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    I terroristi dello Stato Islamico

    Terrorismo colpisce a Barcellona, i gessetti colorati non bastano

    © AP Photo/ Seivan Selim
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    Tatiana Santi
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    Il terrorismo colpisce ancora, questa volta è toccato a Barcellona, dove un furgone ha investito la folla provocando morte e terrore. L’attentato, firmato dal Califfato, si inserisce in un disegno di guerra. Terrorismo islamico, i gessetti colorati non bastano.

    Stando ai primi dati nella strage avvenuta sulla Rambla, nel cuore di Barcellona, hanno perso la vita 14 persone, per la maggior parte turisti provenienti da tutto il mondo, compresi due cittadini italiani. Le modalità dell'attentato, rivendicato immediatamente dal Califfato, sono la prova di un piano ben studiato dove ad agire non erano più dei martiri, ma dei veri e propri "soldati".

    L'autista del furgone, Moussa Oukabir, è tuttora in fuga, ma si tratterebbe di un personaggio che sui social mostrava apertamente le proprie posizioni estremiste. Perché soggetti sospetti, come dimostrano le diverse stragi passate, molto spesso circolano in libertà? Come lottare contro il terrorismo e qual è l'importanza della cooperazione con la Russia? Sputnik Italia ha raggiunto per una riflessione Giovanni Giacalone, analista presso ITSTIME (Centro di ricerca sul terrorismo all'Università Cattolica di Milano).

    Giovanni Giacalone
    © Foto: fornita da Giovanni Giacalone
    Giovanni Giacalone

    — Giovanni Giacalone, l'attentato di Barcellona è stato eseguito ad opera di una cellula terroristica ben organizzata? Non si tratta di lupi solitari o di pazzi come vengono chiamati spesso i terroristi?

    — Decisamente non si tratta di lupi solitari. Sembra un piano ben organizzato con target su più fronti, sia su Barcellona sia sulla località Cambrils, due zone altamente turistiche tra l'altro in un momento di alta stagione. Avevano più di un veicolo, basi logistiche, armi, sapevano come muoversi, parliamo di una decina di soggetti. È chiaro che si tratta di una rete, non è un lupo solitario.

    La notte prima dell'attentato ad Alcanar, una località fra Valencia e Barcellona, si è verificata un'esplosione all'interno di un edificio, si parlava di deflagrazione di alcune bombole a gas, però poi è stato dichiarato che poteva trattarsi di una fonte distinta dal gas. Già da ieri questo fatto è stato collegato alla Rambla. Il giorno dopo si verifica l'attentato a Barcellona, poi verso le due di notte un altro attentato a Cambrils, dove un van si è schiantato contro alcune persone ed è nato un conflitto a fuoco con la polizia nel quale i 5 terroristi sono stati abbattuti.

    Tutto è collegato, si tratta di un piano studiato bene, sapevano muoversi, dove e quando colpire. Ho il dubbio che in seguito all'esplosione ad Alcanar, la cellula ha pensato di accelerare l'operazione nel timore di essere scoperti. La cosa forse avrebbe potuto avere conseguenze più gravi.

    — Stesso modus operandi durante l'attentato di Barcellona, Nizza e Berlino. Come far fronte a questi attentati compiuti da terroristi già residenti in Europa che abbracciano la causa del Califfato e il cui obiettivo è seminare terrore con il minimo dei mezzi?

    — Non è facile. Tutte le attività di intelligence preventiva sono fondamentali, come anche i filtri. Questo personaggio, Moussa Oukabir, è entrato in Spagna domenica e sui social network i suoi post segnalavano chiaramente il suo modo di pensare. Per quale motivo questo individuo è riuscito ad entrare senza problemi? Vediamo in più occasioni personaggi liberi di girare sul territorio europeo nonostante i segnali allarmanti.

    È necessario implementare misure di sicurezza nelle zone pedonali, la Rambla era totalmente scoperta per esempio. Forse nel caso di Barcellona c'è stata un po'di leggerezza, forse non se lo aspettavano, anche se c'erano stati già degli arresti, la Catalogna e la Spagna in generale avevano già sgominato cellule operanti sul territorio.

