00:10 09 Dicembre 2019
Giovani professionisti

La fuga degli italiani all’estero

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Sempre più italiani lasciano la propria terra per trovare un lavoro e condizioni di vita migliori altrove. I dati del rapporto presentato dalla Fondazione Migrantes parlano chiaro: nel 2016 sono stati 50 mila i giovani ad andarsene. La fuga degli italiani all’estero.

Il rapporto Italiani nel mondo 2017, recentemente presentato a Roma dalla Fondazione Migrantes della Cei, fotografa la preoccupante situazione degli italiani che lasciano il proprio Paese, ogni anno più numerosi. Oltre ai più giovani, che rappresentano nel 2016 un 23% in più rispetto al 2015, aumentano anche i pensionati che lasciano l'Italia in cerca di una vita migliore.

Brunella Rallo, sociologa
© Foto : fornita da Brunella Rallo
Brunella Rallo, sociologa
È indubbio che andare all'estero, lavorare e accumulare esperienze sia un fenomeno positivo, il problema è che in pochi ritornano in Italia. La cosiddetta "fuga di cervelli" è un dato di fatto, una realtà con la quale convivere. Come? La sociologa e mamma di due cervelli in fuga Brunella Rallo ha affrontato il problema in prima persona e un anno fa ha deciso di creare un blog, uno spazio virtuale di scambio, un sito dove i genitori con figli all'estero potessero esprimere liberamente le proprie preoccupazioni ed esperienze.

"Mamme di cervelli in fuga" è un blog strutturato in più rubriche che vanno dai consigli pratici su come inviare pacchi allo spazio più intimo dedicato alle lettere scritte dagli stessi genitori. Sputnik Italia ha raggiunto per un'intervista la sociologa Brunella Rallo, che ha redatto tra l'altro assieme alla figlia un articolo per il rapporto Italiani nel mondo 2017 sulla genitorialità a distanza, firmato Rallo, Bonatti, Annunziata.

— La fondazione Migrantes ha presentato il suo ultimo rapporto, secondo cui nel 2016 50.000 giovani hanno lasciato l'Italia, si è registrato così un aumento del 23% di fughe rispetto al 2015. Brunella, sono numeri preoccupanti, no?

— I numeri sono sicuramente preoccupanti, fra l'altro, come ritengono anche altri commentatori, si tratta di cifre sottostimate, perché non tutte le persone che emigrano si iscrivono all'AIRE. Il fenomeno è molto ampio.

Si parla della fuga di cervelli, con questo termine non intendiamo solo ricercatori o giovani che svolgono professioni intellettuali nel campo dell'università. In realtà la fuga di cervelli include tutta la fetta di gioventù che lascia l'Italia per cercare altrove altre soluzioni lavorative, ma anche soluzioni di vita. Parliamo di artisti, musicisti, attori, registi, ma anche manager, parrucchieri, pizzaioli, sommelier. Ci sono ragazzi che fuggono per amore. C'è un aspetto però che contraddistingue l'Italia e che ci deve fare riflettere.

— Cioè?

— In Italia il problema non è che i giovani vanno altrove, ma che non arriva nessuno e che non ritorna nessuno. L'Italia è bloccata secondo me, lo dicono anche molte mamme che seguono il nostro blog, non vi è ricambio, non c'è circolazione. Questo fatto è legato alle politiche economiche, adesso vedremo che effetti potranno avere le misure e i nuovi dispositivi che il governo ha inserito nella manovra finanziaria. È presto per giudicare, bisogno vedere fra 6 mesi, un anno quali saranno gli effetti sull'occupazione.

— I politici parlano di disoccupazione giovanile da anni, ma la situazione non cambia. Che futuro può avere un Paese che non investe nei giovani? Che futuro può avere un Paese senza giovani?

— È un Paese che si impoverisce e che non può fare altro che impoverirsi. La perdita di capitale umano, cioè il saldo fra chi va e chi viene è negativo. Il problema non sono le partenze, ma che nessuno viene. Un altro aspetto interessante emerso dal rapporto Migrantes riguarda il numero di adulti, di pensionati che va via dal Paese.

