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    Virginia Raggi, sindaco di Roma

    Apologia di Virginia Raggi, sindaco di Roma

    © REUTERS/ Remo Casilli
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    Costantino Ceoldo
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    E’ evidente a tutti che essere il sindaco di una città, grande o piccola che sia, non è certo una cosa semplice, una strada sempre dolcemente in discesa che non presenta mai seri ostacoli di sorta.


    Rettifica dell'autore — LEGGI



    Nel caso di una città come Roma, capitale d'Italia e malgovernata praticamente da decenni da tutti i partiti della scena politica italiana, le difficoltà da affrontare sono enormi e potenzialmente disarmanti. Roma è crocevia di interessi economici, politici ed anche religiosi, sede del governo italiano ma anche del Vaticano, centro della cristianità cattolica mondiale. Per il suo ruolo centrale nella politica italiana e per la sua storia di città eterna, Roma ha accumulato una serie di problemi e conflitti che hanno portato nella loro forma recente ad uno stravolgimento degli assetti politici tradizionali e all'elezione alla carica di sindaco di una persona che non appartiene alle strutture politiche già consolidate. Il sindaco oggi in carica, la signora Virginia Raggi, milita infatti in un movimento politico relativamente nuovo e sostanzialmente ancora estraneo a quelle forme di accordo che hanno trasformato Roma e la res publica italiana in una mangiatoia per politicanti corrotti e affaristi laidi.

    Per capire come questa donna sia diventata sindaco di Roma nel giugno del 2016, sbaragliando i suoi oppositori, bisogna ricordare bene cosa successe nei mesi precedenti alla sua elezione. Ricordare è la parola esatta. Ricordare è il nocciolo della questione. Ricordare è, qui, l'atto doveroso da compiere prima di muovere una qualsiasi critica al suo operato. Ricordare quello che è successo, quello di cui i media hanno parlato e quello su cui la magistratura ha indagato e si è poi finalmente pronunciata in questa metà del 2017.

    Il sindaco uscente, anzitempo, era Ignazio Marino, un noto chirurgo italiano che aveva deciso di abbracciare la carriera politica diventando primo cittadino della città eterna e con un occhio a futuri e più importanti incarichi politici. Se la sua non era un'amministrazione tra le migliori, non sembrava neanche tra le peggiori. E tuttavia gli esplose tra le mani l'equivalente giudiziario di una bomba atomica: l'inchiesta Mafia Capitale. Grazie ad essa è venuto alla luce un intreccio spaventoso di corruzione tra affaristi, uomini politici e criminali della peggior specie. Un intreccio talmente osceno che neanche la procura della Repubblica di Roma, nota a volte come "il porto delle nebbie", ha potuto ignorarla o minimizzarla in qualche modo.

    Fra tutti spiccava la figura di Massimo Carminati il cui profilo psicologico fa sicuramente la gioia di psicologi e criminologi. Quella di Carminati è una vita da sempre vissuta all'insegna della violenza e del crimine e la sua carriera di delinquente è ben documentata dai media italiani e gode perfino di una pagina su Wikipedia [qui, in italiano e inglese]. Lui milita nell'estrema destra fascista. E' accusato di omicidi ma mai giudicato colpevole. Rapine, clamorose come quella contro la sede romana della Chase Manhattan Bank del 1979. Furto. Ricettazione. Traffico di droga. Estorsione. Negli anni ottanta emigra in Giappone aspettando che a casa le acque si calmino. Ritorna in Italia e riprende le sue attività criminali. La sua personale leggenda si ingigantisce: sembra imprendibile dalla polizia, intoccabile dalla magistratura, immune alla morte. Sopravvive ad uno scontro a fuoco con i Carabinieri: un proiettile gli fa perdere l'occhio sinistro ma non lo uccide. Nell'ambiente iniziano a chiamarlo "il guercio" e l'essere sopravvissuto in questo modo selvaggio lo rende ancora più deciso di quanto già non fosse. Di nuovo in Italia, di nuovo a Roma, dove tesse la sua personale tela di ragno con i metodi di sempre, anche con i vecchi compagni della militanza politica che si sono ora riciclati in qualche carriera nell'amministrazione pubblica. Diventa un re e tutti lo temono. Ma anche lo cercano.

    Faccendieri politici. Intrallazzatori economici. Gestori di clientele politiche sulla pelle di chi ha bisogno di lavorare. Mediatori di corruzione. Salta fuori tutto in un botto e in questa storia trova spazio anche un clan di zingari che controlla la sua parte dello spaccio di droga nella capitale, di accattonaggio, di piccoli furti. Il capo clan, recentemente morto di tumore, aveva un'apparenza perfino tranquilla nelle foto che lo ritraggono a pranzo con noti politici romani e nazionali, mentre indossa la maglietta azzurra della nostra nazionale di calcio che fa sempre figo e patriota tra chi si accontenta per principio. Eppure anche quel personaggio così facilmente sottostimabile era in realtà il contrario dell'uomo mite e pacifico che voleva far credere di essere. E sedeva a pranzo con politici eletti in parlamento, alcuni dei quali presenti ancor oggi in ministeri importanti. Politici di tutti gli schieramenti, di destra e di sinistra, che gli stringevano la mano e gli davano pacche sulla spalle, che gli sorridevano. Al suo funerale è stata suonata la colonna sonora de "Il Padrino".

    E' evidente quindi che per questa gente Roma e l'Italia intera erano e sono niente altro che mangiatoie a cui abbuffarsi, con la sicumera che deriva dal vedere se stessi come dei privilegiati, degli appartenenti ad una élite superiore che decide impunita della vita delle persone, a suo proprio ed esclusivo piacimento. Gli altri, la gente comune ma in realtà non solo lei, erano e sono oggetto di scambio politico, oggetto di sopruso, oggetto di intimidazione. Oggetto e basta. Cose. Robe. Di cui per l'appunto si può disporre a piacimento ed eventualmente buttare via quando non servono più.

