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05:13 23 Agosto 2019
I colloqui tra il presidente della Federazione, Vladimir Putin, e il re saudita Salman bin Abdulaziz Al Saud

Arabia Saudita e Russia fanno immaginare nuovi scenari in movimento

© Sputnik . Sergey Guneev
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Alberto Cossu
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Per la prima volta, agli inizi di ottobre, un sovrano saudita si è recato in visita ufficiale a Mosca. Un evento registrato dai giornali internazionali e nazionali ma che nel complesso è scivolato quasi inosservato dall’opinione pubblica senza gli approfondimenti dovuti.

Eppure costituisce un segnale evidente che la politica estera dell'Arabia Saudita può cambiare, cosi come la posizione della Russia verso Ryiad. Insomma potrebbe essere non un evento isolato ma preludere ad una correzione di rotta nelle relazioni diplomatiche tra i due paesi tale da avere un impatto globale. La Russia e l'Arabia Saudita hanno sempre avuto relazioni piuttosto fredde e da un punto di vista diplomatico si collocano su posizioni distanti sulle principali questioni relative al Medio Oriente. Perciò un segnale di tale forza richiede una riflessione più attenta.

La Arabia è tradizionalmente un alleato degli USA. E la visita del Presidente Trump a maggio di quest'anno ha inteso riaffermare, dopo che il predecessore Obama aveva lasciato raffreddare le relazioni tra i due paesi, la centralità Saudita nella politica estera americana legata al Medio Oriente.

La Russia è uno dei principali alleati dell'Iran paese competitore dell'Arabia per il predominio nell'area del Golfo ed è attivamente presente militarmente in Siria a supporto del regime di Assad. Il regno Saudita, invece, si oppone ad Assad e supporta le forze che intendono destituirlo.

Rispetto al Medio Oriente i sauditi percepiscono gli USA distratti e con l'attenzione focalizzata in altre parti del mondo, refrattari a impegnarsi attivamente e concretamente nella soluzione delle problematiche enormi che sono sul tappeto in quell'area. Questa politica aveva caratterizzato la presidenza Obama e nonostante il viaggio compiuto dal Presidente Trump, sembra dare l'impronta anche a questo inizio di presidenza. La visita del monarca saudita a Mosca lancia un preciso segnale in direzione degli Stati Uniti. Aldilà delle parole sono necessari gesti concreti ed un impegno diretto per superare la crisi.

In questo contesto l'Arabia Saudita intravedere nella Russia un attore sempre più importante in Medio Oriente. Considerata l'influenza che esercita sull'Iran e la reputazione che gli altri paesi le riconoscono tra cui anche Israele, la Russia costituisce un paese che potrebbe essere in grado di fornire un realistico supporto per la soluzione della crisi che attanaglia l'area mediorientale. 

Il sovrano saudita non si è dimostrato ostile ad un maggior coinvolgimento russo in Siria. Percepisce, infatti, il presidente Putin interessato ad esaminare soluzioni positive. Ha lanciato segnali di disponibilità a rinunciare alla richiesta di deporre Assad purchè la Russia eserciti una politica di contenimento nei confronti dell'Iran che è considerato un elemento destabilizzatore dell'area per le sue pretese egemoniche e costanti interferenze.

Ma le ragioni che spingono al dialogo due attori di questo calibro sono anche geo-economiche. Le ansie relative al prezzo del petrolio, già da diversi anni ancorato a livelli molto bassi, uniscono i due paesi che geo-politicamente sono schierati su campi differenti. Il basso prezzo del petrolio sta creando un impatto pesante soprattutto sul bilancio del Regno Saudita. Da quando nel 2014 è iniziata la caduta del prezzo del petrolio il deficit del bilancio statale ha sfiorato i 100 miliardi di dollari annuali e rischia di diventare insostenibile anche per un paese che dispone di risorse valutarie ingenti. Le risorse finanziarie che provengono dalla vendita del petrolio costituiscono, infatti, la principale fonte delle entrate del bilancio dello stato. Pertanto diviene sempre più difficile in carenza di risorse economiche mantenere il welfare ma soprattutto completare la diversificazione della struttura economica del paese e costruire un futuro in cui la rilevanza del petrolio sull'economia sia ridotta.

La Russia ha in parte lo stesso problema in quanto il petrolio costituisce una delle principali voci dell'export in grado di finanziare le entrate statali. Ma può contare su un economia maggiormente diversificata capace di esportare tecnologie militari e civili non comparabile a quella della monarchia saudita. Il calo del prezzo del petrolio e le sanzioni hanno inciso negativamente sulla performance dell'economia della Russia, ma sono stati uno stimolo per cercare soluzioni alternative spingendo ad un maggiore protagonismo nel palcoscenico economico globale.

I due paesi sono uniti dall'obiettivo comune di far balzare verso l'alto il prezzo del petrolio ed in questo modo dare ossigeno alle loro economie. L'Arabia Saudita ha provato in un primo tempo, rinunciando a tagliare la produzione, a far crollare il prezzo del petrolio nel tentativo di mettere in difficoltà gli USA ed i produttori di shale oil. Il gioco non è riuscito perché questi ultimi hanno resistito facendo stabilizzare il prezzo del petrolio su un livello ancora troppo basso per generare guadagni consistenti. Dopo aver rinunciato a tagliare la produzione ora l'Arabia, invece, in accordo con Mosca che ha convinto a partecipare agli eventi dell'OPEC pur non facendone parte, ha attivamente operato tra i membri dell'organizzazione per tagliare la produzione ed ora si prodiga per prolungarli anche nel 2018 nel tentativo di provocare un aggiustamento dei prezzi verso l'alto.