Questa fetta di popolazione più adulta, che ha un comportamento migratorio simile a quello dei giovani, ci fa capire che si tratta di un discorso complessivo di qualità della vita. Il pensionato, pur essendo percettore di reddito, preferisce come qualità della vita andare alle Canarie piuttosto che restare in Italia. Non si tratta solo del bel tempo e del sole, in alcuni Paesi il potere di acquisto delle loro pensioni è superiore a quello che hanno in Italia.

Questi due fenomeni secondo me vanno letti contemporaneamente, da un lato c'è l'aspetto economico e lavorativo, dall'altro c'è l'aspetto della qualità della vita e dei servizi offerti. Non è un caso che le giovani coppie italiane all'estero con bambini non vogliano tornare mai più in Italia. Sì, in Italia c'è la mamma e la nonna che possono aiutare con i figli, ma questo non basta, in altri Paesi c'è l'asilo a tempo pieno, ci sono le agenzie di baby sitter specializzate e via dicendo.

— Brunella, un anno fa hai creato il blog "Mamme di cervelli in fuga". Ce ne puoi parlare?

— Io sono la mamma di due cervelli in fuga da molti anni, sono sociologa. I miei figli sono fuori dal 2003 e fra le mie amiche care e quelle meno intime non ce n'è una che non abbia un figlio all'estero. Mi sono interessata a questo fenomeno e ho scoperto che non sono sola. Se ci sono migliaia di cervelli in fuga ogni anno, ci saranno altrettante famiglie. Dove sono, che cosa fanno? Come vivono la sindrome del "nido vuoto" in Italia?

Noi, a differenza della società statunitense o inglese, siamo state poco abituate al distacco con i figli che partono lontano per motivi di studio. Negli Stati Uniti è la regola. Ho deciso di cercare on line le mamme come me e di trovare degli studi in merito. Non ho trovato nemmeno un sito! A quel punto ho deciso di occuparmene io.

Ho iniziato il mio progetto come se stessi scrivendo una lettera ai miei figli, parlando degli episodi della vita di un genitore a distanza. Tutto ciò sempre con un po'di ironia, è un dispiacere sia ben chiaro, ma non è un dramma. I drammi dell'emigrazione sono altri, come i barconi affondati nel mare di Sicilia.

A quel punto ho creato un blog, in questo mi hanno aiutato i ragazzi della società Graficamente di Napoli, che mi supportano dal punto di vista informatico. Un poco alla volta il blog è cresciuto, diventando un diario collettivo.

— Qual è lo scopo principale del blog?

— Il blog è l'eco della generazione delle donne fra i 45 e i 65 anni, siamo l'83% di donne e il 17% di uomini che ci seguono. Queste persone stanno cercando di imparare a fare i genitori a distanza, un mestiere che nessuno ci ha insegnato. Nella distanza non vuoi abdicare dal tuo ruolo, io non smetto di essere mamma se i miei figli ora vivono negli Stati Uniti. Il modo in cui io svolgo il mio ruolo e loro il ruolo di figli è completamente diverso però.

Non dico che sia un problema le genitorialità a distanza, ma è un fenomeno che esiste oggi. Le dinamiche famigliari che si stabiliscono nella distanza sono diverse, queste dinamiche vanno imparate sul campo. Non c'è un manuale in merito. Con il nostro blog vogliamo far sapere che il fenomeno esiste. I genitori a distanza si ritrovano fra di loro in uno spazio virtuale che li rende molto liberi di esprimere la loro malinconia, tutto il loro orgoglio e le loro preoccupazioni.

— La fuga di cui parliamo oggi è un fenomeno preoccupante, ma secondo te, ha anche dei risvolti positivi?

— Credo che ci sia un lato positivo nel vivere e lavorare all'estero, è un arricchimento personale. Vorrei citare la storia del ragazzo che lavora dal mio parrucchiere. Lui è stato due anni in Inghilterra, dove ha lavorato come aiuto parrucchiere e ha fatto la scuola di parrucchiere. Per ragioni famigliari è ritornato a Napoli, lui ha portato un arricchimento al negozio del mio parrucchiere, perché come fa la piega lui non la fa nessuno, ti dura anche 5 giorni! Il ragazzo mi ha detto che probabilmente tornerà in Inghilterra, perché lì ha la possibilità di imparare ancora, un'occasione che lui non vuole perdere, anche se lui mi ha confermato che cercherà di tornare nella sua terra. Chi sennò qui mi farà una piega così?

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

Tags:
migrazione, Sociologia, Brunella Rallo, Italia
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