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    Lo Ius soli non ha nulla a che fare con l’immigrazione clandestina e il terrorismo

    © AFP 2017/ JEAN-CHRISTOPHE MAGNENET
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    Marina Tantushyan
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    Nuovo rinvio per la riforma della cittadinanza già approvata alla Camera nel settembre 2015. Per tutto il mese di settembre il DDL sulla cittadinanza per i figli degli immigrati non compare nel calendario dei lavori dell'Aula del Senato.

    L'approvazione dello Ius soli è e "rimane un obiettivo prioritario ed essenziale del Pd", ma "le leggi hanno bisogno di una maggioranza e in questo momento non c'è", spiega il capogruppo dei senatori del Pd Luigi Zanda.

    La riforma introduce, per la prima volta in Italia, i principi dello ius soli (diritto di cittadinanza per i nati in Italia, pur con alcuni limiti) e dello ius culturae (cittadinanza per chi ha completato 5 anni di scuola in Italia).

    Secondo la Fondazione Moressa, l'impatto della riforma sarebbe notevole, dando diritto alla cittadinanza a circa 800 mila ragazzi (l'80% dei minori stranieri residenti). Inoltre, potrebbero beneficiare della riforma circa 60 mila "nuovi italiani" ogni anno.

    Sputnik Italia ha raggiunto l'avvocato, esperta in diritto di famiglia e tutela dei minori Andrea Catizone per capire come questa norma inciderà sulla popolazione italiana.

    — Cosa pensa del nuovo rinvio? Nell'attuale contesto l'Italia ha davvero bisogno della riforma della cittadinanza?

    — Penso che sulle leggi di questo tipo non c'è un bisogno di carattere economico ma c'è invece un bisogno di carattere sociale e culturale. L'Italia è un paese ormai in ritardo rispetto agli altri paesi e sta vivendo un periodo di immigrazione. Questa legge favorisce l'integrazione da parte dei bambini che nascono nel nostro paese. È uno ius soli un po' temperato perché mitigato dallo ius culturae e quindi dalle necessità di seguire un percorso anche d'integrazione culturale. Però io condivido le parole del Papa che ha detto che è necessario che ci sia un riconoscimento di far parte di una comunità non solo di carattere giuridico ma anche di carattere culturale per i bambini che nascono in Italia. 

    — Quali saranno i requisiti principali per ottenere il passaporto tricolore, se la normativa verrà approvata in Italia?

    Migranti in Austria
    © REUTERS/ Peter Bader
    — Intanto i bambini dovranno essere nati nel nostro paese, dovranno sicuramente essere figli di stranieri che però sono in regola con tutta la normativa italiana. Quindi non si tratterà di bambini e di bambine che agiscono fuori da un contesto normativo e ma riguarderebbe invece i bambini che sono già inseriti in contesti legali specificati dal nostro ordinamento. E poi, come dicevo prima, ci sarà la necessità di seguire un percorso culturale e educativo scolastico previsto dallo ius culturae. 

    — Come funziona ius soli negli altri paesi? Il loro esempio dovrebbe incoraggiare l'Italia o allarmarla?

    — In Francia i figli di cittadini francesi sono cittadini francesi, non è necessario nascere nel territorio francese. Però chi nasce in Francia è francese, quindi li c'è il tema dello ius soli. Come abbiamo visto, tutti gli attentati sono stati fatti nei vari paesi europei in Francia, in Inghilterra e in Germania, erano fatti dai cittadini francesi, tedeschi e inglesi Quindi lì il problema non è tanto il riconoscimento della cittadinanza quanto le politiche integrative adeguati che in qualche maniera consentano agli stranieri di entrare dentro in un meccanismo di legalità. La Francia, l'Inghilterra e la Germania rappresentano tre modelli di immigrazione che hanno regolato i flussi migratori ciascuno in maniera diversa e ciascuno in maniera sua ha provocato delle storture nella gestione della fase successiva. Penso a tutta la politica economica, la politica sociale e la politica di sostegno alle famiglie più disagiate, perché poi la differenza emerge sul profilo economico, non tanto sul profilo della cittadinanza.

