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    Rita Sozzi

    “Volpe a pedali” fa Transiberiana in bici

    © Foto: Rita Sozzi
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    Marina Tantushyan
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    Dopo aver scoperto l’Italia, alcune città europei, raggiungendo nel 2016 fino a Mosca, Rita Sozzi, 26enne giornalista e docente delle lettere antiche, nota come “Volpe a pedali” torna in Russia per una sua nuova avventura.

    Il cattedrale di San Basilio nella Piazza Rossa, Mosca
    © Foto: fornita da Rita Sozzi
    Fa in aereo la tratta Milano Malpensa-Mosca e il resto ben 6.000 chilometri (le linee ferroviarie Transiberiana e Transmongolica) Rita ha coraggiosamente percorso in due mesi da sola in sella della sua biciletta.   

    Sputnik Italia ha raggiunto Rita Sozzi al suo rientro in Italia per chiedere delle sue impressioni dopo questo viaggio interessantissimo.

    — Rita, perché ha deciso di andare in Russia di nuovo? Cosi ti affascina dai paesi dell'Est?

    — Lo scorso anno avevo soltanto "assaggiato" la Russia, era stata la parte conclusiva del mio viaggio e mi ero resa conto di quanto ancora ci fosse da scoprire in questa terra affascinante e misteriosa, per me, e così sconfinata. A Mosca avevo conosciuto ragazzi in partenza per la Transiberiana e lì mi si è conficcato tra le costole il semino della curiosità, il desiderio di esplorare con i miei occhi quell'Oriente così lontano di foreste e steppe.

    Rita Sozzi
    © Foto: Rita Sozzi
    Rita Sozzi

    Ero attratta dalle meraviglie naturali e dai paesaggi che sapevo sarebbero stati bellissimi, dagli Urali alla steppa, dai monti siberiani al Bajkal; volevo capire come potesse una sola cultura, una sola lingua, quella russa, estendersi per così tanti kilometri, unificare un territorio così vasto ed etnie così disparate (dai tatari ai buriati) e volevo assaporare le piccole e sostanziali differenze che fanno dei russi un popolo così complesso. Tra una moschea, una statua di Lenin, un Buddha e una sacra icona, paesaggi mozzafiato e volti sempre nuovi, penso di aver ora raccolto ogni goccia di bellezza che la Russia sa dare.

    — Come ha reagito la tua famiglia alla tua idea di andare in Siberia?

    — A dirla tutta, nemmeno poi così male. Certo, i miei genitori e gli amici erano molto preoccupati, soprattutto perché ero sola. Poi la Siberia richiama alla mente una natura crudele e terribile, freddo, spazi immensi e deserti e pagine della storia recente poco felici. Non suona come una vacanza dire "Vado in Siberia", ma più come una condanna! Naturalmente è soltanto un pregiudizio, che ho sfatato viaggiando e raccontando. Però ormai chi mi conosce sa che di me ci si può fidare. Me la so cavare e non mi espongo mai a situazioni di vero grave pericolo. Non pedalo solo con le gambe, ma anche con la testa.

    — Potresti raccontare del tuo nuovo viaggio? Sei soddisfatta?

    Viaggio nella Tundra
    © Sputnik. Karina Ivashko

    — Il viaggio a pedali è durato 65 giorni, dei quali 60 in Russia, 2 in Kazakistan e gli ultimi 3 in Mongolia, per un totale di 6200km. Sono partita da Mosca, ed ho seguito la Transiberiana quasi senza mai scostarmene, con pochissime eccezioni. Questo mi ha permesso di visitare tante città ricche di storia, da Vladimir a Nizhny Novgorod, Kazan, Ufa, Cheljabinsk, Kurgan, Petropavlosk in Kazakistan, Omsk, Novosibirsk, Krasnojarsk, Irkutsk e Ulan-Ude. Proprio in questa città mi sono poi diretta a sud, seguendo la ferrovia Transmongolica fino a Ulan Bator.

    Avevo preparato già a casa, prima di partire, tutte le tappe, in modo da sapere ogni giorno dove mi sarei potuta fermare: la Russia, a differenza dell'Europa, è… Grande! E non permette troppo di improvvisare. Ci sono distanze enormi e spazi vastissimi, spesso semi disabitati e senza strutture. Bisogna calcolare bene ogni cosa: acqua, cibo e soste. La mia salvezza sono stati i kafè-motel lungo le autostrade, che si trovano con una certa regolarità anche nelle zone meno abitate. Un po' di russo l'avevo studiato e ho avuto modo di migliorarlo in questi due mesi… E' indispensabile perché, purtroppo, l'inglese non è per nulla diffuso, se non tra i giovani e solo nelle città più grandi. 

    Rita Sozzi in viaggio
    © Foto: Rita Sozzi
    Rita Sozzi in viaggio

    Sono molto soddisfatta di questo viaggio. Ho visto luoghi fantastici, tra i più belli del mondo, ho placato la mia curiosità in merito alla storia e alla cultura dei popoli che hanno abitato quelle terre, ho conosciuto persone straordinarie, ho conosciuto persino me stessa, tra limiti e capacità di superarli, paure e forza. Ho fatto "voto di vastità" e trovato spazio per la mia anima inquieta.

    — Sei stata nelle città poco conosciute in Italia come Krasnoyarsk e Irkutsk. Come sono diverse da Mosca, che hai visitato un anno fa?  

