17:36 17 Aprile 2021
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A Xiamen in Cina si è concluso con grande successo il vertice dei Paesi Brics, che rappresentano più del 40% della popolazione mondiale e un quarto del PIL globale. Ora l’obiettivo è l’allargamento verso i “Brics Plus”. Brics, sempre più forti, ma in Italia nessuno ne parla.

Si è appena conclusa la nona edizione del vertice annuale dei Paesi Brics, ovvero sia il Brasile, la Russia, l'India, la Cina e il Sudafrica, partner in diversi campi di cooperazione dall'economia alla geopolitica, passando per la sicurezza e la lotta al terrorismo.

Oltre al progetto di allargamento, i Brics dispongono di una propria banca di sviluppo e gli interscambi fra i Paesi membri dell'organizzazione avvengono sempre più spesso in valute nazionali, facendo così un brutto scherzo al dollaro. Nonostante prenda sempre più forma un nuovo ordine mondiale alternativo all'Occidente, le notizie sul vertice Brics faticano a trovare spazio sui giornali italiani. Per tirare le somme del summit Sputnik Italia ha raggiunto Filippo Bovo, direttore editoriale del giornale "L'Opinione pubblica".

Filippo Bovo
© Foto : fornita da Filippo Bovo
Filippo Bovo

— È terminato il vertice Brics. Filippo Bovo, che conclusioni possiamo trarre da questa nona edizione del summit?

— Ci sono diversi aspetti che secondo me meritano di essere evidenziati. Finalmente si arriva al risultato dei Brics allargati, battezzati "Brics Plus". Dopo diversi tentativi del passato non coronati dal successo, quando si era cercato di coinvolgere l'Argentina per esempio, ora si sta arrivando ad un risultato. Il Messico per esempio assieme ad altri Paesi del Mint, come l'Indonesia e la Tailandia, vengono coinvolti nella prospettiva di un allargamento dei Brics.

Vi è stato un grande ruolo di primo fra i pari in questo vertice svolto dal presidente russo Vladimir Putin, che nei Brics è la guida politica e in occasione del summit ha detto delle cose molto importanti, per esempio sulla Corea del Nord. Putin si è presentato come un mediatore in pectore invitando le parti coinvolte alla calma, ma soprattutto a considerare l'importanza del dialogo e della proposta piuttosto che delle sanzioni, ritenute dal presidente, esempi storici alla mano, inutili. La Corea del Nord ha visto che cos'è successo ad altri Paesi e non vuole ripetere la dolorosa storia dell'Iraq, della Libia, della Serbia e così via.

La Corea del Nord non potrà rinunciare ai suoi programmi nucleari, perché questo inciderebbe sulla sua sicurezza. Putin ha espresso un invito alla riflessione per gli occidentali che invece partono da un assunto politico e storico che secondo me è proprio l'opposto.

— I Brics pensano ad un allargamento, fra l'altro la Nuova Banca di Sviluppo è già operativa dal 2016. Possiamo parlare di un'unione molto articolata e complessa? I Brics crescono sempre più?

— Sì, infatti a Xiamen fra i Brics vi erano Paesi invitati come osservatori, parlo dell'Egitto, della la Guinea, della Tailandia e del Messico. Di fatto al vertice era rappresentato un quarto del Pil mondiale, è una quantità enorme. La Banca dei Brics che lei ha citato ormai è già operativa, perché ha creato un centro per l'Africa a Johannesburg, che dovrà sovraintendere allo sviluppo del continente africano. Il centro avrà il merito di coordinare quei progetti che fino ad oggi i Paesi Brics hanno portato avanti per contro proprio in Africa in maniera autonoma e separata. D'ora in poi ci sarà più coordinamento. La Cina come sappiamo ha fatto enormi investimenti in Africa, fra le tante opere costruite citerei la ferrovia che collega l'Etiopia al Gibuti. Quindi il centro della banca dei Brics è fondamentale, perché può dare un grande aiuto allo sviluppo dell'Africa.