    — Visto che in Italia c'è un feroce dibattito sul tema, parliamo dei pro e dei contro. Quali conseguenze positive potrà avere questa riforma sulla società italiana?

    — Intanto come disse il nostro ministro dell'interno Minniti, è evidente che una società dove si riconosco i diritti anche degli stranieri, è una società più sicura perché comunque non si creeranno degli adulti che coltiveranno un sentimento di marginalizzazione e di esclusione. Questo sicuramente è un grandissimo vantaggio. Inoltre l'Italia è un paese che ha un tasso di natalità molto basso, le donne fanno neanche due figli a testa. Quindi noi abbiamo sicuramente bisogno di un rimpolpamento del nostro popolo anche grazie all'integrazione, che è un fenomeno che è sempre esistito. Anche gli italiani che sono andati all'estero continuano ad essere cittadini pur non conoscendo neanche una parola in italiano.

    — Quali sono invece i maggiori rischi? Alcuni esperti sostengono che lo ius soli costituirebbe un vero e proprio "pull factor", un fattore di attrazione di ulteriore immigrazione. Cosa ne pensa?

    — No, non condivido questa osservazione. Credo che l'immigrazione sia sempre prodotta da motivi di carattere economico, mai per motivi che sono legati al riconoscimento della cittadinanza. Oltretutto questi bambini e queste bambine hanno già la possibilità di usufruire dei diritti fondamentali che il nostro sistema nazionale garantisce. Quindi, anche se non sono cittadini italiani, comunque andranno a scuola, comunque avranno l'accesso ai servizi pubblici. Già ci sono questi bambini nel nostro territorio. Il problema invece è quando non si dà una normativa che favorisca la cittadinanza che però non viene regalata ma si conquista dimostrando di essere un cittadino modello che rispetta non solo le leggi italiane ma anche la cultura italiana.

    — Ci sono tante forze politiche, partendo da Salvini e arrivando a Meloni, Grillo e Berlusconi che esprimono paura nel convertire in italiani tutti gli immigrati che sbarcano sulle coste italiane, nonché il timore di "islamizzare" l'Italia. Condivide la loro preoccupazione?

    — Penso che loro si sbaglino. Se le cose fossero come dicono loro, avremmo tutti paura. Ma noi stiamo parlando di questo ddl che darà cittadinanza solo ai figli di genitori che già risiedono sul nostro territorio e che sono regolari e che hanno tutti i documenti in regola. Questi bambini sono nati in Italia. Quindi gli sbarchi, l'immigrazione clandestina non hanno niente a che vedere con il tema dello ius soli. Qui non sono degli adulti delinquenti che vengono in Italia per chiedere la cittadinanza ma parliamo dei neonati e dei bambini che sono nati nel territorio italiano. E' proprio un'altro genere di normativa. Naturalmente loro dicono queste cose e fanno il loro gioco elettorale malamente perché quando si dissemina la paura succede come a Torino che basta un petardo e la gente va in panico perché pensa che sia una bomba. Purtroppo ci sono delle forze politiche che giocano sulla paura ma se uno deve avere paura in Europa non è certamente perché esiste la legge sul riconoscimento della cittadinanza.

    — In questi giorni molti giornali scrivono che non sembrano esserci i numeri in Parlamento né il clima nel Paese per portare avanti a oltranza la legge sullo ius soli. Secondo le sue stime, la riforma della cittadinanza verrà approvata da questa legislatura?

    — Penso che sarà molto difficile che questa legislatura riesca a fare qualche cosa. Almeno che il governo non metta la fiducia come c'è stato sulla legge sulle unioni civili. In quel caso questo ddl sicuramente passerà. Ci sono molte forze che sono favorevoli però siamo in campagna elettorale, tra poco si voterà nel nostro paese, e quindi non è detto che le leggi non siano lette se non attraverso la lente della campagna elettorale. Per cui è molto difficile fare una previsione.

    L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione. 

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    Tags:
    migrazione clandestina, cittadinanza, Migranti, immigrazione, terrorismo, Italia
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