    Rita Sozzi ad Irkutsk
    © Foto: Rita Sozzi
    Rita Sozzi ad Irkutsk

    — Mosca è un unicum, è un gioiello, un mondo a sé nell'universo Russia. La differenza principale con le città siberiane è che queste ultime sono molto più giovani, hanno, al più, 300 anni; molte sono addirittura state fondate nel dopoguerra, come Angarsk. Si ha l'impressione di luoghi rimasti inesplorati per secoli a causa dell'avversità del clima e di una natura ostile, indomabile. In queste città ho anche percepito chiaramente la fatica che l'uomo ha fatto per rendere abitabili quelle terre, uno sforzo titanico che vibra nell'architettura austera, nei colori cupi e nel legno scuro delle izbe. Un'eccezione è Irkutsk, che si presenta decisamente più "dolce", più umana quasi, e davvero è la perla di Siberia, la Parigi di quell'estremo oriente russo, come era stata definita. Se a Mosca si sono mescolati in modo del tutto originale i caratteri della cultura europea e quelli della cultura propriamente russa, in Siberia si ritrova l'autentico spirito della Russia immensa e tragica, forte e violenta e capace di gesti di gentilezza estrema nel più gelido dei luoghi.

    — Questa volta sei arrivata anche sulle rive del Bajkal considerato come uno dei laghi più belli e meravigliosi nel mondo. E quali sono le tue impressioni? 

    Che meraviglia il lago Baikal!
    © Sputnik. Vladimir Smirnov

    — Purtroppo il Bajkal, quel sacro mare d'acqua dolce, ha voluto mettermi alla prova con tre giorni di pioggia, vento, e freddo, che mi han fatto immaginare per bene cosa sia stata la "grande marcia nel ghiaccio siberiano" dell'Armata bianca, nel '20. Ed io sono passata di lì in piena estate! Il lago si è sempre mostrato nella sua bellezza estrema e minacciosa, grigia di vapori e spettinata dal vento da nord che parlava già la lingua dell'inverno. È stata l'ennesima riprova di cosa sia la Russia: la meraviglia non è mai innocua e a portata di mano, la natura sa essere meravigliosa e mortale a un tempo. È come se l'uomo fosse di troppo, e l'acqua e la terra volessero riprendersi il proprio spazio su questo mondo.

    — Siberia è una parte della Russia dove ancora vive la gente sincera e molto aperta. I tuoi viaggi a due ruote sono pieni di incontri, aneddoti e tantissime storie. Hai incontrato qualche personaggio interessante che potrà completare la tua "collezione"?

    Il lago rosa della Siberia
    © Sputnik. Alexandr Kryazhev

    — Di personaggi interessanti ne ho incontrati quasi ogni giorno! Proprietari di kafè che mi hanno offerto un tè caldo mentre ascoltavano la mia storia, compagni di stanza che volevano a tutti i costi darmi un passaggio in auto, perché non potevano capire come potessi uscire ad affrontare 100km sotto la pioggia battente, magari controvento e con molte salite da affrontare. L'incontro più indimenticabile resta quello con i battellieri del Volga; mi trovavo alla fortezza di Svyazhsk e mi sono imbarcata su un traghetto per raggiungere Kazan. Ero molto in anticipo e, quando ho comprato il biglietto, sono stata invitata dai battellieri ad ingannar l'attesa insieme a loro, che volevano saperne di più di me e dell'Italia. Tra un bicchiere di vodka e l'altro, tra un boccone di pesce buonissimo e altra vodka (e ancora vodka, e di nuovo vodka), il pomeriggio si è presto trasformato in un confuso susseguirsi di canti (Albano, Romina e Cutugno su tutti), ricordi del servizio militare e commenti sulla politica di Putin, molto amato e stimato, con tanto di meme con protagonista il presidente.

    — Cosa pensi invece della cucina russa che è poco conosciuta in Italia? Sei riuscita ad assaggiare i famosi piatti siberiani?

    Vareniki
    © Foto: Rita Sozzi
    Vareniki

    — Ho assaggiato sia i pelmeni sia i vareniki, questi ultimi, dolci, colazione ideale per un ciclista! La cucina russa mi è piaciuta molto, anche se ce la si può permettere solo durante sforzi intensi e prolungati come un viaggio a pedali… Non è proprio "light"! Però quanto sono buone le varie "insalate russe", condite con maionese o panna acida, il borsh, le zuppe, gli spiedini alla brace, il pesce fritto o essiccato, il pane nero e i bliny? Per quanto la cucina italiana sia quella cui sono più abituata, non ne ho mai sentito davvero la mancanza!

    — Dopo questa ultima avventura torneresti di nuovo in Russia? Hai già in mente qualche nuova tappa ambiziosa o magari hai in mente qualche altro progetto legato alla Russia?

    — Adesso un'idea piuttosto precisa della Russia me la sono fatta. Quindi è tempo di esplorare nuove terre, di conoscere nuove culture. Visto che sono arrivata in Mongolia, un'idea potrebbe essere quella di ripartire da lì e spingermi in Cina. Oppure potrei aggregarmi a Raymond, un uomo francese di 66 anni con cui ho pedalato per dieci giorni, che ora si sta dirigendo a Vladivostok e poi in Giappone, solo con la sua bici; lui ha intenzione, l'anno prossimo, di affrontare la via della seta, e il progetto mi affascina non poco! In Russia vorrei tornare per vedere Mosca e San Pietroburgo in inverno, candide sotto alla neve. Ma non in bici!

    L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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    Viaggio, Italia, Russia
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