    La magistratura non ha imputato nulla ad Ignazio Marino e questo va a suo merito ma è finito lo stesso sulla graticola e, come un agnello sacrificale, ha visto distrutta la sua carriera politica. Dopo un breve periodo di commissariamento, ci sono state le elezioni e la gente, stufa di tutto il marciume ora evidente, ha bastonato i partiti tradizionali ed ha scelto Virginia Raggi come sindaco.

    Non credo che la signora Raggi immaginasse davvero le difficoltà che l'aspettavano anche se era chiaro a tutti che avrebbe avuto contro molta gente importante, compresi certi grandi media che amano definirsi progressisti e liberali e da sempre sono ostili al Movimento 5 Stelle.

    Si è scatenato uno stillicidio praticamente quotidiano di critiche e rimproveri e sono comparsi gli immancabili insulti nei social media ad opera dei soliti impavidi leoni da tastiera. Qualsiasi cosa la Raggi e i suoi collaboratori facciano viene così presentata negativamente, come il fallimento di personalità deboli ed impreparate.

    Il primo bilancio comunale è stato rifiutato dagli organi di controllo ed approvato solo dopo delle correzioni: non era mai capitato negli ultimi… 30 anni? Ma sì: 30 anni almeno. Io non mi ricordo di qualcosa di simile in passato. Se è capitato, non è importato a nessuno e si è andati avanti lo stesso con buona pace del quarto e quinto potere.

    Sembra che quando piove a Roma, alcune stazioni della metropolita finiscano allagate ed inutilizzabili. Una vergogna. Ma chiedo io: non ha mai piovuto a Roma nei decenni passati? E chi ha costruito le stazioni? Piove anche a Mosca, dove ci sono stazioni molto belle.

    L'erba cresce e le foglie cadono dagli alberi, anche a Roma. Quindi qualcuno, anche a Roma, deve tagliare l'erba e raccogliere le foglie. Questa estate sono state ritrovate delle macchine pulitrici che erano finite, chissà come, dimenticate in un magazzino. C'è voluto un anno per ritrovarle. Chi le aveva messe là, dimenticandole?

    Qualcuno si divertiva a danneggiare i mezzi pubblici delle pulizie. La nuova amministrazione ha sporto denuncia contro ignoti e tutto è finito in mano alla polizia. Qualcosa mi dice che forse i responsabili non verranno mai trovati.

    L'estate è stata più calda del solito e Roma ha sofferto una riduzione dell'erogazione idrica, con la possibilità della sua completa sospensione per alcune ore al giorno a causa della poca acqua nei bacini che servono la capitale. Anche questo è un fatto nuovo, eppure la rete idrica romana (e italiana) è vecchia e sostanzialmente un colabrodo. Andrebbe sistemata: questa però è un'eredità delle passate gestioni, sia locali che nazionali, non certo della nuova giunta.

    A causa del gran caldo sono scoppiati degli incendi nei dintorni di Roma ed il sindaco si è recato a visitare i luoghi danneggiati. Subito delle vignette mostravano la Raggi come Nerone con l'arpa in mano, a cantare su rovine fumanti. Un'altra vergogna, degna di un popolo bue ed autolesionista fino al suicidio.

    Non basterebbe la carta per fare l'elenco completo di tutto il pattume che i media hanno tirato addosso a Virginia Raggi nel corso di questo primo anno di amministrazione ma non ci sarebbero state tutte queste critiche se, per esempio, l'amministrazione Raggi avesse appoggiato la candidatura di Roma alle prossime Olimpiadi. La torta era troppo grande per non saziare alcuni appetiti almeno per un po' di tempo. E invece no. La sindachessa ha fatto il contrario: ha ritirato la candidatura. Che le Olimpiadi siano una cosa di facciata, che non arricchiscano il Paese che le ospita, che lascino uno strascico di lavori non ultimati o inutilizzabili dopo l'evento e portino con sé debiti che richiedono anni per essere ripagati, sono tutte cose note. E siccome Roma ha già la sua parte di debiti, non mi pare proprio il caso di farne degli altri per una grandeur de ‘noantri che non ci fa più credibili a livello internazionale. I palazzinari di Roma non l'hanno di certo presa bene e non solo loro.

    Il leader del Movemento 5 stelle Beppe Grillo
    © AFP 2017/ Filippo Monteforte
    Il Movimento 5 Stelle ha fatto dell'onestà una delle sue colonne portanti: onestà nei confronti dei cittadini, dello Stato, delle Istituzioni. Questo non significa non scendere mai a compromessi perché i compromessi fanno parte dei rapporti umani e quindi dell'azione politica di ogni partito. Significa non fare un certo tipo di compromessi, di quelli che ti portano a pranzo con i mafiosi, di quelli che forse ti danno fastidio all'inizio ma dopo poco tempo ti ci abitui perché ti riempiono il portafoglio con una montagna di soldi.

    Virginia Raggi è sindaco da un anno: ne ha altri quattro davanti a sé. Saranno un calvario ma le auguro lo stesso… buona fortuna e di essere forte! E personalmente spero davvero che i cittadini romani alle prossime elezioni amministrative, quando saranno chiamati nuovamente a scegliere il sindaco, sappiano valutare con attenzione quello che Virginia Raggi ha saputo fare. Magari ricordandosi ancora, ma prima, di Carminati e dei suoi amici politici.

    L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

    Articolo originale

    traduzione di Costantino Ceoldo — Pravdafreelance

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