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    Migranti in Italia

    L’INPS pensi alle pensioni, non ai migranti che dovrebbero pagarcele

    © AP Photo/ Antonio Calanni
    Opinioni
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    Mario Sommossa
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    Da qualche tempo il prof. Boeri, Presidente dell’INPS, discetta pubblicamente su temi politici e non risparmia suggerimenti e critiche a Governo e Parlamento.

    Libero, evidentemente di esprimere le sue opinioni, ci sarebbe da domandarsi se sia deontologicamente corretto che lo faccia nella sua qualitàdi pubblico funzionario ma, soprattutto, se, avendo quella funzione, non sarebbe più opportuno che si limitasse a esprimere le sue valutazioni ai suoi diretti superiori e cioè al Ministro del Tesoro.

    Certamente, se il suo intento fosse quello di costruirsi un'immagine pubblica per candidarsi a posizioni di governo, allora tutto si spiegherebbe.

    Comunque, di là di ogni giudizio sul metodo, è bene osservare che molti dei suoi giudizi e delle cifre che esibisce a sostegno sono letteralmente campati per aria e fanno dubitare delle sue capacità di analisi, oltre che della sua adeguatezza al ruolo che riveste.

    Innanzitutto, ci sarebbe da eccepire quando sostiene che il sistema pensionistico in quanto tale non può reggere. Che l'INPS possa trovarsi in difficoltà finanziarie nel prossimo futuro è verosimile e i numeri lo dimostrerebbero, ma che ciò sia dovuto a un divario tra le entrate dei contributi per le pensioni e le erogazioni a tale titolo è già discutibile. Sarebbe piuttosto interessante fare un'indagine su come il suo Istituto gestisce i propri asset e, probabilmente, si scoprirebbero inefficienze e sprechi, esattamente come una recente trasmissione televisiva ha evidenziato.

    Inoltre, va ricordato che, nel bilancio generale dell'INPS, solo 150 tipi di prestazioni sono di natura pensionistica, mentre ben altre 290 riguardano altre funzioni che pur rientrano tra le competenze attribuite all'Istituto. Perché Boeri si oppone alla separazione dei compiti tra previdenza e assistenza come invece chiedono i sindacati? Se lo si facesse, sarebbe molto più chiaro accertarsi se veramente è il bilancio pensionistico a causare il deficit o la causa non stia piuttosto nelle altre voci di spesa.

    Dove, tuttavia, si nota con certezza che spara numeri a vanvera è quando si lancia in un panegirico a sostegno dell'accoglienza di nuovi immigrati.

    Lui (ma anche altri "buonisti" l'hanno fatto) sostiene che se non avessimo nuovi arrivi dall'estero avremmo un saldo negativo dell'INPS di ben 38 miliardi di Euro e, per dimostrarlo, dice che con la chiusura delle frontiere perderemmo nei prossimi ventidue anni 73 miliardi di entrate contributive a fronte di soli 35 di spesa in meno per le prestazioni sociali. In altre parole, si tratterebbe di una perdita secca di 1,7 miliardi all'anno per lo Stato. Naturalmente come faccia questi calcoli resta un suo segreto, ma a noi risultano altri dati: ogni anno noi spendiamo per l'accoglienza e l'ospitalità'di chi arriva illegalmente nel nostro Paese ben 4 miliardi e cioè, seguendo il calcolo temporale da lui proposto in ventidue anni avremmo un'uscita di ben 88 miliardi. Fa una perdita netta di 15 miliardi.

    Ovviamente questo è sempre un calcolo ipotetico, come quelli che fa lui.

    Vediamo invece nella realtà cosa succede.

    Il Servizio centrale del sistema di Protezione per richiedenti asilo e rifugiati ci informa che tra gli immigrati ben il 22% ha "caratteristiche di vulnerabilità" e l'8,3% è composto da disabili fisici o mentali. Inoltre, il 12% non ha nessun titolo di studio e il 62% non va di là di un presunto titolo di scuola media inferiore (dove e come abbiano ottenuto questo titolo è pure un'altra questione). Guardiamo allora anche chi è già ufficialmente accreditato come residente.

