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    Dopo gli bombardamenti a Sana'a, la capitale dello Yemen

    Quelle bombe italiane all’Arabia Saudita

    © REUTERS/ Khaled Abdullah
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    Tatiana Santi
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    Imporre un embargo sulla vendita di armi all’Arabia Saudita, a chiederlo è il Parlamento Europeo, che negli ultimi anni a più riprese sollecita gli Stati membri a garantire il controllo delle esportazioni europee di sistemi militari. Quelle bombe italiane all’Arabia Saudita.

    Un possibile embargo sulla vendita di armi ai sauditi riguarderebbe direttamente anche l'Italia, la quale fornisce sistemi militari all'Arabia Saudita, ovvero sia bombe sganciate sullo Yemen. Si tratta di una guerra dimenticata, che provoca però tuttora morti civili.

    Giorgio Beretta
    © Foto: fornita da Giorgio Beretta
    Giorgio Beretta

    La legge 185 vieta la vendita di armi a Paesi in guerra o responsabili di gravi violazioni di diritti umani, ma ciò non ha impedito ai governi italiani di fornire armi ai sauditi per centinaia di migliaia di euro. Ora a chiedere di cessare le forniture all'Arabia Saudita è lo stesso Parlamento Europeo, ma l'attuazione dell'embargo ricade sui singoli Stati membri. Tuttora infatti non esistono misure sanzionatorie né un'autorità di controllo competente. Per fare il punto della situazione sull'export di armi italiane all'Arabia Saudita Sputnik Italia ha raggiunto Giorgio Beretta, analista dell'Osservatorio sulle armi (OPAL) e della "Rete Italiana per il Disarmo".

    — Il Parlamento europeo ha proposto un embargo sulla vendita di armi all'Arabia Saudita. Giorgio Beretta, qual è il suo punto di vista?

    — La richiesta è all'interno di una risoluzione del Parlamento europeo che riguarda il controllo delle esportazioni di sistemi militari dei paesi membri. È molto rilevante perché l'Europarlamento ha deciso di rinnovare, per la terza volta in due anni, l'invito all'Alto Rappresentante per la politica estera, Federica Mogherini, a "avviare un'iniziativa finalizzata all'imposizione da parte dell'UE di un embargo sulle armi nei confronti dell'Arabia Saudita" in riferimento all'intervento militare della coalizione a guida saudita in Yemen. Un intervento — va ricordato — che non ha avuto alcuna legittimazione da parte delle Nazioni Unite che hanno solo "preso atto" della richiesta del presidente deposto di un intervento militare a protezione della popolazione. Cosa è successo è sotto gli occhi di tutti: a quasi 900 giorni dall'inizio dell'intervento militare, le agenzie dell'Onu riportano un altissimo numero di vittime, più di 10mila morti fra i civili, tra cui migliaia di bambini. Un rapporto delle Nazioni Unite afferma che le azioni militari della coalizione saudita in Yemen come azioni che possono costituire crimini di guerra, cioè la massima espressione che può dare un comitato di esperti.

    — Com'è risaputo, l'Italia vende armi all'Arabia Saudita. Di fatto l'Italia viola le normative nazionali che vietano la vendita di armi a Paesi in guerra?

    — Nel rapporto delle Nazioni Unite viene documentato anche l'impiego di ordigni italiani per bombardare zone civili in Yemen. Sono le bombe prodotte dall'azienda italiana RWM Italia che sono prodotte ed esportate con l'autorizzazione del governo italiano. Sia da parte del governo Renzi, che le ha autorizzate, sia del governo Gentiloni che sta continuando a permettere le spedizioni. La legge italiana, la n.185 del 1990, vieta espressamente l'esportazione di sistemi militari "a paesi in conflitto armato" e, qualora il governo intenda esportare armamenti in queste zone, richiede che venga consultato il Parlamento.

    Alcuni Paesi dell'Unione europea come la Svezia e l'Olanda hanno deciso di sospendere l'invio di armamenti all'Arabia Saudita. Altri Paesi come la Germania hanno optato per sospendere le forniture di sistemi militari che potrebbero essere utilizzati dalla coalizione saudita nel conflitto in Yemen. L'Inghilterra, la Francia e l'Italia invece stanno proseguendo con le esportazioni. L'Italia nel 2016 ha autorizzato l'esportazione di quasi 20 mila bombe aeree per un valore di oltre 411 milioni di euro: è la maggiore esportazione di bombe mai effettuata dall'Italia dal dopoguerra. Vi è quindi una chiara decisione politica.

    — C'è stata qualche iniziativa da parte del parlamento?

    — La materia attualmente è in discussione al Parlamento italiano. Ci sono due risoluzioni presentate alla Camera, una dal Movimento 5 Stelle e l'altra da Sinistra Italiana, che chiedono espressamente la sospensione dell'invio di bombe all'Arabia Saudita. Le risoluzioni sono una risposta alla richiesta di numerose associazioni e reti, fra cui Amnesty International e Rete per il Disarmo, che fin dall'inizio dell'intervento militare hanno chiesto di sospendere l'invio di sistemi militari all'Arabia Saudita e di sostenere la richiesta dell'Alto Commissario per i diritti umani delle Nazioni Unite per un'indagine internazionale indipendente su tutte le parti in conflitto in Yemen. Una richiesta sostenuta dall'Olanda, non sulla quale l'Italia non si è ancora pronunciata.

