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    Eni-Rosneft, rapporti a tutto gas

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    Tatiana Santi
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    L’Eni ha finalizzato la cessione a Rosneft del 30% di Zohr, il gruppo russo entra in gioco così nel progetto di sviluppo del giacimento di gas naturale più grande del Mediterraneo. Nonostante la guerra delle sanzioni, l’energia non si ferma. Eni-Rosneft, rapporti a tutto gas.

    Il maxi giacimento Zohr è stato scoperto dall'Eni a largo delle coste egiziane nell'agosto 2015 e la cessione del 30% a Rosneft nella concessione di Shorouk, nell'offshore dell'Egitto, si inserisce a pieno nella solida cooperazione fra i due colossi energetici.

    Marco Valerio Solia
    © Foto: foto fornita da Marco Valerio Solia
    Marco Valerio Solia
    Il progetto legato al giacimento Zohr inoltre punta i riflettori sui rapporti fra Italia ed Egitto, storicamente strategici ma oggi indeboliti dal caso Regeni e della questione libica. Ebbene, qual è il peso della partita energetica sullo scacchiere geopolitico? Sputnik Italia ha raggiunto per un'intervista in merito Marco Valerio Solia, storico, studioso della politica mediterranea italiana, autore di "Mattei, obiettivo Egitto".

    — L'Eni cede a Rosneft il 30% di Zohr, il maxi giacimento di gas vicino le coste egiziane. Marco, come commenterebbe questa notizia?

    — La notizia è di massimo rilievo, certo è che si tratta di un avvenimento coerente con la strategia dell'Eni riguardo a questo tipo di giacimenti. Già nell'autunno scorso l'Eni aveva ceduto un 10% dello stesso giacimento nell'offshore egiziano alla BP, adesso cede un'altra fetta, pur mantenendo la maggioranza del controllo di Zohr.

    A livello economico l'Eni mira a perseguire il "dual exploration model" che consiste nel lasciare una quota ad altre compagnie in modo da monetizzare subito una parte del valore della scoperta ottenuta, sempre nel rispetto delle regole del Paese produttore, in questo caso l'Egitto, sia anche mantenendo il controllo del giacimento. Dal punto di vista economico è una notizia molto importante. Per quanto riguarda l'aspetto geopolitico la notizia assume un'importanza altrettanto rilevante.

    — In generale che importanza ha la cooperazione fra Eni e Rosneft?

    — L'Eni ha sempre avuto rapporti molto stretti sia con la Rosneft sia con Gazprom. La Rosneft è nata negli anni '90, mentre l'Eni ha avuto modo anche negli anni precedenti di approfondire i suoi rapporti economici e politici con le grandi compagnie prima sovietiche, ora russe.

    Rosneft ed Eni hanno siglato qualche anno fa un accordo per lavorare insieme in alcune aree del Mar Nero e del Mare di Barents. Quest'ulteriore acquisizione da parte della Rosneft del 30% del giacimento più grande di gas naturale nel Mediterraneo fa vedere come dietro ci sia una partnership solida e un pragmatismo molto positivo fra le parti.

    Sia da un punto di vista economico sia industriale fra i due Paesi c'è un grande realismo di fondo, ma anche un'amicizia nonostante il contesto internazionale molto travagliato: pensiamo alle sanzioni antirusse, le zone calde del Donbass, le complicate relazioni fra Russia e Unione Europea, Russia e Ucraina. Nonostante tutto ciò ci sono Paesi che, in particolar modo l'Italia, tendono ad approfondire un'antica amicizia.

    — Quanto sono strategici i rapporti con l'Egitto per l'Italia? Il caso Regeni potrebbe intaccare queste relazioni secondo lei?

    — I rapporti fra l'Italia e l'Egitto sono storicamente stati sempre solidissimi. Negli anni passati l'Italia arrivò addirittura al celebre episodio di Sigonella quando si ritrovò davanti quasi ad uno scontro a fuoco con gli Stati Uniti per mantenere la parola data nei confronti dell'Egitto. Viceversa, anche il Paese arabo ha dimostrato sempre una grande relazione con l'Italia. Tutto questo paradigma sembra essersi momentaneamente interrotto per quanto riguarda il caso Regeni. Si tratta di un grande ostacolo che ha fermato le relazioni fra i due Paesi. Allo stesso tempo strategicamente e sul medio lungo periodo sono tensioni destinate a risolversi.

    Un altro fattore che, oltre il drammatico caso di Regeni, potrebbe intaccare le relazioni fra i due Paesi è la questione libica. Dopo quasi 60-70 anni di storia la crisi libica ha messo l'Egitto e l'Italia in parti contrapposte, ognuno dei due Paesi riconosce un governo diverso all'interno dello scacchiere libico. Sul medio periodo questo problema può essere più difficile da armonizzare. Penso che per una questione di affinità culturale, per una visione geopolitica di lungo periodo e per l'interdipendenza fra due aree geografiche come l'Europa Mediterranea da una parte e il Medio Oriente dall'altra, questo problema si dovrà risolvere. I prossimi anni ci mostreranno gli sviluppi della situazione in questo complesso frangente.

    — Quale peso ha l'energia nella geopolitica?

    — L'energia è un elemento determinante, uno dei più importanti. Per alcuni Paesi l'energia è come l'ossigeno per gli organismi viventi, un fattore senza il quale non si può mandare avanti nulla dall'industria fino alle forze militari e allo stesso progetto di sviluppo nazionale. Esistono organismi internazionali come l'OPEC che grazie all'energia sono in grado di indirizzare la politica estera e mondiale secondo i propri interessi. Ovviamente la partita dell'energia, del gas e del petrolio diventa un aspetto imprescindibile per capire tutto quello che sta avvenendo.

    Se ci ricolleghiamo all'accordo fra Italia e Russia, e anche Egitto, sicuramente è un accordo interessante perché dimostra il tentativo di rafforzare, in un momento difficile, le relazioni fra Paesi che hanno storicamente avuto grandi rapporti.

    L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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    relazioni Italia-Russia, Petrolio, gas, Gazprom, Rosneft, ENI, Russia, Italia
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