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16:11 22 Ottobre 2019
Bandiere dell'Italia e dell'UE

Italia: pensioni nuovamente merce di scambio elettorale

© AP Photo / Gregorio Borgia
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Le elezioni per il rinnovo del Parlamento si stanno avvicinando e i politicanti del Belpaese affilano gli artigli della dialettica per accaparrarsi il maggior numero di elettori.

Poco importa se le loro proposte non abbiano alcuna copertura finanziaria: in questa sventurata Penisola chi la spara più grossa vince. E allora le norme che governano le pensioni degli italiani, dopo essere state sacrificate sull'altare dei parametri di Maastricht, tornano ad essere merce di scambio per raccattare consensi. L'ultima idea sul tema è nata da un'inaspettata convergenza di intenti da parte di due ex ministri del Lavoro, l'alfaniano ed ex berlusconiano Maurizio Sacconi e l'ex sindacalista Cesare Damiano. Una strana coppia unitasi nell'appello bipartisan affinché si firmi una proposta che blocchi l'adeguamento dell'età pensionabile all'aspettativa di vita, regola per la quale chi oggi ha quarant'anni andrà in pensione quando ne avrà settanta. È una delle tante norme alla base della riforma Fornero che hanno permesso di ridurre la pressione dell'Europa sui nostri conti pubblici, ottenendo a più riprese maggiore flessibilità nel rispetto dei limiti imposti dai Trattati.

Sia ben chiaro, la proposta di abolire il paletto messo da Elsa Fornero non è sbagliata nella sostanza. In altri Stati UE l'età pensionabile è ben più bassa che in Italia: in Austria è di 65 anni per gli uomini e 60 per le donne; in Belgio e Danimarca è 65 anni per tutti; nel Regno Unito 65 anni (ma a partire da novembre 2018); in Germania si arriverà a 67 anni solo nel 2029. Il problema sta nei proponenti: Sacconi, quando era ministro, utilizzò proprio la leva dell'età pensionabile per sostenere la sua riforma del lavoro, mentre Damiano milita nel partito che volle fortemente la riforma Fornero e che anzi continua a portarla come esempio appena varca i confini nazionali, salvo poi rinnegarla in patria tramite una delle sue più autorevoli voci in materia. Tale incoerenza — tipica del mondo politico italiano — rivela tutta la scarsa credibilità della classe dirigente. Una volta rimossa quella regola che funge da clausola di salvaguardia per far reggere i conti dell'Inps, rischierebbe di venir meno la fiducia dell'Europa, valsa all'Italia qualche beneficio nel corso degli ultimi anni. Qualcuno dirà che si può sempre uscire dall'UE, ma i due politici che propongono questa misura sono tutto fuorché euroscettici… Ecco allora smascherato il bluff di una correzione che se va bene potrà solo rallentare per un anno (giusto il periodo elettorale!) un processo che pare difficile da rimettere in discussione, quello dell'aumento dell'età pensionabile.

Tito Boeri, presidente Inps, ha avvertito che gli assegni pensionistici potrebbero dover essere modificati al ribasso: Questo stop all'aumento progressivo dell'età pensionabile non è neanche nell'interesse dei lavoratori più deboli. Se possono andare in pensione prima, sappiamo che saranno i datori di lavoro stessi a spingerli a ritirarsi prima, e a quel punto uscirebbero con delle pensioni più basse, perché con il sistema contributivo più si lavora, più i trattamenti aumentano.

La ragioneria di Stato fornisce dei conti a sostegno, arrivando a prevedere una riduzione del 12,8% dell'assegno. Magari è meglio raggiungerla prima che mai, però se l'assegno non sarà adeguato al costo della vita ci metteremo a protestare per un trattamento pensionistico ben lontano dalle attese iniziali. Insomma, meglio un uovo oggi o una gallina domani?

Intanto, l'ex ministro Fornero attacca i due ministri sulla loro proposta, coerentemente al suo stile di donna priva di filtri: Se la politica si riduce a ragionare sul breve termine, il gioco è tra chi le spara più grosse. Ma dura fino a quando non arriva una nuova crisi finanziaria. A quel punto i politici si ritirano per chiamare i tecnici a fare le riforme, sui poi torneranno a sputare. In Europa e nel resto del mondo si vantano di questa riforma, ma poi tornano in Italia e sparano a zero. Una doppiezza che è espressione di vigliaccheria. Naturalmente non tutti i politici sono così, c'è chi riconosce i risultati di una riforma che comunque poteva essere fatta meglio, ma le persone oneste intellettualmente sono sommerse dal vociare di quelli che onesti non sono.

Il durissimo affondo arriva da uno dei politici, pardon "tecnici", meno amati della storia: perciò difficilmente le sue parole riscuoteranno consensi, ma quella riforma lacrime-e-sangue non è stata capace di toccare i veri privilegiati, quelli delle pensioni d'oro e delle baby pensioni, veri artefici del collasso dei conti pensionistici. Passano i governi, cambiano i colori, ma quelle prebende restano intatte: nessuno si vuole bruciare il portafoglio elettorale… Meglio quindi lanciare una proposta ferragostana per acchiappare qualche voto, consapevoli che dopo aver arraffato i consensi, l'Europa richiamerà all'ordine e si risponderà signorsì: e poi tutto tornerà come prima.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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pensioni, pensione, UE, Italia
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