    — L'Italia continua quindi a fornire armi all'Arabia Saudita, giusto?

    — Sì. Va comunque detto che l'Italia non è il maggiore Paese esportatore di sistemi militari all'Arabia Saudita. Il presidente Trump ha parlato di un contratto da 100 miliardi di dollari di forniture di armamenti all'Arabia Saudita. Ma anche riguardo a queste forniture i Paesi europei avrebbero un ruolo importante perché molti dei sistemi militari che vengono inviati all'Arabia Saudita hanno delle componenti prodotte da aziende europee.

    — Secondo lei cambierà qualcosa se entrerà in vigore l'embargo? Verranno mai sanzionati i Paesi che vendono armi all'Arabia Saudita?

    — Le esportazioni di sistemi militari sono autorizzate dai singoli Stati. Questa risoluzione del Parlamento europeo, come le precedenti, ha un fortissimo valore perché chiede all'Alto Rappresentante di attivarsi e, contemporaneamente, pone un'indicazione precisa ai governi degli Stati membri per attivarsi per l'embargo. È perciò la massima espressione possibile per un parlamento democratico verso gli Stati membri. La questione quindi adesso è a capo dei singoli Paesi membri: alcuni hanno sospeso le forniture, altri continuano per questa strada.

    Le norme internazionali e quelle dell'Unione europea non prevedono sanzioni nei confronti di chi violasse il Trattato internazionale sull'esportazione di armi o anche la posizione comune dell'Unione europea. Questa è una grossa mancanza, non è un caso se questo avviene: vi è stata una grossa pressione degli stessi Stati per fare in modo che non ci fossero sanzioni. L'unico organo competente a livello internazionale attualmente in grado di definire delle sanzioni è il Consiglio di Sicurezza dell'ONU. A livello europeo è il Consiglio dell'Unione europea. Esisterebbe però un'altra via.

    — Cioè?

    -In caso di embargo per quanto riguarda l'Arabia Saudita qualora un Paese violasse questo embargo, un altro Paese membro potrebbe essere legittimato a non inviargli armi. Ad esempio, se il Regno Unito violasse un possibile embargo sulle armi all'Arabia Saudita, l'Italia potrebbe non fornire più armi al Regno Unito. Questo servirebbe a spezzare un circolo vizioso. Ricordiamoci però che le lobby e le grandissime industrie di armamenti fanno pressione perché non ci siano forme sanzionatorie per chi viola l'embargo.


    A quanto ammonta in generale l'export di armi "Made in Italy" all'estero? Sputnik Italia ha raggiunto per un approfondimento Enrico Piovesana, giornalista esperto di Difesa ed esteri, analista e cofondatore di MIL€X (Osservatorio sulle spese militari italiane).

    — Enrico Piovesana, quali sono le cifre riguardanti l'export di armi italiane all'estero?

    Enrico Piovesana
    © Foto: Naoki Tomasini
    Enrico Piovesana

    — I dati più recenti riguardanti il 2016 presentano un raddoppio rispetto al 2015, parliamo di 14,16 miliardi di esportazioni nel 2016 contro 7,9 miliardi nel 2015. È un dato ancora più impressionante se lo si raffronta all'anno precedente, il dato infatti è sestuplicato rispetto al 2014, cioè 2,6 miliardi. È un aumento esponenziale soprattutto che viene "commentato" dal Ministero degli Esteri italiano in maniera trionfalistica: nell'ultimo rapporto si legge che finalmente l'Italia è uscita dalla crisi del settore grazie alla sua capacità di flessibilità dell'offerta. Oggi l'Italia risulta terza a livello mondiale per Paesi destinatari, quindi per numero di clienti e ottava per valore dell'esportazione. Oggi il cliente è il Medio Oriente.

    — Il fatto è che l'Italia vende armi anche a Paesi in guerra, come ad esempio l'Arabia Saudita. Alla fine il business delle armi prevale sulla politica?

    — Assolutamente sì. L'Arabia Saudita è il sesto cliente dell'export delle aziende militari italiane. Parliamo della vendita di decine di migliaia di bombe aeree della RWM in Sardegna. Il Parlamento europeo ha espresso più volte l'invito ad imporre un embargo alla vendita di armi all'Arabia Saudita. Le stesse Nazioni Unite hanno riconosciuto la gravità dei crimini di guerra compiuti dall'Arabia Saudita e i membri della coalizione. Human Rights Watch ha espresso un invito stringente al governo italiano perché questo cessi le esportazioni all'Arabia Saudita per non rischiare di rendersi complice, assieme agli altri esportatori, di questi crimini di guerra. C'è una volontà del governo italiano di non prestare attenzione a questi inviti e di proseguire per la propria strada.

    La stessa Farnesina è sotto inchiesta da parte della Procura di Roma. Precedentemente la Procura di Brescia ha concluso la sua inchiesta riguardante l'attività di vendita di armi dell'azienda italiana in questione, la quale, secondo la Procura aveva agito correttamente in quanto autorizzata dal governo. Quindi tutto è passato a Roma, dove la Procura deve capire se il governo ha violato la legge 185 sulla vendita di armi a Paesi in guerra. È una notizia importante sapere che la Magistratura italiana sta indagando sull'operato della Farnesina. L'inchiesta è in corso, vedremo come evolverà.

    L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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    Tags:
    Export, Armamenti, Intervista, Armi, Arabia Saudita, Yemen, Italia
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