10:45 16 Ottobre 2018
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Protesi del pene: la nuova tecnica che sconfigge la disfunzione erettile

© Fotolia / Santypan
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Tatiana Santi
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La disfunzione erettile, fastidioso tabù e grave condizione della vita sessuale maschile, può essere risolta grazie alla protesi idraulica di ultima generazione e alla tecnica mini-invasiva, utilizzata in Europa da un italiano, l’urologo Antonini. Ecco la nuova tecnica, a firma italiana, che sconfigge la disfunzione erettile.

Un problema che si evita di affrontare, ma che affligge tantissimi uomini al mondo, è la disfunzione erettile e l'eiaculazione precoce. Le protesi peniene esistono dagli anni '70, ma recentemente è stata messa a punto una nuova tecnica mini-invasiva che permette di impiantare una protesi tricomponente in soli 20 minuti, diminuendo significativamente il dolore post-operazione e i rischi di infezione.

La tecnica mini-invasiva diffusa dal dottore Paul Perito di Miami viene adottata in Italia e in Europa da un solo urologo, il dottore Gabriele Antonini. A Cuba ha preso il via la creazione di un grande centro per la salute sessuale maschile, un progetto storico per la medicina cubana, dove il ruolo del Dottore Antonini è fondamentale e consiste nell'insegnamento della propria tecnica a titolo gratuito. Sputnik Italia ha raggiunto per un'intervista in merito Gabriele Antonini, urologo presso l'Università Sapienza di Roma.

Gabriele Antonini
© Foto : fornita da Gabriele Antonini
Gabriele Antonini

— Dottore Antonini, in quali casi è indicato l'impianto di protesi peniena?

— Io partirei dalla disfunzione erettile, che non è una malattia, ma una condizione, la quale affligge tantissimi uomini al mondo. Consideri che in Italia 3 milioni di persone sono affette da qualche forma di disfunzione erettile e si tratta solo di quelli dichiarati. Un po'per pudore i pazienti non parlano con il medico, non confessano di avere questo problema. È molto più difficile per l'uomo accettare di avere un problema di questo tipo rispetto ad una donna, che va subito dal ginecologo per una visita quando ha un problema. L'uomo, se non è in fin di vita, non va dai medici. Tanto più è difficile se si tratta del problema di eiaculazione precoce, che è molto diffusa. Almeno il 70% di tutti gli uomini ne soffre. L'uomo ha difficoltà a parlare.

Siccome la disfunzione erettile è correlata a tutta una serie di patologie vascolari, in modo particolare al diabete, potrebbe essere il campanello d'allarme di una malattia più importante che sta per manifestarsi. La disfunzione erettile va a colpire le piccole arterie del pene, ma nel tempo potrebbe ripercuotersi anche sulle grandi arterie.

Inoltre gli uomini oggi vengono operati alla prostata anche a 50 anni, questi pazienti dopo la chirurgia possono andare incontro a problemi di erezione. Un paziente che non può avere un'erezione è una persona che diventa depressa e non è più inserita nel tessuto sociale. Dal 1998 c'è stato un grosso cambiamento in questo senso.

— Cioè?

— Dal 1998 è apparso il viagra e tanti problemi sono stati risolti, però il viagra ha due limiti. Il primo è che molti pazienti soffrono per gli effetti collaterali, riferiscono mal di testa, mal di schiena. L'altro limite è che non tutti i pazienti rispondono a queste terapie, per esempio il 99% dei pazienti oncologici e i pazienti che soffrono di fuga venosa. La fuga venosa si manifesta quando il sangue arriva molto bene al livello dei corpi cavernosi, l'uomo va in erezione, ma dopo poco il pene va giù e il paziente perde l'erezione. In questo ultimo caso si può trattare anche di pazienti giovani di 30 e 40 anni.

Inoltre esiste la malattia di Peyronie, ci sono pazienti che hanno deformità del pene, ovvero sia il membro si curva in modo patologico e non permette al paziente di avere una normale penetrazione. Tutti questi pazienti sono candidati alla terapia chirurgica. Finché un paziente prende il viagra fa una terapia on demand, non cura il problema. Con la via chirurgica il problema viene risolto.

— Ci parli dell'impianto di protesi peniena con la tecnica mini-invasiva da lei utilizzata.

— La prima protesi al pene risale al 1972-1973, nel tempo c'è stata un'evoluzione dei materiali come succede in tutte le sfere. Oggi abbiamo una protesi che è fatta di tre componenti: due cilindri che vanno nei corpi cavernosi, una piccola pompetta di attivazione e un serbatoio di soluzione fisiologica che vanno impiantati all'interno dell'organismo. Fino a 7 anni fa l'intervento veniva effettuato facendo un accesso chirurgico sullo scroto e veniva inserito tutto il meccanismo.

