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18:36 19 Settembre 2019
Schengen

Finito Schengen finisce l’Europa

© REUTERS / Wolfgang Rattay
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Udite udite, l’europeista per eccellenza Emmanuel Macron chiede a gran voce, accompagnato da Angela Merkel, di rivedere Schengen limitando la libera circolazione in Europa. La revisione del trattato però trasformerebbe l’Italia in un Paese-imbuto in balia dei flussi migratori. Finito Schengen finisce l’Europa.

Germania, Francia, Danimarca, Austria e Norvegia vogliono aumentare i controlli alle frontiere e modificare le regole Schengen per motivi di sicurezza legati alla minaccia terroristica. Secondo Macron il problema legato agli attentati è transfrontaliero, in realtà i terroristi che hanno colpito la Francia erano a tutti gli effetti cittadini francesi. Qualcosa non torna nel "position paper", creato per appioppare all'Italia e alla Spagna il fardello dei flussi migratori.

"La Francia invece che parlare di Schengen dovrebbe mettere in discussione il suo modello di integrazione, che è un modello fallito" è l'opinione espressa in un'intervista a Sputnik Italia da Laura Ravetto, presidente del Comitato di controllo su Schengen, Europol e immigrazione, deputata di Forza Italia.

— Diversi paesi europei, in primis Francia e Germania hanno intenzione, sembra sempre più concretamente, di limitare la circolazione nella zona Schengen in nome della sicurezza. Onorevole Ravetto, qual è il suo punto di vista?

— Il mio punto di vista è che questo sarebbe un errore strategico importante. La fine di Schengen sarebbe la fine dell'Europa. Questa richiesta mi sembra molto strumentale: tutti gli attentati che abbiamo visto in Francia, in Belgio, anche nella stessa Germania sono stati compiuti da cittadini francesi o tedeschi. Quindi la Francia vorrebbe chiudere le frontiere per proteggere noi? I terroristi la Francia ce li ha in casa.

Questa mi sembra una banalissima scusa per evitare di avere i flussi migratori. Il problema del terrorismo in realtà dovrebbe portare ad una Schengen rafforzata perché rappresenterebbe uno scambio di informazioni più forte fra i Paesi piuttosto che una chiusura. Per ora parliamo di un position paper, io ne ho chiesto conto al governo italiano, ma il governo si è detto non preoccupato, perché sarebbe una sorta di atto istruttorio che prevede abbastanza tempo per la discussione.

— Lei invece è scettica in merito?

— Io non sono così tranquilla, perché Schengen, al contrario del regolamento di Dublino, può essere cambiato anche a sola maggioranza qualificata e non all'unanimità. Non vorrei che questi Paesi portassero dietro di sé altri Paesi per arrivare alla maggioranza qualificata. La chiusura dei confini non ha nulla a che vedere con il terrorismo. Alla fine si isolerebbero i Paesi della sponda sud, i primi esposti ai flussi migratori, come Italia e Spagna, sperando di trasformarli in dei Paesi imbuto dove arriverebbero tutti i migranti.

Se tutto ciò si avverasse il nostro Paese non avrebbe più interesse a rimanere in Europa. Sarebbe un tradimento dei valori europei. Mi aspetto che il governo italiano lotti per questo e per una modifica di Dublino, che è un altro regolamento scandaloso, perché carica solo sui Paesi di confine esterno la responsabilità dei flussi migratori. Così come ho poca fiducia nella Francia, ho invece molta fiducia nella Germania, se è vero che ha firmato il position paper sulla modifica si Schengen è anche vero che si è detta disposta a cambiare Dublino. Spero che la Francia e la Germania della Merkel sapranno trovare un punto di equilibrio.

— Dal punto di vista della sicurezza evidentemente bisognerebbe puntare sul controllo dei confini esterni dell'Unione Europea piuttosto che su quelli interni?

— Ovvio, ma non solo. I nostri amici francesi dovrebbe fare una riflessione su come hanno dato le cittadinanze e come hanno integrato o non integrato. La Francia ha vissuto un passato di colonizzazione, ha utilizzato forza lavoro a basso costo, l'ha fatta arrivare nel suo Paese, l'ha messa ai confini della società, nelle banlieue, e ha cresciuto dei terroristi.

La Francia invece che parlare di Schengen dovrebbe mettere in discussione il suo modello di integrazione, che è un modello fallito. I francesi hanno cresciuto dei terroristi in casa in seno all'Europa. Aspetto dai nostri vicini francesi una vera riflessione sul loro modello di integrazione fallito. Mi aspetto inoltre che il governo italiano non segua l'esempio della Francia, mi rivolgo a tutti i buonisti, i quali ci dicono di accogliere tutti incondizionatamente. Si può accogliere nei limiti in cui è possibile integrare veramente. Altrimenti si creano le banlieue e dei terroristi.

— A suo avviso una politica comune sull'immigrazione in Europa è possibile o parliamo di pura fantasia?

— Io ho molta fiducia nella Commissione Europea, perché si comporta in maniera egregia. Se fosse per la Commissione Europea avremmo già un sistema comune di asilo europeo. Purtroppo poi cadiamo sempre negli egoismi dei singoli Stati in sede di Consiglio e soprattutto nei periodi preelettorali. Mi stupisco quando vedo presidenti come Macron che hanno preso i voti dei francesi sulla base dell'europeismo e poi i primi atti che fanno sono atti di nazionalismo puro e di chiusura verso l'Europa.

— È ora di fare più chiarezza e iniziare a distinguere quanto meno gli immigrati economici dai profughi?

— Noi del centrodestra lo diciamo da sempre. I rifugiati sono il 5% di quelli che arrivano in Italia. L'Europa non può nascondersi, ma anche la comunità internazionale. Dall'Africa subsahariana sono pronte fra gli 11 e i 20 milioni di persone a portarsi qui da noi. C'è solo un modo per evitare che si spostino: bisogna smettere di colonizzarli, mi riferisco alle azioni di Paesi come la Cina ma anche la Francia, è chiaro che persone sfruttate si spostano poi verso di noi. Non è giusto che l'Italia debba subire gli effetti collaterali di azioni di Paesi che continuano ad essere un po' "colonialisti". Bisogna inoltre fare un piano per l'Africa che coinvolga tutta la comunità internazionale. Ci sono 6 miliardi di persone che vivono nel benessere, 1 miliardo e 700 milioni di poveri assoluti. O aiutiamo le persone in povertà a crescere o vorranno venire da noi.

— Parlando di sicurezza e lotta al terrorismo, c'è bisogno di un maggiore coordinamento fra i Paesi dell'Unione europea?

— Servirebbe più coordinamento all'interno dell'Unione europea, anche se è difficile scambiarsi informazioni fra intelligence. Bisogna prendere atto del modello fallito di integrazione di certi Stati come la Francia. Trump se la prende tanto con l'Iran, ma io mi chiedo anche dell'Arabia Saudita e del rapporto che ha rispetto alle organizzazioni terroristiche: è un rapporto di reale distacco, di battaglia? Va fatta una riflessione a livello internazionale.

Una cosa è certa, la lotta al terrorismo o la si combatte con la Russia o la si perde. La Russia dev'essere un alleato dell'Occidente in questa battaglia. Se l'Europa insiste con le sanzioni economiche alla Russia fa un errore di merito e di metodo, perché la Russia deve stare nell'Occidente. In questo sono molto critica con la Germania che insiste nel prolungare le sanzioni.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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Trattato di Schengen, Europa
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