02:16 16 Novembre 2019
Caccia Su-35 durante raid in Siria

Siria, il successo dell’intervento russo

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Si fa spesso la guerra a parole, ma lottare militarmente contro il terrorismo è possibile. Sono passati due anni dall’inizio dell’intervento russo in Siria che, piaccia o meno all’Occidente, si è rivelato un successo.

Nonostante tutte le previsioni iniziali dei giornalisti e dei politici occidentali la guerra a Daesh non è stata una partita persa per i russi, intervenuti nella regione nel settembre del 2015. Mosca dopo due anni, oltre agli importanti esiti militari ottenuti sul campo di battaglia contro i terroristi, ha affermato il suo peso politico nella regione.

Quali sono i nuovi equilibri sullo scacchiere siriano e quali sono le prospettive della Siria post-Daesh? Sputnik Italia ha raggiunto per un'intervista Giampiero Venturi, responsabile analisi geopolitiche di Difesa Online.

Giampiero Venturi
© Foto : fornita da Giampiero Venturi
Giampiero Venturi

— Giampiero Venturi, come potremmo riassumere gli esiti dei due anni dall'intervento russo in Siria?

— Dopo due anni si può parlare di pieno successo sia dal punto di vista militare sia politico, perché l'intervento russo ha di fatto ribaltato gli esiti di una situazione che sembrava avviata per il governo di Damasco ad una fine già scritta. Il peso della Russia in Medio Oriente e soprattutto nella soluzione della crisi siriana è decisivo. Parliamo di un intervento essenziale e determinante.

— Più in generale qual è il ruolo della Russia nella lotta al terrorismo?

— La Siria è un banco di prova importante per capire l'effettiva incisività delle potenze per lottare contro il terrorismo, cioè contro la galassia jihadista arrivando all'ISIS in particolare. La Russia ha cambiato il quadro della situazione politico militare in Siria, ma è anche diventata determinante alla luce degli equilibri geopolitici dell'area, un'area fortemente destabilizzata dagli errori fatti negli ultimi vent'anni dall'Occidente, in particolare dagli Stati Uniti.

— Assad è ancora al potere e la Russia ha rafforzato la sua influenza nella regione. Nonostante tutte le previsioni fatte in Occidente possiamo dire che alla fine Putin ha vinto in Siria?

— Le parole di Obama nel 2013 erano sintomatiche: "Assad ha i giorni contati". Sono passati quattro anni e mezzo e stiamo ancora contando i giorni. Di fatto Assad oggi è più potente di quattro anni fa. Non metterei l'accento sul discorso pro o anti Assad, i media italiani l'hanno presentato sempre come un elemento destabilizzante. L'intervento militare russo ha fatto in modo che un disegno geopolitico iniziato con le primavere arabe avesse fine, è un disegno organizzato per ridefinire gli equilibri sia in Medio Oriente sia nel Maghreb. Possiamo dire che Assad ha vinto la guerra, la stabilità del suo governo oggi è dovuta all'intervento russo, è un risultato inconfutabile.

— Lottando seriamente contro il terrorismo è possibile quindi ottenere dei risultati?

— La guerra contro il terrorismo è stata fatta sulla carta per molti anni e si può dire che l'ISIS è stata una bolla saudita costruita ad hoc dopo Iraqi Freedom per contrastare l'espansione sciita. Di fatto la guerra al terrorismo molto spesso si è concretizzata in un nulla di fatto. L'intervento russo invece ha dimostrato che se si vuole combattere militarmente si può, politicamente ancora di più tagliando i fondi e arginando gli appoggi di potenze che avevano interesse a creare destabilizzazione.

Militarmente con sacrifici necessari si può fare, basta coordinarsi creando un cartello internazionale che abbia un fine chiaro e comune.

— Si parla raramente del post-Daesh. Quali sono i possibili scenari futuri?

— Siamo alla resa dei conti. Finita la partita con l'ISIS, che durerà ancora alcuni mesi, le ultime notizie infatti parlano di una recrudescenza militare, le prospettive potrebbero essere le seguenti. La presidenza Trump è una soluzione di continuità con il passato, in cambio della presenza militare ad Est dell'Eufrate degli americani, che attraverso i curdi spingono verso sud, sicuramente si è dato il via ad una stabilizzazione della Siria. Attraverso i colloqui di Astana questo è un processo sempre più evidente.

Per il futuro possiamo aspettarci sicuramente un ritorno dell'Iran, il vero protagonista, perché l'asse sciita dal Mediterraneo all'Oceano Indiano è oggi un dato di fatto. Sarà importante vedere la reazione di Israele che non potrà accettare una preponderanza dell'Iran soprattutto in Siria. A questo proposito torna il ruolo della Russia, che è l'unica potenza in grado di parlare con l'Iran, Paese in qualche modo alleato, ma allo stesso tempo di garantire ad Israele che i gruppi sciiti estremisti non entrino in possesso di armi letali pericolose per lo Stato ebraico. Le prospettive sono sicuramente una Siria ridotta rispetto a qualche anno fa, il problema curdo rimarrà sospeso in relazione al comportamento della Turchia, un Iran molto presente.

Possiamo dire che è una sconfitta per le potenze sunnite che hanno soffiato sul fuoco e aspettiamo i passi di Israele in attesa di una mediazione politica della Russia, che a questo punto è inevitabile ed essenziale.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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Crisi in Siria, Intervista, azioni russe in Siria, Siria, Russia
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