. Dopo oltre 3 ore di confronto, il presidente Putin ci ha lasciato con una sorta di siparietto, con una barzelletta per spiegare che nessuno alla fine è insostituibile, nemmeno Vladimir Putin per la Russia di oggi. Detto questo, non credo che nessuno intenda davvero sostituirlo con un presidente nemmeno dopo il 2018.

— In quale atmosfera si è svolto il forum?

— Devo dire un clima molto particolare, il forum è cambiato negli anni. Una delle cose più interessanti è vedere chi arriva e chi non torna più al Club Valdai. In qualche modo il Valdai è una specie di termometro dell'interesse sulla Russia e dell'interesse della Russia per alcune questioni. Quest'anno c'erano meno europei, questo dovrebbe probabilmente allarmarci. Devo dire che c'erano più americani, il confronto con l'America infatti è uno dei punti focali dell'interesse delle autorità russe. Il Valdai si propone sempre più come think tank non sulla Russia, ma della Russia che vuole leggere le grandi questioni della politica estera. Non è il Valdai delle origini, che al contrario era una sorta di immersione nella realtà russa per spiegare agli esperti internazionali dove stesse andando la Russia.

— Che aria si respirava nei corridoi fra i colleghi? Sono situazioni che non trovano spazio sui giornali, ma si possono percepire solo da dentro…

— L'atmosfera attorno ai tavoli secondo me è la parte più importante ed interessante perché ovviamente non c'è il marchio dell'ufficialità con tutti gli onori che ne derivano. Si crea una specie di forum globale, quindi attorno ad un tavolo ti ritrovi con un americano, un tedesco, un indiano e un cinese; parlando della stessa questione ti rendi conto, effettivamente, che non solo non hai la verità in tasca, ma bisogna essere un po' più possibilisti nel leggere l'attualità internazionale.

Sulla crisi nord coreana ad esempio in questi giorni ho sentito esprimere le posizioni più diverse: c'è un grandissimo allarme da parte russa, preoccupazione forte da parte americana, gli stessi americani dicono che temono l'imprevedibilità di Trump. Poi ci sono gli europei che alla fine si propongono come i vecchi saggi che hanno visto un po' più di storia e quindi propongono letture più pragmatiche e moderate.

— Quali esperti hanno partecipato da parte italiana?

— Dall'Italia quest'anno c'ero io e Nathalie Tocci, direttore dello Iai, che al Valdai è stata percepita come una voce dell'Ue soprattutto. Una cosa che vorrei sottolineare è che l'Europa quest'anno era assente come voce, ma anche come argomento. Putin ha parlato molto della crisi catalana, puntando il dito contro l'Europa per non aver pensato ai temi della secessione del Kossovo, rispetto alle spinte indipendentiste bisogna avere, a suo avviso, una posizione costante e non quella dei due pesi e delle due misure. Il Kossovo poteva dichiarare la secessione, la Crimea no e oggi sulla Catalogna nessuno sa bene come comportarsi.

— Il Valdai, possiamo dire, è quanto mai utile come piattaforma di dialogo in un periodo di tensioni internazionali e imprevedibilità geopolitica?

— Assolutamente sì, al Valdai vale sempre la pena ritornare. Il Valdai è utile come anche altri formati di dibattito su grandi questioni geopolitiche. Un elemento su cui riflettere per le prossime edizioni è la richiesta da parte degli esperti di almeno un incontro per discutere sulla Russia, per fare il punto su dove sta andando il Paese, non solo quindi parlare di politica estera. La Russia che vediamo in azione sulla scena internazionale ha delle sue dinamiche interne che in occidente vengono percepite in modo distorto o non vengono percepite affatto. C'è grande richiesta per una finestra sulla Russia.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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Crisi, relazioni Italia-Russia, Club Valdai, Vladimir Putin, Europa, Italia, Russia
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