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    Riforma elettorale, intercettazioni, poteri speciali, secessione e altre amenità

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    Marco Fontana
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    Come si potrà mai recuperare il rispetto dei cittadini verso la politica, quando l'agenda dei partiti è ammorbata di schizofrenia e velleitarismo? A tenere banco sono due temi: le riforme della legge elettorale e delle intercettazioni.

    In entrambi i casi vi sono criticità da correggere, ma la classe dirigente vi sta sprecando una quantità di tempo ingiustificabile rispetto alle altre emergenze di cui soffre l'Italia. La legge elettorale ha generato poi una vera e propria psicosi. Ogni singolo partito è arroccato sulle sue posizioni invece di tentare una mediazione. Il PD, caduto per aver tentato di limitare la rappresentatività dell'SVP in Trentino-Alto Adige, ha inspiegabilmente rinnegato una proposta di cambiamento delle regole del gioco sulla quale convergevano le maggiori forze del Parlamento. In modo surreale il M5S e la Lega non fanno fronte comune a pochi mesi dalle elezioni per chiedere a Renzi di ripresentare la stessa legge, correggendo il lodo pro-PD del Trentino, e ottenere così una riforma che quegli stessi partiti avevano affermato si sarebbe potuta fare in una settimana: e che poi non avevano sostenuto proprio in occasione dell'emendamento Beccalossi. Forza Italia ha invece coerentemente rimesso sul tavolo il Tedeschellum: peccato che a farlo cadere sia stato un emendamento il cui primo firmatario era proprio un suo deputato…

    Insomma, neppure su una riforma sulla quale vi era ampia convergenza si riesce a vedere serietà di intenti, per consegnare al popolo un Paese governabile alla prossima legislatura.

    Lo stesso approccio caotico si nota ora sulle intercettazioni. Il PD sta approvando una legge elettorale garantista, di quelle che se l'avesse fatta Forza Italia qualche anno fa si sarebbe urlato al golpe. Sempre in modo tragicomico si rimescolano le posizioni di M5S e della sinistra, a gridare allo scandalo contro il governo Gentiloni e contro una legge rinominata "Bavaglio". Toh, che fantasia nel soprannominare le leggi avversarie… Gli slogan coniati ieri si ritorcono contro, prima o poi. E sono posizioni incredibili, perché proprio adesso il M5S è nell'occhio del ciclone per la pubblicazione dei messaggi intercorsi nel cerchio magico della Raggi: il livello di questi è comunque talmente basso che non si evincono profili penali, quindi perché appestare l'atmosfera del dibattito con dei pettegolezzi? E il paradosso è che sono i pentastellati a non volere una legge che potrebbe bloccare la fuoriuscita di queste conversazioni. Forse non possono a causa della loro stessa linea politica fondata sull'onestà a prescindere, sulla ghigliottina mediatica e sulla presunzione di colpevolezza. La vicenda delle intercettazioni su Raggi, Marra e altri dovrebbe invece aprire loro gli occhi, mostrando che il privato esiste e che nel privato ci si permette di andare oltre le righe, perché quello che conta sono i fatti concreti, non i commenti personali su faccende interne.

    Mentre molti sono impegnati su tali tribolazioni mentali, altri politici più scafati stanno cercando di portare a termine due operazioni audaci. Alcuni esponenti del PD hanno chiesto una legge speciale per assegnare maggiori poteri alla capitale d'Italia, per farla uscire dall'emergenza finanziaria nella quale ormai si trova. Il presidente dei senatori democratici Zanda ha fatto dichiarazioni piuttosto discutibili in un'intervista al Messaggero: Roma è l'unica capitale europea e mondiale, alla quale non sono stati riconosciuti gli strumenti e i poteri per svolgere il suo ruolo di città-guida dell'Italia. Ma per meritare una legge speciale, Roma dovrebbe dire che cosa vuole fare del proprio futuro. (…) Dev'esserci scritto anzitutto che serve un grande piano straordinario per la capitale, perché Roma non può vivere senza un rapporto di sinergia molto forte con il governo nazionale. (…) La parola governatorato non mi piace per tutto quello che sottintende. Ma che Roma debba avere risorse, strumenti e poteri speciali, è certo. La storia ha un senso che va seguito. Roma fascista era l'emblema di una visione imperiale, ma velleitaria e patologica, dell'Italia. Roma contemporanea deve vedersela con grandi capitali che fanno a gara in modernità, servizi e qualità della vita. E la nostra capitale deve avere tutti gli strumenti per competere. Viene spontaneo domandarsi: ma Zanda milita ancora nel partito che nell'ultimo quarto di secolo ha amministrato Roma per ben 18 anni? Secondo lui si dovrebbero assegnare ulteriori risorse proprio a coloro che hanno gettato Roma nel baratro! Basti citare l'Atac, l'azienda di trasporto pubblico, che ha raggiunto il folle debito di 1,35 miliardi di euro…

    In contemporanea al tentativo di trasformare Roma in una sorta di città-Stato (per così dire), altri fanno le prove generali di secessione: Lombardia e Veneto stanno tentando la via referendaria all'indipendenza. Per carità, sappiamo trattarsi solo di una mossa per indebolire il governo, visto che la Costituzione non permette salti nel buio come in Scozia, ma certamente il referendum del prossimo ottobre nelle due regioni più produttive della Penisola è un segnale forte del malessere dei cittadini. I tentativi secessionisti in altri Paesi vengono fermati sul nascere, come in Catalogna, qui invece vengono ignorati o ridicolizzati: ma nessuno sembra preoccupato di capire le ragioni che generano tali iniziative. Ecco quindi perché in un Paese dove molti partiti hanno perduto il polso del proprio elettorato non è più impossibile andare verso una secessione quanto meno fiscale, in un silenzio purtroppo segnato non dalla vergogna ma dall'indifferenza.

    L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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    Tags:
    riforma, elezioni, politica, PD, M5S, Lega Nord, Italia
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