11:53 17 Luglio 2018
Proteste contro il trattato CETA

CETA, un accordo anti-italiano

© Sputnik . Igor Zarembo
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Tatiana Santi
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Il 21 settembre è entrato in vigore in via provvisoria il trattato di libero scambio fra l’Unione Europea e il Canada. L’accordo prevede l’eliminazione dei dazi, ma allo stesso tempo minaccia la tutela dei prodotti “Made in Italy” e gli standard europei in materia sanitario ambientale. CETA, un accordo anti-italiano.

OGM, ormoni ed imitazioni dei prodotti tipici italiani. Il "Comprehensive Economic and Trade Agreement" desta non poche preoccupazioni fra gli agricoltori e i produttori italiani. Il CETA infatti prevede il riconoscimento solamente di 40 su un totale di 290 prodotti italiani dop e igp. Per non parlare dell'aspetto sanitario, in Canada infatti vengono utilizzate sostanze attive proibite in Italia.

Da mesi la Coldiretti è impegnata in una battaglia contro la ratifica dell'accordo, un'iniziativa condivisa da numerose associazioni fra cui Greenpeace, Slow Food International, Federconsumatori e Legambiente. Non bastavano i danni provocati all'agroalimentare italiano dalle sanzioni antirusse, ora tocca al CETA. In attesa del voto al Senato previsto per il 26 settembre, Sputnik Italia ha raggiunto per un'intervista Lorenzo Bazzana, responsabile economico di Coldiretti.

— Lorenzo Bazzana, qual è la posizione della Coldiretti sul CETA, che da oggi entra in vigore in via provvisoria?

— La nostra posizione è molto critica nei confronti di quest'accordo, perché a nostro modo di vedere è penalizzante per l'Unione Europea e per il nostro Paese in particolare. È un accordo che in sostanza avvantaggia i canadesi aprendo al Canada un mercato molto grande, agli europei invece si danno dei contentini su un mercato con meno di 50 milioni di consumatori. Non c'è equilibrio fra le due parti in causa. Le condizioni nell'accordo secondo noi sono penalizzanti.

— Quali saranno i danni per il Made in Italy e per gli agricoltori italiani più concretamente?

— Parliamo del fatto che si consente al Canada di utilizzare dei nomi italiani, di poter chiamare formaggi, prosciutti e altri prodotti con denominazioni protette e riconosciute all'interno dell'Unione europea come se fossero luoghi o prodotti legati al territorio canadese. A nostro avviso è molto scorretto. L'accordo prevede il riconoscimento di una quarantina di prodotti dop e igp italiani, quando questi in realtà sono 290, quindi la stragrande maggioranza dei prodotti rimangono senza tutela e non vengono riconosciuti.

Un altro problema è legato al grano, soprattutto al grano duro ma anche a quello tenero. La modalità di produzione che c'è in Canada per il grano prevede la possibilità di realizzare trattamenti con glisofate in pre-raccolta, quando questo è vietato in Italia. Tutto ciò crea una disparità di condizioni per i produttori italiani e penalizza le produzioni nazionali.

Un discorso a parte riguarda i sistemi sanitari in cui viene genericamente accordata un'equivalenza quando equivalenza non è. C'è una serie di principi attivi e di antiparassitari utilizzati in Canada che in Italia non possono più essere utilizzati.

— Alla fine fine secondo lei a chi giova il CETA?

— Probabilmente il CETA giova ai grandi accordi politici. Si tratta di accordi che soddisfano lo scambio politico, ma dal punto di vista commerciale il CETA rimane un accordo negativo. C'era evidentemente da parte dei politici la volontà di dare un segnale che è possibile approvare questo tipo di accordi. Ricordiamo che sono in ballo trattative legate al TTIP con gli Stati Uniti. C'è il rischio che il CETA diventi il "cavallo di troia" per le triangolazioni. Se un'azienda statunitense per esempio è basata in Canada, può usufruire di questo tipo di accordo e questo potrebbe essere quindi uno strumento per far arrivare prodotti dagli Stati Uniti in Europa. Questo sistema permetterebbe di scavalcare la disciplina diretta fra Europa e Stati Uniti.

— A proposito di Stati Uniti, Trump continua sulla strada dell'"America first", che si traduce in maggiori dazi per i prodotti italiani. Questa è un'ulteriore difficoltà per la produzione italiana?

— Anche qui vorremmo capire meglio qual è lo spirito e la filosofia da seguire. Da una parte si parla di mercato libero e globalizzazione, dall'altra parte si minaccia di mettere dazi e barriere. È chiaro che esiste anche una reciprocità: noi esportiamo tanti prodotti verso gli Stati Uniti, ma anche gli Stati Uniti esportano molti prodotti verso l'Europa. A mio modo di vedere in queste faccenda c'è la necessità che anche la politica abbia una maggiore sensibilità, perché altrimenti diventa un'escalation a chi è più bravo ad alzare muri e dazi. Alla fine non converrebbe a nessun Paese.

Secondo noi ci deve essere la libera circolazione delle merci, ma ci vuole il rispetto delle normative. Noi non andiamo negli Stati Uniti a pretendere che gli Stati Uniti applichino le normative europee, gli Stati Uniti non possono pensare di esportare in Europa prodotti OGM o prodotti ottenuti con l'utilizzo di ormoni che, com'è risaputo, sono tossici per i consumatori. Ci vuole rispetto per le normative e per le sensibilità di ogni singolo Paese.

— L'Italia, al di là del CETA, continua a subire i gravi effetti economici delle sanzioni antirusse. L'Italia sembrerebbe sia succube di scelte politiche altrui?

— Non so dirle se le scelte politiche sono altrui. Evidentemente anche l'Italia ha preso una posizione politica che però noi non condividiamo. La politica commerciale non si deve confondere con la politica nel senso lato. Se ci sono degli attriti fra dei Paesi a nostro modo di vedere imporre sanzioni è uno strumento sbagliato. I problemi vanno risolti in un altro modo.

I danni delle sanzioni sono gravi per tutti. Gli agricoltori italiani perdono un'opportunità e i consumatori russi perdono i prodotti che apprezzano. Visto il successo del turismo russo in Italia, è chiaro che ci sarebbe un mercato molto importante per i prodotti del Made in Italy. Quest'embargo toglie agli italiani uno sbocco importante in cui si è investito con grande partecipazione, anche i turisti russi hanno dei danni perché non possono poi trovare a casa i prodotti che hanno imparato a conoscere in vacanza in Italia.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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Made in Italy, Intervista, Economia, Accordo, commercio, UE, Canada, Italia
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