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15:57 18 Luglio 2019
Vaticano

Tornielli: “Parolin a Mosca per rafforzare rapporti fra Est e Ovest”

© flickr.com / Mazur/catholicnews.org.uk
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Marina Tantushyan
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Il Segretario di Stato vaticano parte per Mosca dove sarà in visita dal 20 al 24 agosto. Vedrà il presidente Vladimir Putin e il Patriarca ortodosso Kirill.

"Vado in Russia come collaboratore del Papa. Come collaboratore di colui che vuole costruire ponti per far crescere, nel mondo, la capacità di comprendersi, capirsi, dialogare. Per costruire un clima e un ambiente di giustizia e di pace", ha dichiarato il card. Pietro Parolin, segretario di Stato Vaticano.

Alla vigilia di sua visita Sputnik Italia si è rivolto al noto vaticanista, coordinatore del Vatican Insider Andrea Tornielli per valutare le prospettive che potrà aprire questa missione.

— Dott. Tornielli, dopo la visita in Bielorussia (2015) e in Ucraina (2016), alla fine di agosto il segretario di Stato vaticano, il cardinale Pietro Parolin, andrà a Mosca. A che cosa è dovuto questo interessamento verso l'Est?

Bandiere dell'Ucraina e della NATO
© Sputnik . Mikhail Markiv
— Innanzitutto è un interessamento, un'attenzione che non è mai venuta meno da parte della Santa Sede per tutti i paesi dell'Est Europa. Il Papa ha seguito molto attentamente la crisi ucraina e tutta la vita dei paesi dell'est, e credo che la visita a Mosca sia all'interno di questo quadro, di questo ambito. Cioè il Vaticano ha una grande attenzione per i paesi dell'Est Europa e considera l'Europa, come la considerava Giovanni Paolo Secondo, come un corpo che respira con due polmoni — uno è all'est e uno è all'ovest — e non si rispira con un polmone solo per cui bisogna che siano tutte e due.

— L'agenda della visita non è stata ancora annunciata. Come definirebbe lo scopo principale della visita di Parolin a Mosca?

— Non lo so esattamente ma certamente si inserisce nell'ambito di buoni rapporti che ci sono tra la Santa Sede e la Federazione Russa e il rapporto dell'attenzione e di stima fra Papa Francesco e il presidente Vladimir Putin. Ricordiamo che sin dall'inizio del suo pontificato con la lettera al presidente Putin del settembre del 2013, quando chiedeva di non intervenire in Siria, Papa Francesco ha sempre cercato di coinvolgere anche la Russia e il presidente Putin e di non escluderlo mai dalla gestione delle grandi crisi internazionali. E credo questo sia un aspetto molto importante, molto interessante che non sta indicando soltanto l'atteggiamento della Santa Sede ma che ha anche un'indicazione in generale per la politica internazionale. Noi purtroppo stiamo assistendo a un momento in cui sembra tornata la guerra fredda fra Stati Uniti e Russia. Questo non è una cosa degli ultimi mesi legata all'amministrazione Trump ma una cosa che è arrivata nel corso degli ultimi anni della presidenza Obama. Come tensione di rapporti, siamo tornati ai tempi prima della caduta del muro e questo è un vero e proprio suicidio per il mondo occidentale e in particolare per l'Europa che sta in mezzo tra gli Stati Uniti e la Russia. Non si può pensare di risolvere crisi internazionali e di garantire la pace escludendo e isolando la Russia. È una follia! Credo che invece la visita del cardinale Parolin sia invece dentro un quadro, una cornice di attenzione verso questo grande paese, verso la responsabilità che può esercitare nel favorire la pace nel mondo, il ruolo insostituibile che ha la Russia per la costruzione della pace.

— Un anno fa, durante lo storico incontro tra il Papa Bergolio e il Patriarca di Mosca e tutte le Russie Kirill, la visione politica comune tra le due Chiese si era delineata nel comune obiettivo della protezione dei cristiani, vittime di persecuzioni e massacri in tutto il mondo. Quali passi concreti sono fatti per raggiungerlo?