Ci sono poi tanti progetti che la Nuova Banca di Sviluppo ha realizzato per le infrastrutture fra l'India, la Cina e la Russia. Vanno aggiunti altri progetti non infrastrutturali in programma molto importanti soprattutto in Cina e in Russia, che meritano di essere presi in considerazione.

— I Brics con la loro banca, ma anche con gli investimenti e gli accordi commerciali in valute nazionali potrebbero intaccare il dollaro, no?

— Assolutamente sì, questo sta già avvenendo perché ormai è da un po' di tempo che Cina e Russia fra di loro commerciano con le loro valute senza usare il dollaro. C'è un interscambio fra i due Pasi di vari prodotti ed è abbastanza complesso il discorso: si va dalle materie prime, dall'energia, c'è infatti un accordo miliardario fra la Gazprom e la Cina. La Russia vende molte materie prime alla Cina e la Cina a sua volta vende alla Russia prodotti finiti o semilavorati che poi vengono completati in Russia.

Anche su questo aspetto bisogna sfatare un mito: si dice spesso che la Russia vende soprattutto materie prime e che la Cina invece fa soprattutto da assemblatrice; va detto che la Russia ha un grande livello tecnologico dimostrato da una serie di settori come le nanotecnologie. Vi è una cooperazione russo-cinese senza dollari per le tecnologie dell'avvenire, alcuni prodotti russi di alto livello tecnologico vengono sviluppati insieme alla Cina e viceversa.

I Brics, già col fatto di avere creato una propria banca, sono praticamente usciti dal dollaro, questa banca nel suo paniere di valute di dollari ne ha ben pochi. A Xiamen è stato varato un fondo speciale di 500 miliardi di yuan che verrà usato per le necessità e i progetti futuri dei Brics nel mondo.

— Non solo economia, al vertice si è parlato anche di sicurezza e lotta al terrorismo. I Brics alla fine sono un modello geopolitico alternativo all'Occidente. Che ne pensa?

— Sì, infatti, quando parliamo di Brics dovremmo ricordarci anche di un'altra importante istituzione, l'Organizzazione per la Cooperazione di Shangai (SCO), che svolge un ruolo fondamentale a livello asiatico e vede crescere costantemente il numero dei suoi membri. Mi sembra che ci sia una tendenza fra la SCO e i Brics ad essere sempre più "gemellati": alcun membri della SCO sono membri anche dei Brics, queste due organizzazioni si troveranno sempre più a coincidere in futuro. Parliamo di un modello che i Brics possono ripetere altrove, perché è un prototipo di successo ed è efficace.

— Del nono vertice a Xiamen, ma anche più in generale dei Brics si parla molto poco sui media nazionali italiani, eppure i Brics rappresentano quasi la metà della popolazione mondiale e il 23% del PIL globale. Perché non parlarne?

— Bisognerebbe fare un ragionamento molto severo e serio sullo stato dell'informazione e della politica in Italia. Direi che è un problema di ipocrisie che caratterizzano un ceto culturale italiano che controlla sia la politica sia il mondo dell'informazione. Lo vediamo anche quando si affrontano altre questioni, come l'immigrazione, la crescita economica, il lavoro, i giovani o i pensionati in difficoltà. Tutti questi temi vengono trattati con estrema reticenza e questo fa pensare che ci sia una certa ipocrisia nel ceto egemone di cui parlavo, che domina cultura e politica.

Questo ceto non vuole che passino alcune notizie. L'idea che esiste un mondo o un modello di mondo alternativo a quello che è sempre stato mostrato agli italiani, non deve essere presentata al grande pubblico. Si teme che questo creerebbe conseguenze elettorali. Per esempio Berlusconi era molto amichevole nei confronti della Russia, altri che sono al governo oggi non lo sono per niente. Questa può essere già una spiegazione. A volte si teme in questo ceto dominante, ben identificabile per colori politici, che far sapere certe cose agli italiani possa creare conseguenze elettorali mettendo così questo stesso ceto fuori dalle condizioni per essere dominante.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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Tags:
dollaro, Lotta al terrorismo, BRICS, Vladimir Putin, Corea del Nord, Italia, Sudafrica, Cina, India, Russia, Brasile
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