    All'inizio del 2016 gli immigrati regolarizzati erano circa cinque milioni (cui andrebbero aggiunti i clandestini non rilevabili dalle statistiche e ufficialmente non occupati). Di loro solo 2,3 milioni lavorano e versano contributi e tasse rispettivamente per 10,9 e 6 miliardi. E i restanti 2,7 milioni? Sono bambini (circa 900.000) o anziani od "occupati" in attività illegali. Naturalmente, sono comunque tutti a carico totale del nostro sistema sanitario e delle varie forme di assistenza sociale. Nel passato DEF si è calcolato che nel 2016 il costo da noi sopportato per soccorso, visite mediche, alloggio e istruzione per minori non accompagnati è corrisposto a 3,6 miliardi e nel 2017 sarà di 4,6. A queste cifre vanno aggiunti 4 miliardi per l'assistenza sanitaria ordinaria con relativi farmaci e 2 miliardi per i costi riguardanti gli stranieri detenuti che rappresentano il 35% del totale degli abitanti delle patrie galere.

    Tra i recenti arrivi, alcuni sono stati considerati oggetto di persecuzioni o discriminazioni a vario titolo nei Paesi di provenienza e sono quindi i "rifugiati" con diritto all'asilo. Sappiamo però che tra gli "sbarcati" più del 90% è qualificato come "migrante economico", cioè come persona che, comprensibilmente, cerca soltanto condizioni di vita migliori di quelle che ha lasciato. Questa suddivisione tra "politici" ed "economici" è però del tutto aleatoria perché basta guardare con obiettività al continente africano e si può notare che su un miliardo e 300 milioni di abitanti, almeno 400 milioni vivono in Stati dove mancano le minime condizioni di quelle libertà e tutela personale che noi giudichiamo indispensabili. Senza contare che chi fugge da carestie o da zone più o meno desertiche corre pericolo di vita non meno di chi è "politicamente" discriminato. Li accoglieremo tutti? L'Europa "solidale" è disponibile a farsene carico? Chi pagherà? Quali saranno le conseguenze sulla stabilità sociale? Qualcuno crede ancora nella "società multietnica" senza conflitti?

    Migranti a Ventimiglia
    © AFP 2017/ JEAN-CHRISTOPHE MAGNENET

    Fingiamo, tuttavia, di continuare a credere di voler veramente distinguere tra gli uni e gli altri e di rispedire indietro i "migranti economici". Quanti ne abbiamo rimpatriati? Negli ultimi due anni, di fronte alle centinaia di migliaia di espellibili ne abbiamo rimpatriati solo 2899 con un costo di 100 milioni. Quando e come rimanderemo gli altri?

    In conclusione: i fenomeni migratori sono un problema complesso che tocca tutto il mondo (e non solo il nostro Paese) e non esiste una soluzione miracolosa. Nemmeno quella dell' "aiutiamoli a casa loro" risolverebbe definitivamente la questione perché occorrerebbero anni prima che se ne riscontrassero gli effetti e, nel frattempo, gli arrivi potrebbero perfino aumentare.

    Il nostro Governo sta facendo quanto di meglio è oggi possibile, intervenendo sia economicamente sia con metodi repressivi nei Paesi di transito e in quelli di origine e sarebbe bene che i vari "buonisti" e i nostalgici "terzomondisti" tacciano. Sarebbe però ancora meglio se chi riveste incarichi di funzionariato pubblico, Boeri in primis, smetta di sparare cifre inverosimili, di pontificare da economista o da sociologo per avere qualche titolo di giornale e cerchi invece di dedicarsi con maggiore efficienza al lavoro che gli è stato assegnato.

    L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

    Tags:
    Migranti, Immigrati, Economia, INPS, Tito Boeri presidente dell`INPS, Italia
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