Vladimir Putin
© Sputnik . Aleksey Druzhinin
— Credo che dopo storico incontro questo ruolo di attenzione da parte dei leader di due chiese per i cristiani del mondo e per i cristiani in Europa, che non dimentichi le sue radici cristiane, sia da rafforzare. Il viaggio di Parolin ha sicuramente anche questo significato. Per quanto invece riguarda ai passi concreti, le chiese hanno fatto molto come l'aiuto concreto e come iniziative di carità e anche come sensibilizzazione. Hanno fatto molto perché mettere al centro dell'attenzione i cristiani perseguitati non significa solo parlare di loro ma parlare di tutti coloro che sono perseguitati a causa della guerra, a causa del fondamentalismo e anche ricordare che le radici cristiane dell'Europa hanno comunque avuto origini in Medio Oriente. Secondo me, le chiese hanno fatto molto e sono sempre state in prima fila nell`aiutare ai cristiani ma anche nel parlare nella maniera molto chiara e realistica in favore della pace. Però la politica internazionale ha fatto un po' meno, soprattutto perché la politica internazionale (parlo in generale e non di un paese specifico) ha delle gravi responsabilità per come la situazione stata lasciata evolvere in questi anni. E non sto parlando solo riguardo ai cristiani ma anche riguardo alle guerre che sono state fatte, al clima di instabilità che certe guerre e certi interventi militari hanno permesso che si sviluppasse in tanti paesi facendoli diventare il luogo dove possono scorrazzare e imperversare i terroristi. E dunque credo il mondo occidentale e certamente l'Europa e gli Stati Uniti, tutta la comunità internazionale dovrebbe fare un po' di mea culpa pensando a come si è agito in Medio Oriente.

— Di recente è tornato a Bari dalla Russia il frammento della costola sinistra di San Nicola che aveva lasciato il capoluogo pugliese per la prima volta in 930 anni. San Nicola è uno dei Santi più venerati non solo nella Chiesa cattolica e ortodossa, ma anche in tutto il mondo cristiano. A Suo avviso, la comune venerazione dei Santi ci permette di guardare al dialogo ecumenico con una luce di speranza?

— Io credo proprio di sì. Si stanno moltiplicando le iniziative ecumeniche, di amicizia, di rispetto e di buoni rapporti, di conoscenza reciproca. L'ecumenismo non procede soltanto per colpi di dichiarazioni teologiche ma molto spesso è qualcosa di più semplice e talvolta di più complicato. Si tratta di creare un clima di fiducia e di buoni rapporti a partire dalla base, non dai vertici o dai teologi. E di questo c'è necessità, c'è necessità di abbattere pregiudizi reciproci e c'è necessità di camminare insieme di testimoniare insieme il vangelo nell'aiuto ai più poveri, ai perseguitati e anche per difendere la vita, le radici cristiane del nostro continente e delle nostre società. In questo terreno comune ci sono tante iniziative da fare insieme e mi sembra che i segni si stiano moltiplicando.

— Pensa che il Vaticano e la chiesa ortodossa russa possono anche diventare anche gli alleati ideologici?

— Io non userei la parola "ideologia" perché il cristianesimo non è un'ideologia. Io credo che ci sia la possibilità di diventare sempre più amici, sempre più fratelli ma fratelli gli ortodossi e i cattolici si sono già perché condividono la stessa fede in Gesù Cristo morto di sorto, nei sacramenti e dunque c'è già qualcosa di molto più forte di un'ideologia o di un'idea che è la fede comune. Bisogna essere sempre più fedeli alle nostre radici cattolici e ortodossi per riscoprire questa grande fonte di dignità che innanzitutto è la liturgia e la fede comune. E questo è importante e fondamentale, più che qualsiasi alleanza.

— L'ultima volta che un Pontefice si è recato a Mosca, è stato nel 1988, per il millesimo anniversario della cristianizzazione della Rus' di Kiev. Secondo monsignor Paolo Pezzi, arcivescovo di Mosca e presidente della Conferenza episcopale della Federazione russa, dopo Cuba, oggi si possa dire che una visita del Papa in Russia non sia più un problema". Condivide questa posizione?

— Si, la condivido però so bene che queste cose richiedono molto tempo, richiedono non soltanto degli inviti fatti dai capi delle chiese ma richiedono che ci sia un clima positivo di accoglienza da parte della popolazione. Dunque bisogna crescere in un cammino comune di fraternità. Io non credo che il Papa di Roma abbia qualche fretta di divenire a piantare qualche piccola bandierina a Mosca o in Russia, ma piuttosto credo abbia la volontà di poter camminare insieme, di mostrare gesti di amicizia. Se dentro questa amicizia si creeranno le condizioni per un pellegrinaggio del Papa a Mosca, credo che sarà una cosa bellissima ma bisogna considerarla soltanto in questa ottica per cui sono d'accordo che le condizioni ci sono, sono sempre più vicine ma bisogna lasciare tempo al tempo. 

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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Tags:
Cristianesimo, religione, Vaticano, Italia, Ucraina, USA, Russia
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