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    Immigrazione, i miti da sfatare

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    Tatiana Santi
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    Il vertice sui migranti a Parigi sembra segnare un punto a favore per l’Italia e rendere il problema immigrazione un po’più europeo, fra i punti del documento finale vi è l’identificazione dei migranti nei Paesi d’origine. In attesa che le parole si traducano in fatti, in tema immigrazione sono ancora molti i miti da sfatare.

    L'immigrazione è una sfida che riguarda tutti ed è un problema che nessuno può risolvere da solo, è un'ovvietà che per anni i leader dell'Unione europea hanno ripetuto come un mantra senza mai agire in questo senso. Al recente vertice di Parigi sono state approvate misure proposte già da tempo dall'Italia, facendo sperare così finalmente in un impegno comune europeo.

    Rivedere i trattati di Dublino, identificare i migranti nei Paesi di origine, maggior sostegno alla Libia, sono questi i punti cardine nel documento finale dell'incontro europeo. Dalle parole si passerà ai fatti? Al di là della propaganda quali sono i luoghi comuni da smontare legati all'immigrazione? Sputnik Italia ha raggiunto per un'intervista Gian Carlo Blangiardo, professore di demografia presso l'Università Milano-Bicocca, membro dell'ISMU (iniziative e studi sulla multietnicità).

    — Professore Blangiardo, dopo il vertice di Parigi sui migranti, secondo lei cambierà qualcosa?

    — Dire con certezza che la situazione cambierà è ovviamente azzardato. Si spera che possa cambiare qualcosa. Il vertice è stato svolto per cercare di fronteggiare una situazione sempre più difficile. Con questi interventi si vorrebbe indirizzare verso una soluzione che consenta di gestire e di governare questo benedetto fenomeno dei flussi provenienti dall'Africa.

    — Sul tema immigrazione in Italia si fa molta propaganda, spesso non si citano dati e fatti. Vorrei approfondire con lei alcuni aspetti della questione. Che ne pensa ad esempio dello Ius soli, è davvero necessario?

    — Non lo ritengo necessario, perché c'è una legge che sta iniziando a funzionare anche abbastanza bene, la quale ci ha portato ad essere il Paese con il più alto numero di cittadinanze in Europa, con una percentuale molto alta di cittadinanze relative a minori. Questi minori sono diventati italiani attraverso la trasmissione della cittadinanza da parte dei loro genitori o comunque dal genitore che diventa italiano.

    Questa legge non è perfetta, la si può migliorare cambiando alcune cose, ma mantenendo possibilmente una delle sue caratteristiche: l'unità famigliare, cioè tutti i membri della stessa famiglia, soprattutto i minori devono avere la caratteristica dei loro genitori. Quando questi minori saranno maggiorenni decideranno loro cosa fare.

    — Una frase che si sente spesso dire da alcuni politici è che i migranti pagheranno le pensioni agli italiani. È valido come discorso?

    — Non è un discorso da coniugare al futuro, oggi gli immigrati versano i soldi che servono per pagare oggi le pensioni di altri, degli italiani. Si tratta di versamenti di contributi che però sono un prestito, il quale viene dato alle casse dell'INPS e poi, quando sarà il momento, chi ha dato oggi avrà in futuro il diritto di vedersi restituiti i soldi in forma pensionistica. Non è quindi un regalo, ma è un prestito che a lungo andare verrà restituito.

    — "I migranti fanno i lavori che gli italiani non vogliono più fare" è un altro fra i più citati luoghi comuni. Il problema risiede davvero qui o alcuni mestieri sono semplicemente sottopagati? Un passo in avanti sarebbe forse aumentare gli stipendi ai giovani italiani?

    — Anche questa è una verità a metà. Ci sono mestieri che per loro natura i giovani italiani che hanno studiato tendono comunque ad evitare indipendentemente dalla retribuzione. Ci sono molti altri mestieri rispetto ai quali è solo questione di soldi invece. Alle condizioni attuali contrattuali e salariali molto modeste è evidente che la manodopera locale difficilmente si offre. Basterebbe avere condizioni di lavoro di tipo diverso, condizioni un po'più appetibili e sono convinto che in molti ambiti per i giovani italiani, che spesso sono in difficoltà, ci sarebbe un'offerta in competizione con quella della componente straniera.

    — Passiamo alla demografia. Si ripete in continuazione che gli immigrati fanno più figli rispetto alle coppie italiane e quindi sarebbero necessari per la stessa demografia del Paese. Evidentemente sarebbe auspicabile una politica per la famiglia per stimolare gli italiani a fare figli, no?

    — Concordo assolutamente. È vero che gli immigrati hanno un livello di fecondità più alto rispetto agli italiani, ma è anche vero che in questi ultimi anni molto rapidamente il loro livello si è abbassato e questa differenza si è ridotta. Si è registrata una sorta di adeguamento a quelli che sono il modello e le difficoltà locali.

    La via alternativa per normalizzare la situazione sarebbe quella di riuscire a creare condizioni che aumentino la fecondità anche della popolazione italiana. Questo attraverso interventi di varia natura, economica e fiscale, parlo di interventi di conciliazione lavorativa, di cura e d'assistenza.

    — Parlando di sicurezza, alla luce di quello che succede in Europa Occidentale, colpita da numerosi attentati terroristici, i Paesi dell'Europa Orientale, come la Polonia per esempio, hanno ragione nel perseguire politiche migratorie molto rigide o meglio delle politiche antimigranti?

    — L'Europa dell'Est è un po' agevolata rispetto a quella dell'Ovest, nel senso che probabilmente le condizioni e le opportunità di lavoro in questi Paesi sono meno favorevoli di quanto non lo siano all'Ovest. Sono Stati che spesso a loro volta registrano un'emigrazione verso la parte occidentale, penso alla Polonia e alla Romania. Con piccoli numeri e una minor presenza di migranti è anche più facile tenere sotto controllo la situazione dal punto di vista dei problemi legati all'immigrazione a al terrorismo. A mio avviso siamo ancora in una fase di differenza che, nel tempo e con il miglioramento delle condizioni economiche in questi Paesi, potrebbe venire superata. Fra qualche decennio la situazione nell'Est Europa potrà essere simile a quella dell'Europa Occidentale.

    — Dando uno sguardo ai fenomeni migratori in Europa, in particolare in Italia, quale soluzione vede? L'Italia, nonostante la solidarietà espressa dall'Ue rimarrà da sola?

    — L'auspicio è che l'Italia non sia lasciata sola. Il vertice di Parigi può essere un primo passo nella direzione giusta. È chiaro che la soluzione va concertata a livello europeo, perché gran parte di queste persone usano l'Italia come molo nel Mar Adriatico, vi arrivano con la barca, ma la loro intenzione non è fermarsi al molo, ma andare da altre parti. C'è un coinvolgimento generalizzato di molti altri Paesi europei e giustamente questi Paesi devono essere chiamati a fare la loro parte.

    L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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    Tags:
    rifugiati, profughi, migranti, Crisi dei migranti, UE, Italia
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