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    Referendum in Veneto. Storia e identità che s’intrecciano

    © Foto: Eliseo Bertolasi
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    Eliseo Bertolasi
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    Mancano meno di due settimane al referendum del 22 ottobre. Una data che segnerà la storia della regione Veneto. Una data dalla grande valenza simbolica: era il 22 ottobre 1866 quando l’Italia si annesse il Veneto.

    Ora a 151anni di distanza i veneti chiedono a Roma, a gran voce, la propria autonomia. In Veneto, in modo particolare, il fattore identitario e storico giocheranno un ruolo centrale nel guidare i cittadini alle urne.

    Roberto Ciambetti
    © Foto: Eliseo Bertolasi
    Roberto Ciambetti
    Sputnik che sta seguendo da vicino l'evento si è recato a Venezia nel Palazzo Ferro Fini, sede del Consiglio della Regione, per sentire il parere di Roberto Ciambetti presidente del Consiglio regionale del Veneto:

    — Questo referendum può essere il primo passo verso l'indipendenza?

    — In questo momento non stiamo dando questo messaggio, noi stiamo lavorando all'interno della costituzione italiana e chiediamo che venga completamente applicata. La costituzione prevede il più ampio decentramento di funzioni e risorse alle autonomie locali. Cosa che dal 1946 ad oggi non è mai avvenuta. Se lo stato centrale non riconoscerà questa possibilità si potranno però innescare situazioni come quelle che sono successe in Catalogna. Il fatto che Madrid non abbia ascoltato le richieste della Catalogna ha portato poi a richieste ancora più incisive.

    Questo sarà anche un passaggio fondativo, importante per l'identità veneta. Nel Veneto c'è una sorta di amnesia, non si ricorda la storia che c'è alle spalle, l'importanza che questi territori hanno avuto per secoli nel cuore dell'Europa. Questo referendum servirà anche a far prendere coscienza ai veneti della loro storia e del futuro che possono aver di fronte.

    — La regione Veneto è stata la prima istituzione che in Europa ha riconosciuto la Crimea come parte della Russia. Quali saranno i prossimi passi in questa direzione?

    Bandiera Comitato Veneto indipendente
    © Foto: fornita da Eliseo Bertolasi

    — Una delle deleghe che potremmo chiedere a Roma sarà anche quella dei rapporti internazionali. Avere, quindi, anche maggior possibilità d'instaurare rapporti al di fuori della Farnesina, la possibilità di muoverci anche in maniera autonoma verso l'estero in luoghi come la Crimea e anche la Catalogna.. Questa è una delle 19 deleghe che potremo chiedere al governo dopo il referendum.         

    Stefano Valdegamberi
    © Foto: fornita da Stefano Valdegamberi
    Stefano Valdegamberi
     Anche il noto consigliere regionale Stefano Valdegamberi, a suo tempo, uno dei principali protagonisti del riconoscimento della Crimea, ha voluto esprimere le sue ragioni:

    — Già in passato più volte la regione Veneto ha chiesto a Roma maggior autonomia e lo stato italiano non ha mai preso in considerazione queste richieste. Ad esempio già nel 2013 io stesso presentai un progetto di legge che chiedeva addirittura l'indipendenza del Veneto dall'Italia, un progetto simile a quello del referendum di questi giorni in Catalogna. È chiaro che era un'azione forte, dirompente, quasi provocatoria verso uno stato centrale che volta sempre le spalle alle nostre richieste. A seguito di questo progetto è stato presentata la proposta del referendum per l'autonomia. Il referendum per l'indipendenza è stato bocciato dalla Corte Costituzionale, pur avendo dei validi presupposti giuridici a livello del diritto internazionale oltre che a validi presupposti storici. La Corte Costituzionale non ha però potuto dire "no" alla legittima richiesta di maggior autonomia da parte del Veneto.

    Mi auguro che i veneti si rendano conto, che questa opportunità passa una volta sola. Serve un forte consenso popolare, spesso c'è la sfiducia e il dubbio, molti vogliono maggior autonomia ma poi sono sfiduciati, c'è il rischio che non vadano a votare. Solo con una massiccia partecipazione popolare, noi, in qualità di amministratori locali, potremmo poi condurre una trattativa con lo stato italiano e pretendere maggiori risorse per il Veneto. Oggi lo stato italiano riceve dal Veneto molte più risorse di quelle che poi tornano indietro nella nostra regione. Chiediamo maggiori risorse da tenere nella nostra regione, chiediamo di gestire maggiori competenze. Avremo successo nella trattativa con Roma solo se ci sarà un grande risultato, dovuto a una grande partecipazione di massa.

    Consigliere regionale Luciano Sandonà presidente dell'Associazione Veneto-Russia
    © Foto: fornita da Eliseo Bertolasi
    Consigliere regionale Luciano Sandonà presidente dell'Associazione Veneto-Russia
     Luciano Sandonà consigliere regionale e presidente dell'Associazione Veneto-Russia, a sua volta, ha illustrato quali, secondo la sua opinione, le motivazioni per votare a favore dell'autonomia:

    — Votare a questo referendum per dare un segnale forte allo stato centrale. Sato centrale che in Italia è ancora a livello borbonico. Uno stato unitario che ormai è fuori dalla storia, che tratta i proprio territori come delle colonie. Nel Veneto questo referendum ha un significato particolare. Se questo referendum avrà una forza dirompente con un risultato ben maggiore del 50%, e di questo ne sono convinto, darà un grande segnale dal punto di vista identitario. Si potrà far ripartire la "questione veneta".

    La "questione veneta" è nata dopo l'unità d'Italia. Dopo l'annessione del Veneto all'Italia, e per molti anni si è trascinata con molte vicissitudini storiche. La prima: la grande migrazione dei veneti verso terre lontane, partirono poverissimi ma portarono civiltà dappertutto. La "questione veneta" è una questione latente che potrebbe venire fuori in ogni momento. Uscirà col referendum. È una questione che si sa dove inizia ma non si sa dove finirà.

    Dobbiamo valutare anche quello che è successo qualche giorno fa in Catalogna: è un segnale di protesta, di disaffezione verso lo stato centrale spagnolo, è il segnale dell'inizio della disgregazione degli stati centrali, che non hanno più senso in questa Unione Europea molto lontana dai popoli. Sostanzialmente vediamo che esiste una distanza enorme tra la politica, coloro che controllano i cittadini, e i cittadini stessi. La gente per reazione inizia a riscoprire la propria identità partendo dall'identità storica.

    Sono convinto che se anche in Catalogna nelle prossime settimane non succederà nulla, nei prossimi anni 5 — 10 anni otterranno comunque la loro indipendenza.

    Se posso fare un parallelismo con la Russia, qui in Europa c'è un processo diametralmente contrario riguardo a ciò che avviene in Russia. In Russia si cerca l'accentramento verso uno stato forte, nonostante le singole autonomie nazionali locali vengano molto tenute in considerazione. I russi anche se di periferia e lontani dalla capitale, vedono in Mosca e nello stato centrale una sicurezza, un'ancora di salvataggio. In Europa vediamo un processo dinamico esattamente contrario.

    L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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    Tags:
    Referendum, Stefano Valdegamberi, Italia, Veneto
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