Ora, grazie alla tecnica messa a punto dal professore Paul Perito di Miami, il mondo andrologico ha subito una rivoluzione drastica. Effettuando una piccola incisione di due centimetri sulla pancia all'altezza del pube viene inserito lo stesso impianto, però con dolore molto meno importante. Con la tecnica mini-invasiva l'attivazione del sistema è più rapida e i rischi di infezione sono ridotti quasi allo zero per cento, l'impianto viene installato in soli 20 minuti.

— È rientrato da Cuba, dove ha partecipato ad un importante progetto. Di che cosa si tratta?

— Con i colleghi cubani ci siamo incontrati negli ultimi 5 anni nei vari congressi internazionali. Occupandoci sempre di disfunzione erettile è nata quest'idea: siccome a Cuba fino a questo momento non esisteva la possibilità di impiantare le protesi idrauliche, siamo riusciti ad ottenere l'autorizzazione per registrare nel sistema medico cubano le protesi idrauliche e a cominciare un periodo di training. Ogni mese io sto andando a l'Havana dove mi fermo circa 10 giorni, ho un rapporto di collaborazione totalmente gratuito con i colleghi cubani. Io insegno la tecnica mini-invasiva che ho messo a punto gli ultimi 6 anni.

Come punto strategico crediamo che Cuba sia il centro del Latino America, è collocata fra gli Stati Uniti e l'America Latina, è facilmente raggiungibile. Inoltre qui vi è una grande tradizione medica, crediamo che in futuro possa essere il centro andrologico di riferimento dal punto di vista della salute sessuale maschile.

— In Italia la tecnica mini-invasiva viene adottata anche da altri dottori?

— No, in Italia, anzi io direi in Europa, sono l'unico che effettua l'impianto con la tecnica mini-invasiva e in modo così veloce. Tutti gli altri colleghi effettuano l'accesso peno-scrotale, una cosa che io facevo fino a 7 anni fa. È una tecnica che io ho abbandonato perché dal mio punto di vista è molto più invasiva rispetto al metodo che utilizzo io adesso.

— In generale questo tipo di operazione è conosciuto dai pazienti e dai dottori? Gli uomini con i disturbi di cui parlava vengono indirizzati da lei?

Valery Spiridonov
© Sputnik . Kirill Kallinikov

— Il limite di questo tipo di chirurgia è il passa parola. Se una donna ha fatto un intervento al seno, la prima cosa che fa è andare in spiaggia con il bikini e far vedere il seno nuovo. L'uomo che ha fatto un impianto di protesi ha pudore a parlare. Inoltre ci vuole tempo per spiegare ai pazienti di che cosa si tratta esattamente, molti medici non hanno il tempo di occuparsi di questo. I dottori oncologi non hanno tempo per spiegare quest'aspetto e per creare empatia che possa portare il paziente alla decisione di fare l'impianto. Io mi occupo invece solo di andrologia, parlo da mattina a sera dell'impianto, non opero più in oncologia. Se un uomo ha subito un'operazione al tumore della prostata e non può più avere attività sessuale è un problema grande, quindi comincia a documentarsi e trova informazioni in rete.

— Dottore, ha in mente di realizzare un progetto anche in Russia?

— Ho iniziato con un collega moldavo a Chisinau, già collaboriamo. Con la Russia mi piacerebbe moltissimo, ma credo che la Russia abbia già un canale diretto con Cuba. Già esiste per i russi la possibilità di arrivare a Cuba, è ovvio che per me personalmente Mosca è molto più comoda da raggiugere da Roma piuttosto che l'Havana.

Se ci fosse la possibilità collaborerei molto volentieri con la Russia. La mia idea, vorrei sottolinearlo, è quella di andare nei centri e preparare i medici, diffondere questo tipo di cultura e attività chirurgica. Se trovassi 5-6 medici russi disposti a venire a Roma e vedere o preparare il terreno in Russia e invitarmi per poi partire da soli per me sarebbe il massimo.

— Dottore, alla fin fine dopo l'impianto della protesi peniena, chi ringrazia di più, le mogli o i mariti?

— Secondo me ne trae beneficio la coppia. Per quanto riguarda l'uomo vedo proprio psicologicamente come cambiano gli sguardi: quando arrivano hanno lo sguardo depresso e poi vedo come riprendono la propria vita in mano. Non devono avere per forza cento rapporti al mese, ma l'importante è sapere che quando c'è l'occasione loro siano abili e abbiano la possibilità di farlo senza problemi. L'importante è vivere pienamente la propria sessualità, che è una parte fondamentale della vita. Di riflesso anche la donna ne trae beneficio, avere un marito sereno la fa stare bene.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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