Insomma interessi economici e politici contingenti, che possono diventare di lungo periodo, stanno producendo un cambiamento nel quadro geopolitico e geoeconomici mondiale avvicinando i due colossi della produzione mondiale di risorse energetiche.

Tutto è accaduto in un quadro in cui l'amministrazione Obama ha impresso un forte spinta verso una politica di autonomia energetica degli USA, che ora il Presidente Trump sta solo proseguendo. Gli USA mirano ad utilizzare fonti energetiche proprie ed addirittura a diventare un player nell' esportazione di GNL e petrolio. In questi mesi si registrano le prime esportazioni americane in Europa, in paesi come Polonia ed Italia dove è arrivato il primo carico di GNL ed inoltre in Asia particolarmente in Giappone ed India, dove è stato attivato un contratto per la fornitura di petrolio spezzando la dipendenza di questo paese dalla produzione del OPEC. Ovviamente questo protagonismo americano preoccupa in primo luogo l'Arabia Saudita che ha messo in atto una strategia mirata a ridurre il proprio l'export di petrolio verso gli USA per colpire il paese che ritiene la causa principale dei bassi prezzi. Ma non riesce ancora a vedere i benefici di questa decisione perché i prezzi continuano a rimanere troppo bassi. Inoltre si sta prospettando il rischio di perdere rilevanti quote di mercato cedendole agli USA con la conseguenza che le cose si complichino ulteriormente.

Ovviamente queste dinamiche preoccupano anche la Russia che si vede minacciata direttamente non solo dalle sanzioni occidentali ma da una politica energetica americana che fino a questo momento sta comprimendo i prezzi del petrolio e anche di altre fonti energetiche come il gas naturale liquefatto.

Nel vuoto di iniziative lasciato in Medio Oriente dagli USA e ancor di più dall'Europa la Russia e l'Arabia Saudita possono approfittarne, sebbene spinti principalmente da interessi di carattere principalmente economico, per tentare di percorrere una strada che può portare a delineare delle vie di uscita dalla situazione di crisi mediorientale. La Russia ha tutto l'interesse a percorrere questa strada nel momento in cui ha deciso con l'intervento in Siria di ritornare ad essere protagonista in questo contesto. L'Arabia Saudita, invece, dimostrandosi disponibile ad una soluzione ragionevole in Siria potrebbe trovare la disponibilità di Mosca affichè questa eserciti la sua influenza sull'Iran in funzione di contenimento delle interferenze di questo paese in Medioriente. Questo è quanto ha detto il re Salam nel suo incontro con Putin. Una prospettiva di questo genere sarebbe vista positivamente da entrambe le parti in un momento in cui le risorse economiche per finanziare interventi armati sono scarse. La sintonia per il momento è economica, infatti, sono stati firmati accordi per miliardi di dollari nel settore militare, aerospaziale, dell'estrazione di petrolio. Si è parlato inoltre di un fondo congiunto russo-saudita dotato di un miliardo di dollari per progetti energetici e di un altro, sempre da un miliardo, che investirà in tecnologie.

Il ministro degli esteri russo ha affermato che le relazioni tra Russia e Arabia Saudita hanno raggiunto un nuovo livello qualitativo segnato anche dal fatto che i sauditi hanno dichiarato che sono pronti ad acquistare il sistema di difesa russo S-400.

In conclusione si aprono nuovi scenari di collaborazione per ora di livello geoeconomico ma che nel prossimo futuro possono portare a cambiamenti nella struttura del potere globale come i più attenti analisti internazionali intravedono. La Russia, infatti, può essere in questo contesto il paese più funzionale per bilanciare gli interessi divergenti di Iran e Arabia ed aprire uno nuovo scenario nel Medio Oriente. In questo senso vanno le dichiarazioni del vice ministro degli esteri russo Bogdanov che ha dichiarato che la Russia è disponibile per creare una piattaforma per agevolare i contatti tra Arabia Saudita e Iran. Già oggi, come molti osservatori constatano, la reputazione e l'affidabilità della Russia e del presidente Putin, tra i paesi del Medio Oriente ed in particolare Israele è notevolmente aumentata. Gli Stati Uniti non dimostrano con chiare decisioni e comportamenti di voler giocare una leadership rivolta a cercare soluzioni che portano a percorsi di pace a breve termine nell'area. Anche perché la nuova politica di autonomia energetica impone di considerare il contesto mediorientale come sempre meno rilevante strategicamente. Forse è venuto il momento in cui altri player si devono far avanti per tentare di risolvere i problemi mediorientali a cominciare dalla Russia e l'Arabia Saudita che hanno interessi geopolitici e geoeconomici che si possono muovere verso la convergenza al fine di trovare risoluzioni pacifiche che possano generare stabilità di lungo periodo.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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Sistema antiaereo S-400, Petrolio, Asma Al-Assad, Il re Salman bin Abdulaziz Al Saud, Vladimir Putin, Medio Oriente, Arabia Saudita, Siria, USA, Russia
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