    Bisognerebbe individuare le zone più esposte e preparare nuovi piani di sicurezza. Ripeto, i filtri sono fondamentali, bisogna sapere chi entra esattamente in un Paese e conoscere il suo background. Anche dal punto di vista legale, se non siamo pronti a fronteggiare il terrorismo, magari servirebbe una magistratura specializzata che collabori con l'intelligence.

    — Dopo l'attentato a Barcellona in Italia si è riunito il CASA (Comitato di Analisi Strategica Antiterrorismo), la vigilanza rimane massima. Che cosa andrebbe ancora fatto per la sicurezza del Paese?

    — I flussi finanziari alimentano il terrorismo, noi dobbiamo andare a tagliare questi flussi di denaro e lavorare sui canali transnazionali. Io so di un ceceno, arrestato in Italia il mese scorso, che aveva contatti con ambienti jihadisti internazionali anche in Europa. Perché non sono stati interrotti questi canali, perché questi soggetti sono liberi di circolare? Vuol dire che qualcosa non funziona in ambito preventivo.

    — Bisogna ottimizzare la prevenzione, operando maggiormente sul web?

    — Sul web, ma anche attraverso altri tipi di canali. Si parla sempre di intelligence europea, io ci credo poco, alla fine ogni Paese fa i propri interessi. Forse però quando si tratta di terrorismo servirebbe una maggior collaborazione fra Stati.

    — Come combattere il terrorismo, evidentemente non bastano i gessetti colorati? Quale ruolo ha in questo contesto la cooperazione con la Russia?

    — La Russia ha dimostrato nel Caucaso di saper come risolvere il problema terrorismo. Da una parte i russi hanno lavorato sulla parte cautelativa, quindi hanno tagliato tutti i canali di finanziamento che andavano ad alimentare i gruppi terroristici legati all'emirato del Caucaso. Hanno in seguito chiuso tutte le ONG ambigue che avevano un ruolo di non poco conto nell'alimentare il jihadismo nell'emirato.

    Si sono mossi anche con una strategia giustamente aggressiva nei confronti dei jihadisti in Dagestan e in Cecenia. Se noi andiamo a vedere negli ultimi due anni gli episodi di violenza sono drasticamente diminuiti. Dagli attentati di Volgograd del 2013 in poi c'è stato un decremento della violenza che va di pari passo con le misure cautelative, ma anche con tutta una serie di progetti di deradicalizzazione, che sono stati fatti dalle comunità religiose ufficiali del Caucaso in concerto con il Cremlino. Questa è la strategia giusta.

    Se noi in Europa vogliamo combattere i jihadisti e poi i filtri non esistono, continuano ad operare associazioni ambigue, proseguono a transitare soggetti sospetti è chiaro che il nostro sistema non funziona.

    — Al di là delle sanzioni, nell'ambito della lotta al terrorismo sarebbe ora di cooperare con la Russia, no?

    — Certo. Ricordiamoci che la Russia in Siria in pochi mesi ha fatto quello che la Coalizione non è riuscita a fare in anni, cioè mettere in ginocchio Daesh, questo è un punto su cui dovremmo tutti riflettere. Russia e Europa, al di là delle relazioni economiche, hanno l'interesse nel debellare il terrorismo, parliamo della stessa regione. Anche nei Balcani la situazione non è per niente rassicurante, in Bosnia e in Kossovo ci sono degli hub salafiti, ma questo ormai è stato denunciato anche dai locali. Lavorare con la Russia, che così come noi ha interesse a mantenere la stabilità, potrebbe essere utile.

    Credo che a livello di contrasto al terrorismo sia necessario imparare a pensare come il terrorista e mettersi nella loro mente per capire come poi andrebbero ad operare. Questo è un punto su cui noi di ITSTIME battiamo molto.

    — Vorresti aggiungere qualche considerazione sull'attentato di Barcellona?

    — È interessante perché è il primo caso che vediamo strutturato in questo modo. È stato immediatamente rivendicato dall'ISIS. Un altro aspetto particolare, di cui non si è parlato molto, è che hanno cambiato strategia: non c'è più il martirio, non ci pensano più a farsi ammazzare. I terroristi fanno l'attacco e poi scappano, l'ISIS, che questa volta ha rivendicato subito l'attacco, non ha parlato di martiri, ma di soldati del Califfato. Ora c'è un'impostazione militare. Vedremo che cosa emergerà nelle prossime ore.

    L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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    Intervista, terrorismo, Spagna, Europa, Italia, USA
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