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    Vaticano-Russia: nuova fase nelle relazioni?

    © flickr.com/ Mazur/catholicnews.org.uk
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    Tatiana Santi
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    La visita ufficiale del Cardinale Parolin in Russia, ricca di incontri costruttivi, si inserisce nell’importante, seppure complesso cammino ecumenico, che ha visto una svolta dopo lo storico incontro a Cuba fra Papa Francesco e il Patriarca Kirill. Vaticano-Russia: nuova fase nelle relazioni?

    Il Segretario di Stato Vaticano Pietro Parolin durante il suo viaggio in Russia dal 21 al 24 agosto ha incontrato i vertici della Chiesa Ortodossa russa, nonché il Ministro degli Esteri Sergei Lavrov e il presidente Vladimir Putin. La fitta agenda del Cardinale Parolin dimostra l'importanza del dialogo fra il Vaticano e la Russia, partner che condividono molte battaglie, una su tutte la difesa dei cristiani perseguitati. Un viaggio indubbiamente positivo che ha riacceso i riflettori sulla possibilità di un nuovo clima fra la Chiesa Cattolica e quella Ortodossa.

    Andrea Gagliarducci
    © Foto: fornita da Andrea Gagliarducci
    Andrea Gagliarducci
    È notizia di questi giorni la minaccia nei confronti di Papa Francesco da parte dei terroristi di Daesh, che nei propri messaggi invitano i jihadisti a colpire l'Italia. Di fronte al pericolo del terrorismo islamico ortodossi e cattolici riusciranno ad intraprendere la strada della riconciliazione? Sputnik Italia ha raggiunto per un'intervista Andrea Gagliarducci, vaticanista presso ACI Stampa e Catholic News Agency.

    — Il Cardinale Parolin ha definito "costruttivi" gli incontri avvenuti in Russia. Andrea Gagliarducci, possiamo dire che i rapporti fra Chiesa Cattolica e Chiesa Ortodossa sono entrati in una nuova fase? Si respira un altro clima?

    — Questo è stato notato da tutti i protagonisti degli incontri, sia dal Cardinale Parolin sia dal Patriarca Kirill. Questo nuovo clima si vede già dal primo storico incontro fra il Patriarca di Mosca e il Papa il 12 febbraio del 2016.

    È un kairos, un tempo opportuno per portare avanti il dialogo basato su temi pratici sui quali le due Chiese hanno maggior comunanza di intenti, come per esempio la secolarizzazione e la difesa dei Cristiani perseguitati. È sicuramente un nuovo periodo, anche se, da quello che si può interpretare dalle dichiarazioni, è ancora presto per un viaggio del Papa a Mosca. Si sta comunque parlando di un nuovo incontro fra Kirill e Papa Francesco.

    — La persecuzione dei cristiani e la situazione in Medio Oriente erano fra i temi principali discussi dal presidente Putin e il Cardinale Parolin. La difesa dei cristiani è un tema che sta a cuore sia al Vaticano sia alla presidenza russa, di cui in Occidente però non si parla molto spesso, vero?

    — Assolutamente, infatti quando il presidente Putin viene in visita per la prima volta da Papa Francesco nel 2013 si parla di un asse Vaticano-Russia nella questione siriana. La diplomazia della Santa Sede cerca il dialogo con tutti sui temi comuni. La persecuzione dei cristiani è uscita fuori dai grandi temi in agenda in Europa, penso con un po'di colpevolezza del mondo occidentale. I cristiani non sono perseguitati solo in Medio Oriente, vi è un problema di secolarizzazione molto forte nell'Unione europea che discrimina i cristiani. In Europa la libertà religiosa è sempre più a rischio. In Medio Oriente i cristiani vengono addirittura ammazzati. I cristiani vengono rapiti, ci sono due vescovi ortodossi di cui ancora non si sa niente, un sacerdote cattolico, un gesuita di cui non si sa nulla. È un tema che sta a cuore a entrambe le parti e si cerca di lavorare insieme per la pace.

    — A proposito, il Cardinale Parolin ha dichiarato che la Russia ha un ruolo importante per la pace nel mondo, una considerazione che non si sente dire spesso ai leader politici occidentali, no?

    — La Santa Sede fa un lavoro diplomatico sui generis, un lavoro multilaterale che guarda a tutti gli attori in gioco senza alcuna discriminazione. Guardando tutti gli attori in gioco è ovvio che per la Santa Sede la Russia ha un ruolo importante, ha un peso internazionale che non si può negare, nonostante i problemi che possa avere la Russia. La Santa Sede come parla con la Russia così parla con gli Stati Uniti.

    L'obiettivo della diplomazia della Santa Sede è quella del bene comune e al bene comune devono concorrere tutti. La Santa Sede viene spesso criticata per un'eccessiva correttezza ecumenica, ma il punto sta qui proprio qui, perché la Santa Sede non ha pregiudizi nei confronti di nessuno. Non tacere i problemi, ma trovare anche vie comuni per portare avanti i grandi temi, questa è la cultura dell'incontro di Papa Francesco.

    — Di fronte alla minaccia del terrorismo islamico la Chiesa Ortodossa e la Chiesa Cattolica riusciranno a cooperare di più e a riavvicinarsi per davvero? Il bisogno di unirsi è una chance da non perdere?

    — È una vera chance, sui grandi temi c'è grande comunanza, si è arrivati alla cosiddetta fase 2, mi ricordo già quando Kirill era direttore alle relazioni estere del Patriarcato di Mosca lavorò in questo senso e da Patriarca si impegnò per la riconciliazione. Il problema rimane a livello teologico ed è tuttora sul tavolo. Si sta portando avanti ora un ecumenismo di tipo più pratico, che possiamo chiamare "delle reliquie", se pensiamo alla reliquia di San Nicola portata in Russia, di cui Putin ha parlato come grande esempio di contatto fra le due Chiese.

    — Si tratta di un cammino ecumenico importante, ma complesso?

    — È complesso, perché non comprende solo i grandi temi, ma vi è anche una parte teologica e una parte storica. C'è bisogno di una storia comune o comunque di un comune sguardo alla storia, che in molti casi ancora non c'è. È un lavoro lungo, siamo entrati nella seconda fase, ve ne sarà una terza e probabilmente una quarta. È comunque sia un buon periodo, un kairos.

    L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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    Tags:
    Persecuzioni, Lotta al terrorismo, Daesh, Chiesa Cattolica, Chiesa Ortodossa, Pietro Parolin, Patriarca Kirill, Vladimir Putin, Vaticano, Russia
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